GUERRA IN UCRAINA/ “Chi travisa fatti e opinioni impari dall’Est Europa anni 90”

- Alberto Leoni

L'autore risponde alle osservazioni di Dario Chiesa a proposito dell’articolo che è stato pubblicato il 29 febbraio. La replica

guerra ucraina leopoli 1 ansa1280 640x300 Attacco di droni russi su Leopoli, Ucraina (Ansa)

Caro direttore,
vedo soltanto adesso il commento di Dario Chiesa al mio articolo del 29 febbraio. E mi ha colpito il titolo, suggerendo un apparentamento che ritengo sconcertante: “Quei Putin di segno opposto che ci vogliono sull’orlo del burrone”. Chi sarebbero questi “Putin”? Il sottoscritto? L’ammiraglio Cavo Dragone? Se è così, è per me un onore immeritato essere in così altolocata compagnia.

Noto che è già la seconda volta che il dottor Chiesa fraintende deliberatamente le mie posizioni ignorando le mie precisazioni. Già in precedenza avevo fatto notare come il pericolo di una guerra generalizzata mi spaventi profondamente, avendo come unico antidoto alla paura il desiderio di approfondire e capire cosa abbiamo di fronte. Tuttavia la paura non può dettarci cosa dobbiamo fare. Anche negli anni Settanta e Ottanta i maîtres à penser ci dicevano “meglio rossi che morti” ma, grazie al Cielo, milioni di uomini e donne hanno pensato e agito diversamente.

Il dottor Chiesa, in sintesi, afferma che chi vuole resistere alla prepotenza sanguinaria del regime putiniano porta il mondo sulla soglia dell’abisso, cadendo poi in una strana polarizzazione. In un passo che merita di essere riportato per intero afferma che “i nemici per la mia mente e il mio cuore non li vedo tanto in Putin quanto nei ‘valori’ che stanno avvelenando la nostra società e che considerano i caratteri cristiani al suo fondamento come un retaggio da sradicare. E che vengono da Oltre Atlantico, vedasi il diritto all’aborto. Sono cosciente che con questa affermazione rischio di essere accomunato al putiniano Kirill, ma non credo che la scristianizzazione della nostra società sia da approvare solo per essere contro Kirill e Putin”.

Posto che non mi permetterei mai di accomunare chicchessia al famigerato patriarca, il dottor Chiesa mi attribuisce approvazione per la scristianizzazione della società purché questa sia contro Putin. Il che, riferito a un figlio della Chiesa, conservatore e retrogrado qual io sono, appare doppiamente insultante e su questo attendo le pubbliche scuse dell’autore di questa “boutade”. Del resto il meccanismo dell’apparentamento (A è contro B, C è contro B quindi C è uguale ad A) è un vecchio trucco che riesce sempre a stupirmi nella sua rozzezza. Di contro devo constatare che, poiché Putin è contro l’aborto e contro l’ideologia gender, gli si possa perdonare di aver creato una dittatura ancor più feroce di quella sovietica degli anni Ottanta. E mi stupisce che i dati riportati nell’articolo riguardanti 116.000 russi arrestati perché contro la guerra non vengano minimamente presi in considerazione.

Vedo che il dottor Chiesa ha lavorato con CSEO, che pubblicava gli scritti clandestini di Vaclav Havel e di Lech Walesa: quegli stessi Havel e Walesa che, nel 1993 chiesero con urgenza al presidente Clinton di far entrare nella NATO Polonia e Repubblica Ceca. Il peccato originale dell’Occidente dal 1990 in poi è stato proprio quello di aver dimenticato quell’umanesimo slavo che aveva conseguito la più grande vittoria incruenta della storia. Ma questo sembra che anche il dottor Chiesa lo abbia dimenticato.

Segue la replica di Dario Chiesa (ndr)

Caro direttore,
ho letto con dispiacere la lettera del dottor Leoni. Con dispiacere, perché ha preso una critica a posizioni geopolitiche per una sorta di offesa personale.

Per quanto riguarda il titolo, penso che il dottor Leoni sappia che i titoli non li scrive l’autore e su questo, quindi, non intervengo. Reagisco invece all’accusa del dottor Leoni di “fraintendere deliberatamente” le sue posizioni, un’accusa che ritengo grave e ingiustificata. Mi pare che il dottor Leoni consideri ogni mia osservazione diretta a lui personalmente e non un giudizio, criticabile quanto si vuole, sulla situazione oggettiva di cui si sta discutendo. Non capisco, perciò, come il mio confronto tra le minacce a livello culturale che ci arrivano dal regime moscovita da un lato e quelle che ci arrivano da Oltre Atlantico, nostro amico, possa trasformarsi in un’accusa alla sua persona. Mi spiace, ma non mi sono mai sognato, e neppure credo sia leggibile nella mia lettera, di accusare il dottor Leoni di approvare “la scristianizzazione della società purché questa sia contro Putin”. Perciò non credo proprio di dover alcuna scusa.

Potrei a mia volta chiedere conto al dottor Leoni del fatto che mi attribuisce un’assoluzione ai misfatti di Putin solo perché è contro l’aborto: credevo fosse chiaro che il punto non era assolvere Putin, ma accusare quella parte dell’Occidente, purtroppo dominante, che è responsabile della scristianizzazione di questa nostra Europa allo sbando, principalmente per questa ragione.

Vorrei poi dire al dottor Leoni che non ho dimenticato nulla dell’esperienza fatta nello CSEO, un’esperienza fondamentale per la mia vita, prima e al di sopra di ogni giudizio politico o intellettuale. E non mi sembra corretto coinvolgere il ricordo di persone come Havel e Walesa in una discussione che dovrebbe riguardare solo una valutazione dei rischi che l’attuale situazione pone per il mondo tutto. Confrontando opinioni legittimamente diverse, senza buttare tutto inutilmente sul piano personale.

In conclusione, per quanto mi riguarda, prendo atto delle differenze di giudizio e, forse, anche di linguaggio tra me e il dottor Leoni e ogni ulteriore polemica non avrà da parte mia alcuna risposta. Sempre disposto a un confronto di opinioni su fatti concreti.

Cordiali saluti al dottor Leoni e a te, direttore.

Dario Chiesa

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