RUSSIA/ “Ecco come viene prodotta la falsa idea che Mosca stia vincendo”

- Alberto Leoni

La disinformazione russa disorienta l’opinione pubblica occidentale e mira a influire sulle tornate elettorali europee. Le parole del capo di stato maggiore italiano

russia guerra veterani afghanistan 1 ansa1280 640x300 Mosca. Veterani della guerra in Afghanistan a 25 anni dalla fine del conflitto (Ansa)

Le notizie provenienti da Russia e Ucraina, nella loro drammaticità, risultano inquinate da una propaganda russa alla quale non si dà mai sufficiente importanza. Noi tutti continuiamo a essere sugli spalti dello stadio mondiale, non ci rendiamo conto di essere già in guerra e che le nostre menti sono già da tempo il campo di battaglia della sofisticata guerra ibrida putiniana.

Poche le voci serie su questo nostro carnevalesco Titanic. Una, assai autorevole è quella del capo di stato maggiore della Difesa, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, che il 20 febbraio si è così espresso: “Stiamo assistendo proprio in questi giorni all’intensificarsi di una strategia di disinformazione russa che vede impegnato in prima fila lo stesso Putin con l’obiettivo di disorientare le nostre opinioni pubbliche attraverso la diffusione di una narrativa fallace i cui cardini sono principalmente tre: l’immagine di una Russia desiderosa di pace, il quadro di una guerra ormai inutile e il cui esito a vantaggio di Mosca non è più in discussione e la percezione di un Occidente ormai stanco di sostenere un conflitto di attrito costoso e senza speranze di successo”.

“L’obiettivo di Mosca – ha aggiunto – è di approfittare delle prossime consultazioni elettorali che interesseranno anche altri paesi atlantici dell’Occidente. Ben diversa però è la realtà dei fatti. La Russia si trova impegnata in un conflitto di attrito a lunga durata, accusando ingenti perdite di uomini e di mezzi. Nessun obiettivo primario di Mosca può dirsi raggiunto. Il supporto dell’economia allo sforzo bellico non sarà sostenibile a lungo alla luce di sanzioni sempre più stringenti e di un impegno finanziario per la difesa nazionale salito a circa il 6,2% del Pil, che è pari a un terzo dell’intera spesa pubblica”. Parole che non sono state valutate come meritavano perché, in fondo, Cavo Dragone non è un giornalista e nemmeno un geo-politologo, essendo solo il responsabile della Difesa italiana! Quel che si chiede al lettore è di considerare quanto avvenuto in questo mese di febbraio con questo filtro. E va premesso che uno studio approfondito solo su queste ultime settimane porterebbe via molto spazio e che si dovrà essere molto sintetici.

2 febbraio – In un discorso tenuto a Tula, Vladimir Putin ha auspicato una vasta mobilitazione sociale ed economica, simile a quella che portò l’Unione Sovietica alla vittoria contro il nazismo. La parola d’ordine è “Tutto per la vittoria!”. L’intento evidente è quello di preparare l’opinione pubblica russa ad una ulteriore mobilitazione che, con ogni probabilità, non risulterà gradita. Nel contempo i bloggers russi che cercano di ricostruire la situazione militare sul fronte ucraino, criticando la condotta dei generali, vengono a loro volta censurati dal Cremlino e criticati dal presentatore Vladimir Solovyov per aver amplificato le perdite russe.

5 febbraio – Boris Nadezhdin, l’unico candidato contro la guerra alle presidenziali russe, è stato escluso dalle elezioni per aver raccolto firme non valide.

7 febbraio – Il consiglio della Federazione Russa ha approvato una legge che permette al governo di confiscare le proprietà di chi diffonda false notizie sull’andamento dell’operazione militare speciale. La falsità è data dalla difformità della notizia rispetto alla narrazione governativa. Nel frattempo, Dmitrij Medvedev evoca l’apocalisse nucleare sulle città europee qualora vi sia un conflitto diretto con la Russia. Per quanto possa apparire disturbante, Medvedev va umanamente capito e dobbiamo chiederci cosa faremmo al posto suo. Nel 2011 aveva obbligato Lavrov a non mettere il veto sulla risoluzione ONU che prevedeva l’intervento armato in Libia e si era apertamente opposto a Putin che aveva disapprovato tale iniziativa. Dopo di che Putin e Medvedev ebbero un colloquio a quattr’occhi e il liberale Dmitrij è diventato un guerrafondaio h 24.

8 febbraio – Nell’intervista concessa al giornalista Tucker Carlson, Putin ha riaffermato la propria volontà di smilitarizzare e “denazificare” l’Ucraina. Putin si conferma come un ottimo gestore della propria narrazione e smentisce, tra l’altro, tutti coloro che in Italia si ostinano a credere in una trattativa o in una pace di compromesso senza considerare con chi questa trattativa andrebbe conclusa.

13 febbraio – Il ministero degli Interni russo ha posto decine di funzionari e uomini politici europei sulla lista nera.

