Facebook denuncia aziende Cina/ Vendita account falsi per campagne di disinformazione

Facebook denuncia quattro compagnie in Cina: la società di Mark Zuckerberg passa alle vie legali contro la vendita di pacchetti di account falsi per attuare “campagne di disinformazione”

06.03.2019 - Raffaele Graziano Flore
Facebook, Mark Zuckerberg
Facebook, Mark Zuckerberg (Twitter, 2018)

Facebook denuncia quattro aziende cinesi con l’accusa di aver venduto degli account falsi per mettere in atto delle campagne di disinformazione oltre ad altre attività illecite. Il social network di Mark Zuckerberg decide di passare alle vie legali e, attraverso una nota diffusa nelle ultime ore, ha fatto sapere di avere depositato le suddette denunce presso il Tribunale Federale di San Francisco (California) lo scorso venerdì: stando a quanto si apprende, nella causa sono coinvolte quattro compagnie del Paese orientale a cui è stata chiesa una ingiunzione e anche il pagamento dei danni che ammontano a circa 100mla dollari; ad essere coinvolta comunque non è solo la piattaforma di Facebook ma pure Instagram (comprata nel 2012 proprio da Zuckerberg) oltre a Google ed Amazon.

DENUNCIATE QUATTRO COMPAGNIE CINESI

Secondo l’accusa le quattro aziende cinesi si sarebbero rese responsabili dal 2017 ad oggi della vendita di e della pubblicizzazione di ingenti “pacchetti” di account fasulli, fingendosi partner “strategici” di Facebook attraverso sei portali web i cui domini avevano dei nomi che richiamavano al noto social network, come ad esempio “MyFacebook” e simili. Non solo: le compagnie denunciate offrivano pure servizi agli utenti per aiutarli ad aumentare l’audience delle proprie pagine con più like e commenti. Anche per questo motivo tra le contestazioni a loro carico c’è anche quella di violazione dei Termini di Servizio della piattaforma e anche di violazione dello stesso noto marchio. Nella nota diffusa si evidenzia come gli account falsi contestati “erano usati per campagne di spam e disinformazione, truffe e frodi atte a generare profitto” e come ha ricordato l’ex magistrato Paul Grewal, che ora riveste la carica di vicepresidente di Facebook, “stiamo dedicando per questo motivo risorse significative per identificare e fermare in tempo questi comportamenti”.



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