AF/ Serra e quella “magia” che che fa rivivere il Salento nella pietra leccese

Le sculture di ANDREA SERRA. Il giovane artigiano incide la pietra leccese (in estinzione) realizzando pezzi ispirati alla natura del Salento che verranno esposti all’Artigiano in Fiera

05.12.2013 - int. Andrea Serra
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immagine d'archivio

Andrea Serra è un giovane scultore di Cutrofiano (Le) che lavora la pietra leccese, il materiale di cui è fatto il fondale marino del Salento emerso 20 milioni di anni fa. La pietra leccese, che ha un color panna ed è servita a realizzare monumenti del barocco locale, come il Duomo di Lecce e la basilica di Santa Croce, oggi si sta pian piano esaurendo. Le opere di Serra sono pezzi unici, realizzati esclusivamente a mano, e si ispirano alla natura, in particolare quella marina, e alla campagna del Salento: “rispecchiano molto la mia terra e i suoi cromatismi”. Anche quest’anno Serra partecipa all’Artigiano in Fiera portando nuove produzioni: “presenterò una nuova linea, sempre ispirata alla natura, che ho chiamato ‘Tulipano’ perché è  nata da un viaggio in Olanda, guardando quei paesaggi pieni di questo fiore”.

Come è nata la passione per la scultura?

Ho cominciato a scolpire a 14 anni, seguendo le orme di mio nonno, Adolfo Passione, che è un artista, pittore e scultore, piuttosto conosciuto all’estero. La mia è una vocazione nata tutta in famiglia: mia madre è insegnante di educazione artistica. Da piccolo andavo spesso a vedere il nonno che scolpiva il legno e la cosa mi appassionava moltissimo. Così ho cominciato a scolpire anch’io e a fare le prime mostre.

Anche lei scolpisce il legno, come suo nonno?

No, io lavoro la pietra leccese.

Che materiale è?

E’ una pietra calcarea che contiene molti fossili di origine marina, soprattutto conchiglie, denti di pesce e anche piante. Questa pietra costituiva il fondale marino del Salento emerso circa 20 milioni di anni fa. Ha un color panna, ma non è uniforme: ogni venatura ha una sfumatura particolare. Viene estratta, ma le cave oggi si stanno esaurendo. Il suo valore quindi cresce sempre di più, perché diventa sempre più rara. Anche in passato era considerata di grande pregio: tutti i monumenti del barocco leccese, come il Duomo e Santa Croce, sono stati fatti con questa pietra.

È stata dura all’inizio?

In principio lavoravo solo nel periodo estivo perché durante l’anno frequentavo le scuole. In seguito è diventata una professione vera e propria. All’inizio non è stato facile: ero ancora un ragazzo quando ho deciso di rischiare tutto su questa mia passione. Dapprima ho lavorato presso alcuni atelier perché avevo bisogno di soldi da investire nelle mie prime mostre.

Come sono andate?

Ho raccolto un discreto successo, mi hanno dato buone soddisfazioni. Così sono riuscito a licenziarmi e ho iniziato il mio lavoro di scultore e designer.

 

Che soggetti scolpisce?

Le mie opere si ispirano alla natura, in particolare quella marina, e alla campagna del Salento; rispecchiano molto la mia terra e i suoi cromatismi. Oltre alle sculture, faccio anche oggettistica e complementi d’arredo. Sono tutti pezzi unici realizzati esclusivamente a mano.

 

Non è la prima volta che partecipa all’Artigiano in Fiera. Presenterà delle novità quest’anno?

All’Artigiano in Fiera porto sempre delle novità; i miei clienti, che per fortuna crescono ogni anno, sanno che lavoro sempre a nuove forme e nuovi stili e per questo mi vengono sempre a trovare in fiera.

 

Può darci qualche anticipazione?

Presenterò una nuova linea, sempre ispirata alla natura, che ho chiamato “Tulipano”. È nata da un viaggio fatto in Olanda, guardando quei paesaggi pieni di questo fiore. Ma ho fatto anche nuove lampade, dei portafiori, porta piantine grasse che possono arredare un angolo della casa.

 

Cosa si aspetta quest’anno?

In passato è andata molto bene. Spero che le mie opere continuino a piacere ai miei clienti e mi auguro di eguagliare almeno i risultati degli anni scorsi.

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