GRETA & CO./ Far compagnia al desiderio dei nostri figli vale più della rabbia di una piccola saccente

- Federico Pichetto

C’era una volta Greta, la bambina svedese che scioperava per il clima. Di quella “Rivoluzione” restano solo arroganza, cinismo e disincanto

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Greta Thunberg a Milano (LaPresse)

C’era una volta Greta, la bambina svedese che il venerdì non andava a scuola e scioperava per una notizia che proprio a scuola aveva appreso: l’intervento umano sul pianeta avrebbe molto velocemente condannato l’ecosistema ad un cambiamento climatico irreversibile, dalle conseguenze imprevedibili. Migliaia di ragazzi in tutto il mondo si erano così progressivamente uniti a Greta nel chiedere che l’ambiente entrasse davvero nell’agenda economica e politica degli Stati, testimoniando ancora una volta quel desiderio di giustizia, di bene e di pace che modella il cuore e l’animo umano.

Nacquero i “Fridays for future”, un fenomeno planetario che teneva insieme l’ingenuità di una generazione e la cinicità di un’altra, fatta da facinorosi che speravano di “spremere” presto il movimento per fini esclusivamente di lucro. Poi venne il Covid, Greta assunse sempre di più il ruolo di profetessa prezzolata, attorno a lei comparvero Vanessa, Martina, Ivan, testimonial sempre più in linea col politicamente corretto di un messaggio diventato manipolabile e sempre meno possibilità di un incontro, di una scoperta.

Il tutto fino a questi giorni, fino alla Milano che ha ospitato non solo il summit sul clima, in cui i governi apertamente hanno mostrato idee e strategie per stare dinnanzi al problema ambientale, ma che ha ospitato una sorta di pre-summit dei giovani che non ha scaldato i cuori di nessuno, lasciando a casa tutte quelle migliaia di ragazze e ragazzi che al grande tema della Rivoluzione avevano creduto. Greta e gli altri sono arrivati al nulla, a quel cinico disincanto verso il mondo che giudica l’altro moralmente inferiore e deprecabile, imprigionando il Rivoluzionario Green in un futuro elitario che non arriva mai, sempre più carico di risentimento e di pretese.

Ma non sono le lezioni saccenti di una donna, che si arroga il diritto di parlare a nome di tutti, che cambieranno la storia, non sono i proclami, l’aria di sufficienza verso tutto e tutti, a mettere in moto quel dinamismo positivo che indicano documenti profetici come la Laudato si’ di Papa Francesco. Greta ci porta direttamente nella rabbia, nella delusione e nella rivendicazione che è esattamente l’humus di tutto ciò che si esaurisce o si radicalizza.

Far compagnia al desiderio dei nostri figli diventa ancora più impegnativo. Occorre non solo tenere desta in loro la domanda di un cambiamento, ma saper mostrare e indicare – col quotidiano bene di cui siamo capaci – che l’inizio di quel cambiamento c’è e non dipende da noi, ma da un Altro che fa e non delude. È tutta qui la sfida con Greta: la star applaudita per restare nella sua solitudine contro l’evidenza quotidiana di una compagnia che non ti molla, non ti delude. Ma inizia davvero a riempire di novità il tempo. Tutta la storia.

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