Ignazio Marino vs Gualtieri/ “Ha ricandidato gli stessi che mi tradirono”

- Carmine Massimo Balsamo

L’ex sindaco di Roma Ignazio Marino mette nel mirino Roberto Gualtieri e i dem: “la leadership del Pd non ha mai apprezzato la mia libertà intellettuale”

Ignazio Marino
Ignazio Marino, ex sindaco di Roma (LaPresse)

Mancano sei giorni alle elezioni comunali a Roma e ad accendere la campagna elettorale ci ha pensato Ignazio Marino. L’ex primo cittadino, sostenuto e poi “tradito” dal Partito Democratico, ai microfoni di Repubblica ha lanciato una frecciatina a Roberto Gualtieri, candidato dem: «Partiamo da Roberto Gualtieri (candidato del centrosinistra alle Comunali di Roma, ndr). Ha definito un errore inviare i consiglieri da un notaio per far decadere il sindaco. Ma il Pd ha ricandidato sia alle Regionali che alle Amministrative gli stessi che mi tradirono».

Ignazio Marino ha sottolineato che gli elettori dem hanno apprezzato le scelte fatte da sindaco di Roma, mentre la leadership del Partito Democratico non ha mai stimato la sua libertà intellettuale. Attenzione però, non si è schierato dalla parte del Movimento 5 Stelle: «Quanto a Raggi, il mio non è un endorsement. È quel sì al sì e no al no (tutto il resto appartiene al demonio) del Vangelo di Matteo».

IGNAZIO MARINO, BORDATE AL PD

Ignazio Marino ha già espresso il suo endorsement per Giovanni Caudo, suo ex assessore all’Urbanistica, e, nel corso dell’intervista a Repubblica, lo ha definito «una straordinaria risorsa, un uomo libero e chiunque dovrebbe utilizzare la sua intelligenza e la sua passione». Nessun pronostico sull’esito delle amministrative: «Sarà determinante il voto della Roma che non vive nel centro storico. E credo che i sondaggi non colgano il sentimento dei milioni che vivono nel disagio». Ignazio Marino ha poi commentato le possibili convergenze tra lui e Virginia Raggi: «Ha fatto scelte opposte alle mie su molte e importanti aree strategiche, dallo stadio alle farmacie comunali. Ma ha il diritto di essere valutata dai cittadini. Quel diritto che il Pd tolse ai romani nel 2015».



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