IMMA TATARANNI – SOSTITUTO PROCURATORE/ Le furbate della fiction Rai

- Gianni Foresti

Su Rai 1 è partita una nuova fiction in stile giallo che vede protagonista Valeria Scalera nei panni di un magistrato di Matera

Imma Tataranni
Imma Tataranni - Sostituto procuratore, in replica su Rai 1.

Di Mariolina Venezia avevo letto anni fa il primo romanzo con protagonista Imma Tataranni, Come pietre tra i sassi, ma non aveva lasciato traccia nella mia mente. Vabbè che era il 2011 e da allora ho perso un po’ di neuroni, però se un giallo mi colpisce e mi appassiona, me ne ricordo.
L’autrice ha poi scritto altri due libri e un quarto uscirà in questi giorni. Questa dicesi furbata, un’uscita libraria in concomitanza della messa in onda della fiction Rai, Imma Tataranni – Sostituto Procuratore, attestatasi sul 23% di share con 5.000.000 di teste nella prima puntata.

Direi un buon successo di pubblico, ma, a mio avviso, non tutto meritato. Il noto critico Aldo Grasso l’ha stroncata sulla sua rubrica del Corriere, anche se scocca un dardo avvelenato verso il produttore, noto agente di star televisive. Concordo, a parte il dardo, con Aldone.
La scrittura è molto condensata: i dialoghi sono sintetici nella loro temporalità, come se si avesse fretta di concludere le azioni. Ed anche un po’ banali.

Si dirà che ė la prima fiction con una donna investigatrice, e questo ė vero, che l’attrice Valeria Scalera interpreta bene la procuratrice Imma, e anche questo ė vero. Sui vestiti e i tacchi 12 era facile lavorare, mentre sulla gestualità, mimica e carattere della protagonista c’è stato un buon impegno, diciamo che la Scalera ha svolto una buona caratterizzazione. Andiamo avanti con le furbate.

La seconda ė stata far interpretare il marito di Imma a Massimo Gallo, commissario Palma nella fiction I Bastardi di Pizzofalcone; la terza ė stata l’apparizione, a mo’ di guest star, di Giampaolo Morelli (il mio amato Coliandro dei Manetti Bros) nelle vesti di un improbabile Gesù e la quarta nel ruolo del finto buono, ma invece cattivissimo, il bel Cesare Bocci in arte Mimì Augello, braccio destro del Commissario Montalbano. Insomma, un polpettone attoriale per dare un appeal sicuro. Non da meno lo ė Carlo Buccirosso, Procuratore Capo, utilizzato come macchiettista napoletano, che invece meriterebbe molto di più.

La furbata più grossa è stata quella di portare in fiction un romanzo ambientato a Matera, Patrimonio Mondiale Unesco, designata Capitale europea della Cultura 2019. Qui la lungimiranza del produttore ha fatto sì di proporre un prodotto che cade a fagiolo. Matera, la citta dei sassi, è bellissima, caratteristica e unica al mondo. La fotografia del regista Francesco Amato per ora è stata espressa in poche immagini in totale da cartolina. L’atmosfera che ad esempio si respira negli scorci della Sicilia del Commissario Montalbano per ora non si vede proprio, forse valeva la pena di sottolineare invece la location a cominciare dalla prima puntata.

L’estate del dito è stato il primo dei sei episodi della serie. La nostra procuratrice è in ferie al mare a Metaponto e in acqua trova un dito mozzato. Ritorna a Matera, dove non lontano sono stati trovati prima una gamba e poi degli altri resti, mancano il bacino e la testa. Le indagini conducono a un’azienda agricola, una onlus per il recupero dei carcerati, gestita da un brutale capò e presieduta dall’immacolato, in apparenza, Cesare Bocci. Facile intuire chi è il colpevole. Una fiction giallo-commedia, visto che le battute e i personaggi macchiettistici si sprecano, come il succitato Procuratore Capo, come la madre di Imma, affetta da demenza senile, e altre battute varie della procuratrice e del marito. Aggiungiamoci un po’ di lotta interna familiare con la figlia e un interessamento verso il giovane appuntato Ippazio e il minestrone è fatto.

Sicuramente è una fiction distensiva ma non del livello qualitativo a cui Rai Uno ci ha abituati. Considerando che in Valle d’Aosta c’è Rocco Schiavone, a Trieste la Porta Rossa, a Bologna Coliandro, a Roma Nero a Metà con Claudio Amendola, a Napoli I Bastardi e in Sicilia Montalbano, direi che la Rai potrebbe aprire un canale tv in giallo. Manca un commissario Ambrosio tutto milanese. Tra l’altro, l’ennesima replica del commissario di Camilleri andata in onda lunedì, si è attestata sul 21% di share con 4.700.000 telespettatori. Montalbano è sempre una garanzia.

Bene, aspetto la prossima puntata di Imma Tataranni che è tratta dal libro che ho letto, Come pietre tra i sassi.

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