Il killer di Rosolina Mare è Gaetano Tripodi?/ Decapitò l’ex moglie nel 2006

- Alessandro Nidi

Clamorosa e improvvisa svolta in uno dei cold case più celebri d’Italia, irrisolto da oltre un ventennio

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Clamorosa e improvvisa svolta nel delitto di Rosolina Mare, consumatosi nel 1998 e, fino ad oggi, rimasto senza colpevole: l’assassino di Elisea Marcon e Cristina De Carli, uccise a sprangate in testa nel loro chiosco sulla spiaggia, potrebbe (anzi: dovrebbe, viste le evidenze scientifiche che stanno emergendo prepotentemente in queste ore) essere Gaetano Tripodi, che nel 2006 decapitò la sua ex moglie a Tor Bella Monaca. Una scoperta avvenuta quasi per caso e agevolata dagli accadimenti, ergo dalla morte in carcere per cause naturali di Tripodi, che era stato condannato all’ergastolo per il cruento omicidio della sua ex consorte Patrizia Silvestri, il cui cadavere venne recuperato presso una stazione di servizio di via Casilina il 3 maggio 2006. In quella circostanza, come ricorda il quotidiano “Leggo”, la sezione omicidi della squadra mobile della Questura romana l’aveva inchiodato per mezzo del suo Dna, rinvenuto su alcuni mozziconi di sigaretta rinvenuti sulla scena del crimine.

GAETANO TRIPODI KILLER DI ROSOLINA MARE? IL SUO DNA SUI VESTITI DELLE VITTIME

Gaetano Tripodi, dicevamo, è venuto a mancare all’incirca un mese fa in carcere, dove era stato rinchiuso a vita nonostante egli si proclamasse con forza innocente e il suo Dna, come avviene per ogni morte dietro alle sbarre, è stato prelevato e introdotto nel database della polizia criminale, costantemente aggiornato dal 2016 con i profili genetici di tutti i criminali arrestati. Secondo “Leggo”, proprio grazie alla comparazione dell’acido desossiribonucleico di Tripodi, che all’epoca dei fatti militava presso una setta satanica, con le tracce trovate sui vestiti che le due donne di Rosolina Mare indossavano il giorno della loro uccisione, le forze dell’ordine avrebbero individuato una compatibilità e risolto un cold case che gridava giustizia ormai da oltre due decenni. “Quando lo incontrai in carcere per concordare la difesa per l’omicidio dell’ex consorte – ha spiegato al quotidiano il suo avvocato, Giacomo Marini – era un uomo tranquillo, apparentemente incapace di tanta violenza”.

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