IAQUINTA: “IO E MIO PADRE VITTIME GIUSTIZIA ITALIANA”/ “Sono solo, ma non mi arrendo”

- Dario D'Angelo

Vincenzo Iaquinta dopo la sentenza di condanna in Appello nel processo Aemilia continua a professare la sua innocenza e quella del padre Giuseppe.

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Vincenzo Iaquinta (Wikipedia)

E’ un durissimo sfogo quello che Vincenzo Iaquinta affida ad un videomessaggio pubblicato sui suoi canali social. L’ex attaccante della Nazionale italiana di calcio e della Juventus spiega: “Fino a qualche anno fa ero un campione del mondo. Oggi con mio padre Giuseppe sono vittima della giustizia italiana. Nella mia vita non avrei mai pensato di dovermi difendere da un’accusa tanto infamante…“. Il riferimento è alla sentenza d’Appello che ha visto i giudici confermare per lui due anni di condanna per detenzione illegale di armi nel processo Aemilia contro la ‘ndrangheta.
E per il padre, Giuseppe, imprenditore edile cutrese con base a Reggiolo, nel Reggiano, 13 anni di condanna (sei in meno rispetto al primo grado) confermando l’associazione mafiosa. Come riportato da La Repubblica, Vincenzo Iaquinta non ci sta e promette battaglia: “Non mi arrendo alla sentenza: sono responsabile moralmente di difendere l’onestà di mio padre. Non mi sono mai sentito tanto solo e scoraggiato nella mia vita come in questo momento“.

VINCENZO IAQUINTA: “IO E MIO PADRE VITTIME DELLA GIUSTIZIA ITALIANA”

Proprio per il padre Giuseppe, Vincenzo Iaquinta non ha intenzione di mollare: “Mi sento deluso perché per la seconda volta mio padre è stato condannato da uomini che non hanno giudicato in base alla realtà dei fatti. Una volta si può sbagliare, due inizia a diventare accanimento giudiziario. Una vita di una persona non può essere distrutta senza aver commesso quello di cui viene accusato“. L’ex calciatore dell’Udinese continua: “Non posso esimermi ad urlare l’innocenza di mio padre. Lo devo a lui che in questo momento è impotente, incredulo, sfiancato. Lo devo alla memoria di mia madre che si è lasciata morire dal dolore. Lo devo ai miei figli. Oggi sono un uomo stanco, le mie gambe non corrono più. La mia testa corre più veloce cercando una soluzione. Non cerco pietà, un miracolo o la compiacenza di nessuno. Voglio solo giustizia, verità“. Poi la chiosa:”Mio padre è in carcere per errore e finché non si ammetterà la verità, la mia voce non smetterà di urlare la sua innocenza. Da ora io sono Giuseppe Iaquinta, condannato da innocente“.



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