HIPSTER, QUAL È L’ORIGINE DEL TERMINE?/ Tra amore per il jazz e gli USA degli Anni 40

- Fabio Belli

Hipster, qual è il significato del termine? Vocabolo nato negli Stati Uniti, la risposta alla domanda nella nuova puntata di Chi vuol essere milionario?

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Giovane, carino, anticonformista e magari pure alla moda. Sono queste alcune delle cose che vengono in mente oggi quando si sente la parola “hipster” e tutta la sottocultura legata a questo termine. Una sorta di moderno bohémien con un preciso orientamento anche dal punto di vista delle convinzioni progressiste e che tuttavia è difficile racchiudere in una semplice definizione: anche per questo la domanda a cui ha dovuto rispondere la pur brava Zafiira, concorrente di “Chi vuol essere milionario?” non era delle più semplici anche perché valeva 30mila euro. Infatti molti non sanno che la parola hipster ha una origine che ben poco oggi ha a che fare col significato che gli attribuiamo dato che si tratta sostanzialmente di un neologismo nato negli Stati Uniti fra gli Anni Trenta e Quranta per riferirsi a tutti coloro (di razza bianca e di estrazione sociale dei ceti medi) che amavano il jazz e in particolar modo quel suo sottogenere meglio noto come bepop, caratterizzato da tempi ancora più veloci. Questi fan ‘bianchi’ erano identificati come coloro che provavano a imitare non solo le mode ma pure lo stile di vita dei principali jazzisti afroamericani dell’epoca: gli “hepcats” erano propriamente coloro che amavano questo tipo di musica e da lì, dalla trasformazione di “hep” in”hip” nacque successivamente la parola hip-ster (agg. di R. G. Flore)

IL VOCABOLO NATO NEGLI STATI UNITI

Hipster, qual è il significato del termine? La domanda è stata posta nella puntata di Chi vuol essere milionario? di martedì 22 settembre alla concorrente Zafiira in merito alla risposta numero 11 da 30mila euro. Le opzioni a disposizione erano: boscaioli del Montana, immigrati irlandesi e scaricatori di porto, ma quella giusta si è rivelata essere appassionati di jazz. Il termine hipster infatti fu utilizzato per la prima volta negli anni Quaranta negli Usa proprio per definire gli appassionati di questo genere musicale. Hep e poi hip sono termini che negli anni precedenti venivano utilizzati con lo stesso significato, tant’è che veniva utilizzato anche hepcats per indicare i musicisti jazz. Il termine hipster nacque più tardi riferendosi non ai musicisti ma agli ascoltatori incalliti di un particolare sottotipo di jazz, il bebop, baluardo dell’anticonformismo e particolarmente apprezzato dai giovani dell’epoca.

IL TERMINE HIPSTER E LA TRASFORMAZIONE MODERNA

Negli ultimi anni in particolare il termine hipster ha subito una trasformazione e anche un allargamento della categoria indicata, applicabile non solo agli amanti del jazz ma in generale a uno specifico tipo di subcultura di giovani del ceto medio che risiedono per la maggior parte in quartieri emergenti. Si definisce hipster chi è spesso associato alla musica indie e alternativa, con una predilezione per politiche pacifiste ed ecologiste e particolari aspetti della moda urbana. Un modo completamente diverso di intendere questo aggettivo, dunque, anche considerando solo il punto di vista musicale: musica elettronica con venature pop rock e industrial, ma che possono anche abbracciare aspetti del cantautorato, sono generi che fanno parte ormai a pieno titolo della cultura hipster.

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