I 50 ANNI DI “PEARL”/ Quando Janis Joplin chiese a Dio una Mercedes Benz

- Paolo Vites

Cinquant’anni fa usciva postumo l’ultimo disco di Janis Joplin, “Pearl”

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Janis Joplin e la sua Porsche hippie

E’ giovedì 1 ottobre 1970 quando Janis Joplin entra nei Sunset Sound Records di Los Angeles, dove da circa un mese sta registrando il suo nuovo disco. L’album è ormai pronto ma la cantante dice al produttore Paul Rothschild (già con i Doors) di avere un altro brano da registrare. I suoi accompagnatori, che hanno registrato con lei tutto il tempo, i Full Tilt Boogie, non sono invitati ad accompagnarla. Lei si avvicina al microfono e invece di cantare lascia andare quello che sembra un annuncio pubblicitario: Vorrei fare una canzone di grande importanza sociale e politica, che fa così. Poi da sola canta, con la sua tipica voce roca, da consumata cantante blues, quello che sembra davvero uno spot pubblicitario, ma che ha l’evidente significato opposto: “Oh Lord, won’t you buy me a Mercedes Benz?/ My friends all drive Porsches, I must make amends/ Worked hard all my lifetime, no help from my friends/ So Lord, won’t you buy me a Mercedes Benz?”. “Dio, mi compreresti una Mercedes Benz? Tutti i miei amici guidano delle Porches, devo fare ammenda, ho lavorato duro tutta la vita, nessuno mi ha mai aiutato, e allora Signore, mi compreresti una Mercedes Benz?”.

In America poi c’è la tristissima abitudine, allora come oggi, di chiedere soldi come offerta a Dio per veder realizzati i propri desideri e bisogni, i cosiddetti “dialing for dollars”, telefonate per dollari, con cui tanti predicatori sono diventati milionari. Janis ci ironizza su: “Oh Lord, won’t you buy me a color TV? Dialing for dollars is trying to find me I wait for delivery each day until three So oh Lord, won’t you buy me a color TV?”. Chi non vuole un televisore a colori, a quei tempi appannaggio delle classi più ricche? Alla fine quello che conta è divertirsi, e lei sa come farlo: “Oh Lord, won’t you buy me a night on the town? I’m counting on you, Lord, please don’t let me down Prove that you love me and buy the next round Oh Lord, won’t you buy me a night on the town?”. “Signore, comprami una serata in città, conto su di te Signore, non deludermi, provami che mi ami e pagami il prossimo giro”.

Il pezzo finisce. C’è ironia nel breve pezzo. In realtà la Jolpin possedeva anche lei una Porsche, modello 356 C del 1964, acquistata nel 1968 per 3.500 dollari: in origine color grigio delfino, viene decorata in stile psichedelico dall’amico e roadie Dave Richards. Tema: La storia dell’universo, con immagini di Big Brother and the Holding Company (la ex band di Janis), paesaggi californiani, segni astrologici e poi teschi, funghi, farfalle. Viene in mente subito questa Porsche colorata, ascoltando il secondo verso della canzone di Janis, anche se sta lì come un simbolo di esclusione per la ragazza che prega Dio.

E dire che a inizio anno, per liberarsi dalla dipendenza dall’eroina, Janis Joplin era andata in vacanza in Brasile facendo l’autostop, niente Porsche o Mercedes Benz. Lei era una autentica ragazza hippie a cui delle macchine di lusso poteva importare di meno. Con quel pezzo, il cui incipit era stato scritto dal poeta beat Michael McClure e poi composto insieme all’amico Bob Neuwirth, Janis Joplin esprimeva tutto il suo fastidio per il mondo dell’apparenza e del lusso.

Il disco è finito, manca qualche ritocco. ma Janis non si presenta in studio. Tre giorni dopo, il 4 ottobre, il corpo di Janis Joplin viene ritrovato senza vita nel motel dove risiedeva in quel periodo, il Lundmark Motor Hotel di Hollywood. La scopre il road manager John Cook: preoccupato per non averla vista ai Sunset Sound, va a cercarla in albergo, e si insospettisce quando vede parcheggiata la sgargiante Porsche di Janis. Joplin usa gli oppiacei, si è detto, per tenersi lontano dall’alcol che le fa perdere verve quando registra. Ma in realtà dopo il viaggio in Brasile aveva ripreso a farsi di eroina. E’ la fine della più straordinaria cantante bianca di blues, una vita spezzata dall’incapacità di reggere la fama e dai rapporti affettivi balordi. Complessata perché si considerava brutta, era anche alcolizzata.

Pearl, il disco che era ormai pronto, esce l’11 gennaio di 50 anni fa, il 1971. Considerato da critici e ammiratori il suo disco perfetto (contiene anche Me and Bobby McGee del suo ex amante Kris Kristofferson, che molti considerano scritta per lei), sarà un successo mondiale, amplificato dalla sua morte a solo 27 anni,: preceduta un anno prima da Brian Jones dei Rolling Stones e seguita meno di un anno dopo da Jim Morrison, i tre del club dei 27, tutti morti alla stessa età.

Con spregiudicatezza commerciale e tutto il cinismo possibile da parte degli eredi dei diritti editoriali di Janis, la casa automobilistica tedesca Mercedes usa la canzone della Joplin in uno spot per rinfrescare il brand nel 1995.

La Porsche hippie, invece, passerà di mano più volte, da macchina di cortesia usata dal manager Albert Grossman diventa cimelio per vent’anni nella Rock and Roll Hall of Fame di Cleveland in Ohio; di ritorno agli eredi di Janis, viene riverniciata di grigio e poi di nuovo nei colori dell’arcobaleno, fino a battere il record d’asta di ogni Porsche 365, con 1.76 milioni di dollari: li sborsa una sessantenne del Michigan, che la presterà più tardi a vari musei. Ma Janis Joplin, nel paradiso dei cantanti, avrà sicuramente ricevuto in dono una Mercedes Benz.

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