GREEN PASS & LAVORO/ Il dubbio sulla “sostenibilità” per piccole e micro imprese

- Giancamillo Palmerini

Il green pass metterà alla prova anche le imprese e il mondo del lavoro. Un ruolo chiave sarà quello svolto dal Covid manager

Green Pass Covid
Ursula Von der Leyen presenta il Green Pass Covid (LaPresse, 2021)

Da venerdì per tutte le persone che hanno più di 12 anni d’età o che non sono affetti da patologie esoneranti su idonea e specifica certificazione medica sarà necessario per vivere, e lavorare, “normalmente” dotarsi del “green pass”. Questo certificato sarà, infatti, necessario per accedere a servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso. In zona bianca, nello specifico, si dovrà presentare il green pass se si vorrà andare al ristorante al chiuso e negli altri locali come bar, pub, pasticcerie e gelaterie e sedersi al tavolo. Non sarà, tuttavia, necessario per chi sta all’aperto e per le consumazioni al bancone.

Dovremmo poi essere in possesso del green Pass se vorremmo andare a spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi, musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre, piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, sagre e fiere, convegni e congressi, centri termali, parchi tematici e di divertimento, centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso (con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, i centri estivi e le relative attività di ristorazione), le strutture sanitarie e Rsa, le attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò a partecipare a concorsi pubblici.

Tecnicamente la verifica delle certificazioni verdi Covid-19 è effettuata mediante la lettura del QR-code, utilizzando esclusivamente l’applicazione “VerificaC19”, che consentirà di controllare l’autenticità, la validità e l’integrità della certificazione e di conoscere le generalità dell’intestatario, senza rendere, allo stesso tempo, visibili le informazioni che ne hanno determinato l’emissione. L’intestatario del pass dovrà, inoltre, presentare idoneo documento di identità, su richiesta del soggetto addetto alla verifica.

I titolari e i gestori delle diverse attività saranno, quindi, tenuti a verificare che l’accesso avvenga con green pass. In caso di violazione la sanzione va da 400 a 1.000 euro a carico sia dell’esercente che dell’utente. In caso di recidiva, nel numero di tre infrazioni avvenute in tre giornate differenti, la sanzione potrebbe essere accompagnata dalla chiusura dell’esercizio per un periodo da 1 a 10 giorni.

In questo complesso quadro la Fondazione dei Consulenti del lavoro ha redatto una prima guida “operativa” per le aziende chiamate a gestire, dai prossimi giorni, questa nuova incombenza burocratica. Un ruolo importante sarà affidato al “Covid manager”, ossia quella figura posta al controllo delle norme Covid-19 in ambiente di lavoro.

Negli scorsi mesi si era già parlato di questa figura in relazione alla ripresa delle cerimonie, ma parliamo, tuttavia, di una figura professionale relativamente nuova sebbene già presente in alcuni settori, fra cui le scuole e le residenze sociosanitarie assistenziali, come referente “ad hoc” per verificare il rispetto di documenti, autorizzazioni e normative riguardo il Coronavirus.

Se queste misure sono, ovviamente, necessarie per poter garantire la non chiusura delle attività e, ci si auspica, per agevolare e velocizzare il ritorno alla “normalità” per cittadini, lavoratori e imprese, già nei prossimi giorni si vedrà se queste siano “sostenibili” per il nostro tessuto produttivo caratterizzato, come noto, da molte attività piccole e piccolissime, si pensi al commercio diffuso, e debole per quanto attiene le sempre più necessarie, a partire appunto dai controlli “anti-Covid”, competenze digitali.

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