14 febbraio – “Sono nemici del popolo, meno male che ora abbiamo le loro liste”. Così l’anchorman Vladimir Solovyov ha definito la lista dei 100mila russi che avevano firmato a favore della candidatura del politico pacifista Boris Nadezhdin. 100mila coraggiosi cittadini che hanno esercitato un diritto per essere poi definiti “nemici del popolo” come ai tempi di Stalin. E se qualche lettore potrà pensare che, in fondo, se la sono voluta loro e che hanno corso un rischio inutile, che sia almeno conscio che non merita la libertà di cui gode.

I libri della scrittrice Liudmila Ulitskaja (ricorda Anna Zafesova in un bellissimo articolo sulla Stampa del 14 febbraio) sono stati ritirati dalle biblioteche e dalle librerie e sono andati al macero. La casa editrice le ha sospeso il pagamento dei diritti d’autore. La colpa? Essere contro la guerra. E per quegli intellettuali che si sono rifugiati all’estero la sorte è anche peggiore. Il deputato Andrey Lugovoy, principale indiziato nell’assassinio di Aleksandr Litvinenko, avvelenato con il polonio a Londra nel 2006, ha auspicato che gli esuli tornino in patria a capo chino oppure restino all’estero “a morire come cani”. Musicisti, artisti dissidenti sono sulla lista nera e ora devono stare attenti alla propria vita perché i killer del governo possono raggiungere chiunque e dovunque. È stato il destino di Maksim Kuzminov, che aveva disertato col proprio elicottero ed è stato ritrovato crivellato di colpi in Spagna.

15 febbraio – I servizi segreti estoni hanno dichiarato che è stato ricostituito il Distretto militare di Leningrado. Anche se le formazioni appartenenti a questo distretto sono impegnate in Ucraina è un primo passo per rafforzare la presenza russa ai confini con Finlandia e Stati baltici.

17 febbraio – La morte di Navalny ha portato centinaia di persone a manifestare il proprio cordoglio. 350 cittadini russi sono stati arrestati per questo motivo in 30 città diverse, 230 solo il 17 febbraio. Da notare come, subito dopo, Putin, cambiando narrativa, abbia dichiarato che ha sempre l’Italia nel cuore e che sarebbe il momento di trattare. Putin sa bene che l’opinione pubblica occidentale non vede l’ora che tutto questo finisca e si muove di conseguenza. Il Washington Post ha pubblicato un’indagine in cui viene descritta la macchina della propaganda russa in Ucraina e in Europa. Solo in Ucraina i troll russi hanno prodotto 1.300 testi e 37mila commenti ogni settimana a partire da gennaio 2023. Per l’Italia basti citare il caso della trascrizione dell’ audio della madre di Navalny che delegittima moralmente la propria nuora. Si tratta di un falso, generato dall’AI e che ha avuto una larga diffusione in Italia prima di essere smascherato. Ma ormai il danno era fatto. Come dice l’antico adagio, “Calunniate, qualcosa resterà” .

21 febbraio – Il blogger russo Andrej Morozov, combattente in una formazione del Luhansk, si è suicidato dopo essersi rifiutato di cancellare i suoi rapporti sulle spaventose perdite subite dai russi ad Avdiivka. Morozov aveva dichiarato di aver ricevuto tali ordini da un colonnello dopo aver pubblicato la cifra di 16mila suoi commilitoni morti in combattimento per la sola presa di Avdiivka. Tale colonnello aveva minacciato di tagliare i rifornimenti all’unità di Morozov. Tutto questo mentre, non più tardi di novembre scorso, l’ambasciatore Sergio Romano definiva la guerra in Ucraina come “un conflitto a bassa intensità”.

22 febbraio – La rivista di opposizione Proekt ha quantificato i cittadini russi sottoposti a procedimenti criminali o amministrativi a partire dal 2018. Si parla di 116mila persone. 11.442 processati penalmente, 105mila con sanzioni amministrative.

24 febbraio – Dmitrij Medvedev è ormai una certezza. Ogni volta che parla minaccia sfracelli mentre il suo capo parla di trattative. In questa data ha dichiarato che i russi prima o poi arriveranno a Kyiv e a Odessa. Si prospetta la dichiarazione della Transnistria di voler far parte della Federazione Russa per il 28 febbraio. Ciò comporterà l’apertura di un nuovo fronte di guerra a diretto contatto con la Moldavia e l’Ucraina. Quanto ai piani per rieducare gli ucraini nelle zone occupate, la ricetta è quella di sempre. “Devono essere mandati in Siberia per una rieducazione in campi di lavoro forzato”.

Ma tutto questo non appare sui nostri giornali affinché i nostri opinionisti possano continuare a ipotizzare, sia pure ragionevolmente, trattative improbabili che, secondo il citato ammiraglio Cavo Dragone, finiscono per essere strumentali alla propaganda del Cremlino. Forse Putin ha già vinto in quelli che ancora definiamo le nostre menti e i nostri cuori.

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