ARTIGIANO IN FIERA/ Gli atelier che “salvano” i giovani di Haiti dall’illegalità

- int. Maria Teresa Gatti

Come racconta MARIA TERESA GATTI, attraverso delle botteghe artigianali si insegna un mestiere ai giovani haitiani, coniugando lo stile italiano col gusto locale per colori e ferro battuto

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Un tavolo realizzato negli atelier di Avsi ad Haiti

Avsi all’Artigiano in Fiera per aiutare i giovani dei quartieri disagiati di Haiti che desiderano uscire dalla povertà grazie alla realizzazione di prodotti della tradizione locale. Quest’anno l’associazione no profit ha uno stand nei padiglioni di Rho-Pero per fare conoscere i prodotti dei ragazzi che lavorano nella bottega di Port-au-Prince. Acquistando borse colorate, braccialetti in ferro battuto e collane di carta riciclata è possibile aiutare i giovani delle zone più disagiate dell’isola centroamericana. Offrendo loro un’alternativa al lavoro nero e all’illegalità, che soprattutto dopo il terremoto stanno dilagando in tutto il Paese. Per sostenere il progetto Avsi ha anche lanciato un sms solidale al numero 45591. Ilsussidiario.net ha intervistato Maria Teresa Gatti, responsabile dei progetti di America Latina e Caraibi per Avsi.

Come è nata l’iniziativa di Avsi per aiutare i giovani di Haiti?

Abbiamo avviato una serie di piccoli laboratori artigianali per valorizzare alcune capacità che hanno i giovani e per offrire loro delle alternative rispetto a lavori spesso illegali. Questi laboratori si trovano in un quartiere estremamente povero e degradato di Port-au-Prince, la cui situazione era già molto deteriorata prima del terremoto, ma che soprattutto dopo si è trasformata in un tunnel del quale non si vede la fine. L’idea è stata da un lato quella di valorizzare le capacità manuali dei ragazzi con i quali eravamo in contatto, e dall’altra sostenere una tradizione presente in Haiti, e che consiste nell’artigianato e nella piccola arte.

Quali sono le caratteristiche di questa tradizione?

C’è un gusto piuttosto diffuso per l’uso del colore, e soprattutto per la lavorazione tipica del ferro battuto. L’usanza è quella di recuperare i bidoni che servono come contenitori, lavorarli come ferro battuto e riutilizzarli per fare diverse tipologie di oggetti. Il nostro intervento a sostegno di Haiti è avvenuto in modo più strutturato soprattutto nell’ultimo anno. Oggi sono coinvolti 15 ragazzi e un maestro, e a essere prodotti sono prevalentemente braccialetti e cornici per fotografie. Abbiamo inoltre un secondo laboratorio che si occupa di artigianato tessile, producendo piccole borsette con le pailette. Stiamo promuovendo queste botteghe attraverso il sito labottegadiavsi.org, oltre a esserei presenti con uno stand all’Artigiano in Fiera in corso alla Fiera di Milano Rho-Pero.

Quanto si dona invece attraverso l’sms solidale?

Le possibilità sono due, o fare una chiamata da fisso donando 2 euro o inviare un sms da un cellulare non aziendale donando un euro. In entrambi i casi il numero è 45591. I fondi raccolti sono destinati a questi due atelier ad Haiti.

 

Qual è la situazione, anche economica, dell’artigianato ad Haiti?

 

Si tratta di un settore che va sostenuto e rilanciato. Da un lato rappresenta una dote naturale nel patrimonio genetico della popolazione di Haiti. Dall’altra i maestri più capaci se ne sono andati dall’isola. C’è quindi una duplice carenza, che riguarda sia le persone in grado di insegnare il mestiere sia la disponibilità di materiali come colori, vernici e strumenti di lavoro.

 

Che cosa può offrire l’Italia per rispondere a questa duplice carenza?

 

Noi italiani abbiamo il design nel nostro patrimonio genetico, e il tentativo di Avsi è quello di mettere in contatto la tradizione e il gusto di Haiti con la disponibilità di strumenti adeguati e la possibilità di avere dei maestri, ma anche con l’idea di un gusto che possa piacere sui mercati internazionali.

 

In quali mercati sono venduti i prodotti artigianali di Haiti?

 

Ad Haiti c’è una comunità internazionale abbastanza vivace, che rappresenta il pubblico cui si rivolgono gli atelier. Questi ultimi organizzano esposizioni negli alberghi frequentati da queste persone, che sono dipendenti di associazioni internazionali e realtà non governative, agenti delle Nazioni Unite, funzionari delle banche di sviluppo e investitori. Si tratta di una colonia abbastanza numerosa composta da stranieri che vivono nell’isola.

 

Gli artigiani di Haiti vendono anche all’estero?

 

Per gli artigiani locali esistono dei punti di appoggio in Italia e dei contatti negli Stati Uniti, dove esistono diverse comunità di haitiani migranti.

 

(Pietro Vernizzi)

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