Glicine Noemi/ Testo: significato canzone e analisi (Sanremo 2021)

- Silvana Palazzo

“Glicine”, testo canzone Noemi, significato e analisi del brano che l’artista porta al Festival di Sanremo 2021. Il racconto di un amore tra momenti di dolore e bei ricordi

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Noemi, Sanremo 2018 (Foto: LaPresse)

Noemi torna sul palco dell’Ariston e si presenta in gara al Festival di Sanremo 2021 con la canzone “Glicine”. Il brano è scritto dalla giovane e talentuosa cantautrice Ginevra Lubrano insieme a Francesco Fugazza, Trattoli e Dario Faini, che ha curato anche la produzione del brano col team Dorado Inc. e i Muut. Dall’analisi del testo traspare il viaggio tra le emozioni che ha compiuto l’artista, un viaggio tutt’altro che facile. La canzone parla sì d’amore, ma evidenziandone i toni più contrastanti, i momenti di dolore (“Mi dici che non funziona più”) e i bei ricordi (“Dietro di noi vedo giorni spesi su treni infiniti”), facendo riemergere quel senso di smarrimento che ci si ritrova a provare (“Vedi che son qui che tremo”) e ricordando il potere di un abbraccio che può anche risolvere i problemi (“Sembra ieri che la sera ci stringeva quando tu stringevi me”).

Un significato quello della canzone di Noemi che sembra avere un riferimento tutt’altro che casuale, in un momento in cui il contatto fisico è limitato a causa della pandemia Covid o forse è un collegamento non voluto ma inevitabile.

“GLICINE”, NOEMI: SIGNIFICATO E ANALISI TESTO CANZONE

Nella canzone “Glicine” che Noemi porta al Festival di Sanremo 2021 c’è una primavera che manca da un po’, come quella serenità ormai persa (“Non sento da un po’ i brividi sulla mia pelle, il tuo nome fra le stelle”) che però può essere recuperata anche solo col calore di un abbracciare. La mancanza non riguarda solo il partner, ma quella vita che avevano costruito e condiviso in un modo per il quale non c’era motivo di provare paura. Ora invece c’è lo smarrimento di una donna innamorata che teme di aver dato tutto per scontato e che non riesce a fingere di non provare quel malessere che la travolge (“Dentro ti amo e fuori tremo come glicine di notte”). Dall’analisi del testo e l’interpretazione del suo significato riemerge la malinconia di una donna che vede nel suo passato “giorni spesi su treni infiniti” e che quindi sente la mancanza di un passato recente ma che sembra “lontano come Marte”. C’è però la curiosità di conoscere la reazione del partner all’arrivo e la consapevolezza di poter volgere lo sguardo solo avanti, non indietro, perché non si può tornare più bambini, a quel periodo in cui si era salvi “da ogni male”.



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