Gismondo: “Super Green Pass è ipocrisia”/ “Fanatismo vaccini, più contagi per freddo”

- Niccolò Magnani

Per la virologa Gismondo il Super Green pass è una ipocrisia: “troppo fanatismo sui vaccini. Più contagi per la stagione fredda, lo si sapeva”

Cabina di regia Covid
Cabina di regia anti-Covid: Brusaferro, Franco e Draghi (LaPresse, 2021)

«Super Green Pass? Pura ipocrisia. Non c’è un vero allarme»: usa come sempre pochi giri di parole la virologa Maria Rita Gismondo, Docente all’Università degli Studi di Milano oltre che direttrice del laboratorio di microbiologia clinica e virologia dell’ospedale Sacco.

Intervistata da “La Verità” l’esperta contraddice la “visione allarmista” che va per la maggiore anche all’interno della scienza stessa, dalla variante Omicron al tema vaccini tout court: «c’è ipocrisia nell’affrontare l’emergenza», riflette ancora Gismondo spiegandone il motivo, «Perché sapevamo perfettamente che con l’inverno ci sarebbe stato un peggioramento, visto che ormai conosciamo – non dico del tutto, ma abbastanza bene – il virus e sappiamo che come altri di tipo respiratorio ha il suo acme nelle stagioni fredde. Che ci potesse essere un incremento dei contagi ed eventualmente di casi severi era risaputo, non c’è bisogno di far finta di cadere dal pero». Dichiarare ad esempio lo stato di emergenza per la situazione attuale, attacca la virologa, non ha senso come invece lo aveva negli scorsi mesi: «Non c’è un’improvvisa sciagura. Quello di cui abbiamo bisogno sono sì i vaccini, ma anche terapie e misure di contenimento adeguate alla circolazione del virus, per evitare l’intasamento degli ospedali». Prolungare l’emergenza ancora significherebbe dare anche un messaggio di «dramma profondo, di tunnel senza uscita», lamenta la virologa spesso in passato attaccata per le sue tesi non “allarmiste”.

“VACCINO AI BIMBI? MANCANO I DATI”. PARLA GISMONDO

«La mia sensazione è che l’emergenza piaccia ad alcuni nostri politici, peccato che procuri danni inestimabili ad anziani ancora terrorizzati chiusi in casa», attacca ancora Gismondo dalle colonne de “La Verità”. Anche sul tema dei vaccini occorre fare ordine e non rimanere fermi su quanto spiegato dalla “vulgata” di esperti: per la virologa del Sacco, «Siamo vittime di una falsa informazione che ha eretto i vaccini su una torre eburnea, inattaccabile, facendo credere alle persone di essere al sicuro. E questo ha creato un peggioramento della situazione. Che, comunque, è migliore rispetto a molti paesi in Europa». Vaccinarsi è meglio, fare la terza dose serve, ma non bisogna pensare che i vaccini siano “infallibili”: l’aumento dei contagi non è dipeso dai no vax, ribadisce la stessa Maria Rita Gismondo andando controcorrente anche in questo caso, e il “Super Green Pass” resta una mossa addirittura “ipocrita”, «Invece che aggiungere un “super” non si poteva chiamarlo documento di vaccinazione? Dire cioè, senza altre ipocrisie, che la vaccinazione è diventata di fatto obbligatoria. Non sono contraria a priori all’obbligo vaccinale per alcune fasce d’età e i fragili, ma ritengo sia più che mai necessario chiamare le cose per come sono, senza raggiri di parole, misure stringenti. Occorre essere lineari e finalmente coerenti». Chiosa finale sul vaccino ai bambini tra i 5 e gli 11 anni, in arrivo (entro il 23 dicembre dovrebbero partire le prenotazioni, qui il focus): «Non ho la pretesa di dire una verità assoluta, consiglio semplicemente la lettura del documento del direttore dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani, il professor Francesco Vaia. Con un’intera commissione di esimi specialisti ha messo nero su bianco che non c’è ragione che conforti la scelta di vaccinare i bambini, perché non ci sono dati sufficienti, se non provenienti da pubblicazioni su un numero di casi irrisori, e perché non c’è un motivo legato al rischio-beneficio. Sto parlando dei bambini sani, ovviamente». Per la virologa Gismondo parlare di vaccinazioni ai bimbi così da proteggere gli adulti è «ridicolo», in quanto «Siano gli adulti a vaccinarsi per stare con figli e nipoti, invece di richiedere un sacrificio assurdo ai più piccoli».



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