I BASTARDI DI PIZZOFALCONE/ Dalla fiction Rai un altro “schiaffo” a Mediaset

- Gianni Foresti

La fiction della Rai sembra essere più avanti e più seguita rispetto a quella di Mediaset. Ulteriore prova, dice GIANNI FORESTI, si è avuta con I bastardi di Pizzofalcone

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I bastardi di Pizzofalcone

La tv del buonismo dà i suoi frutti. Raiuno con le fiction di un prete, di una suora e  di un forestale sbanca gli ascolti da anni, mentre la concorrenza Mediaset con la sua Squadra Antimafia e Solo arranca paurosamente nei bassifondi dello share. Per non parlare dell’ultima bizzarra trovata di Canale 5, Il bello delle donne… Alcuni anni dopo, che venerdì si è fermato a un misero 12% di share. Non ci vuole uno scienziato della tv per capire che da tempo il settore fiction di Mediaset dovrebbe cambiare rotta.

La Rai, però, anche quando punta sul poliziesco, spacca. Ha aperto le danze Rocco Schiavone su Raidue e ora con I bastardi di Pizzofalcone ci sono stati fuochi d’artificio stile capodanno napoletano, data la location. Le prime due puntate su Raiuno sono arrivate entrambe al 25% di share con quasi 7.000.000 di teste (la terza si è fermata a 6,5 milioni e uno share del 24,7%), un risultato forse inaspettato, ma da cui si arguisce che dietro le quinte c’è stato un buon lavoro.

Se le fiction di Taodue per Mediaset sono ferme allo stile de La piovra (senza offesa per Cattani), si assomigliano tutte e con interpretazioni spesso imbarazzanti, RaiFiction attinge dove il poliziesco e il crime sbanca nell’editoria con De Giovanni con i Bastardi e Manzini con Schiavone. Dopo Aosta e Napoli resterebbero ancora Milano con Biondillo e il suo ispettore Ferraro, Roma con Ricciardi e il commissario Ponzetti  e Bari con Carofiglio e il maresciallo Fenoglio. A dirla tutta Mediaset nel 2007 aveva portato sullo schermo un personaggio di Carofiglio, un legal-thriller con l’avvocato Guido Guerrieri, interpretato dal bravo Emilio Solfrizzi, ma nonostante la regia di Sironi (Il Commissario Montalbano) e la sceneggiatura di Francesco Piccolo, il risultato non era stato eclatante.

Parliamo ora de I bastardi di Pizzofalcone, anzi partiamo dal suo autore, De Giovanni, che è un affermato scrittore di romanzi sportivi e vari, della serie del commissario Ricciardi ambientata negli anni ’30 e poi del commissariato napoletano. La storia in sintesi. A Pizzofalcone, dopo un repulisti di agenti infedeli (i Bastardi), sono arrivati un po’ di poliziotti sfigati. L’intenzione è che il commissariato venga chiuso. Ma inaspettatamente si crea un amalgama che ottiene successi inaspettati nella risoluzione dei crimini.

I sei romanzi di De Giovanni sono ambientati a Napoli, facile direte voi, difficile dico io, non cadere nella scontatezza. E l’autore ci riesce, affrontando casi di criminalità, ma allo stesso tempo valorizzando e caratterizzando gli aspetti umani dei protagonisti e le loro storie personali. Abbiamo il vicequestore Palma tutto d’un pezzo, la bella lesbica Alex tiratrice da olimpiadi, il silenzioso Pisanelli, Ottavia topo d’archivio, Aragona la macchietta gagà stile Coliandro, Romano il collerico e il cinese Lojacono. Questi trasferito dalla Sicilia per sospetti  inciuci mafiosi è il protagonista.

I romanzi sono scritti bene, coinvolgenti, non truculenti di sangue, incentrati sulle vicende personali dei poliziotti che si intersecano con i vari omicidi. La fiction rispecchia in buona parte la serie dello scrittore. Il regista, Carlo Carlei, ha voluto dare un tocco stilistico che lascia il segno utilizzando molta steadycam e molto l’ottica grandangolare. Questa non solo per riprendere la bellezza di Napoli, ma anche gli interni, facendo risaltare le location dei palazzi napoletani. Non perciò cartoline ferme e pulite come Sironi per Montalbano. Forse il montaggio, con campi, primi piani e controcampi è un po’ troppo frenetico.

Azzeccate e convincenti le scelte degli attori e le loro interpretazioni. Gassmann ottimo per il cinese Lojacono, aldilà della somiglianza; bravo il silenzioso Pisanello che da par suo indaga su strani suicidi e parla in casa con lo spirito della moglie defunta; simpatico ma non eccessivo il bulletto Aragona che vive in un hotel di lusso pagato dai genitori e convincente il drammatico e iroso Romano. Molto buone le caratterizzazioni femminili con Ottavia che vive la difficoltà di crescere un figlio autistico; Alex Di Nardo con l’esasperante genitore e la sua nascosta omosessualità; la Crescentini nelle vesti del duro pm Piras che si scioglierà con Lojacono e della marginale ristoratrice innamorata persa dell’ispettore.

Come dicevo, le storie personali si incrociano con il lavoro. Così è nella vita di ciascuno di noi e nella realtà. L’uomo è tutt’uno e si porta appresso (anche quando lavora) le proprie vicende personali e questo è il realismo del romanzo e della fiction.  La location, l’atmosfera della napoletanità nella gestualità e nella verbosità aggiungono un tocco che poteva essere macchiettistico, ma che invece è stato dosato bene e aiuta sicuramente il racconto e la sceneggiatura. 

Omicidi e crimini ci sono, ma il sangue non scorre come sulle paginate dei giornali o nel programma della D’Urso. Buona sceneggiatura, ottime interpretazioni e un costante mix di vicende umane senza tralasciare il crime che sembra di contorno, ma non lo è.

Per concludere, non l’ho dimenticata ma la cito per ultima essendo la mia preferita, un’altra fiction di successo andata in onda a furor di popolo su Raidue è L’Ispettore Coliandro, con il bravissimo Giampaolo Morelli, sceneggiata da Carlo Lucarelli, girata e montata benissimo dai Manetti Bros.

Meditate gente di Mediaset, meditate….

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