IDEE/ Così le Regioni possono aiutare (davvero) le imprese

- Massimo Valentini

Tra le sfide che le Regioni hanno di fronte c’è anche quella di rendere più efficiente il sostegno dell’accesso al credito delle Pmi. MASSIMO VALENTINI ci spiega come poterci riuscire

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La sfida che dovranno affrontare le prossime amministrazioni regionali sarà quella di preservare e migliorare i servizi che ci sono in un contesto di costante riduzione di trasferimenti dello Stato e di impossibilità di spingere ancora sulla tassazione che ha abbondantemente superato i livelli di guardia. Una visione sussidiaria, sia orizzontale che verticale, che premi sia le iniziative private dal basso in grado di produrre qualità ed efficienza, sia le azioni di enti pubblici periferici in grado di mostrare capacità di governo efficace delle risorse, appare l’unica strada percorribile che richiede cambiamenti e riforme, capacità di misurare gli effetti delle risorse spese e quindi di innescare processi premianti per soggetti ed enti che creano effettivamente bene comune. Una visione consociativa di spartizione delle risorse da parte di lobby di potere riconosciute o una visione centralistica mostrano la totale inadeguatezza rispetto alla sfida che deve essere affrontata. 

Su tale tema è interessante andare a una disanima specifica dei vari punti perché permette di entrare nel merito dei problemi, individuando nuove strade per la riforma delle normative regionali e dei collegati strumenti. Il sostegno dell’accesso al credito da parte delle Pmi è stato uno dei punti importanti delle politiche regionali dell’ultimo decennio anche per le risorse indirizzate a questo settore. Tali interventi sono stati provocati dal calo costante degli impieghi bancari verso le imprese che sono iniziati nel 2007 e che, secondo le stime della Cgia di Mestre, sono scesi di 6 miliardi anche nel 2014. Lo stesso dicasi dell’impennata delle sofferenze bancarie che sono iniziate nel 2008 e anche quest’anno hanno registrato un +29 miliardi. 

In tale contesto il ruolo della garanzia ha assunto una centralità e in questi anni abbiamo assistito a una serie di evoluzioni indotte anche da specifiche normative che hanno visto una ristrutturazione del sistema dei Confidi. Una parte di tale sistema si è evoluta nella figura dell’intermediario vigilato attraverso una serie di processi di accorpamenti e fusioni, ma ora vive una profonda crisi di sostenibilità economica e di capacita imprenditoriale tanto che sono allo studio variazioni normative che prevedono per l’obbligo di vigilanza di raddoppiare la soglia dei volumi di garanzia rispetto a quelli previsti dalla attuale normativa. 

L’altra evoluzione nel settore della garanzia osservata in questi anni è stata certamente la costituzione del Fondo centrale di garanzia che, riconoscendo nella strutturazione dello strumento la centralità dell’impresa, ha svolto un ruolo fondamentale per continuare a garantire l’accesso al credito e che ora sulla base di nuove disposizioni normative presenta un tendenza alla disintermediazione della garanzia dal sistema del confidi per la possibilità concessa alle banche di contro garantirsi direttamente a condizioni più vantaggiose. 

In tale contesto le politiche regionali quali sono state? Al recente convegno promosso dal Comitato Torino Finanza è stato presentato uno studio sui fondi regionali destinati a questo settore nel decennio 2003-2013; sono state stimate 274 misure regionali per oltre 3 miliardi di euro utilizzando per il 64% fondi europei. Le varie misure sono eterogenee, ma contengono alcuni punti comuni e documentano come un sistema consociativo o dirigistico per l’uso delle risorse pubbliche non è efficiente. 

In genere i quadri di riferimento legislativo sono vecchi e fanno riferimento ancora alle categorie quando ormai da anni nessun confidi lavora per la categoria essendo tutti multisettoriali. La struttura dei contributi si è rivolta specificamente su enti di garanzia delle categorie e su soggetti terzi di controgaranzia, gestiti dalle regioni congiuntamente alle associazioni di categoria, che nel tempo hanno cambiato la loro natura divenendo spesso competitor diretti degli altri confidi. La strutturazione dei contributi generalmente è rigidamente finalizzata a predeterminati soggetti con forti barriere all’ingresso e con commistioni di responsabilità tra Regione e soggetti assistiti da contributi attraverso la nomina regionale di componenti dei consigli di amministrazione e dei collegi dei revisori contabili. La gestione dei contributi non ha mai richiesto criteri qualitativi sull’efficienza del soggetto percettore e pertanto tanti contributi hanno coperto inefficienze e sprechi. Si è perseguita e si persegue ancora una politica di favorire la fusione di confidi per la nascita di soggetti vigilati quando anche a livello normativo si sta decisamente tornando indietro. 

In conclusione si è sostanzialmente creata nel settore una forte asimmetria concorrenziale tra i vari soggetti, sostenendo rendite di posizione inefficienti e creando problemi di illegittimità delle norme in aperta violazione dei principi a tutela della concorrenza. È possibile immaginare uno scenario in cui l’uso delle risorse sia più efficiente in una visione sussidiaria? Quali potrebbero essere delle linee di riforme degli interventi su base regionale? 

Innanzitutto occorre recuperare la centralità dell’impresa, la mission dovrebbe essere come sostenere l’impresa per l’accesso al credito e non le categorie con i confidi collegati. La strutturazione degli interventi dovrebbe vertere da una parte su una contribuzione nel capitale subordinato degli enti di garanzia meritevoli che documentano la capacità tecnica e gestionale di assistenza all’impresa, puntando a un’unica legislazione che preveda la centralità dell’impresa e attivando lo strumento del voucher che potrà essere usato dagli enti intermediari della garanzia selezionati in base ad indici di qualità che documentano la sua capacità di permanere sul mercato a prescindere dalla contribuzione pubblica (bilancio certificato, qualità della trasparenza del bilancio, entità delle sofferenze e del deteriorato in rapporto al capitale + accantonamenti + cauzioni, indici di redditività, ecc.); dall’altra occorre accorpare i fondi di garanzia regionale in sezioni regionali del Fondo centrale garanzia, superando inutili e dannose sovrapposizioni e acquisendo i vantaggi per le imprese e per le banche della garanzia dello Stato. 

Si può fare, è vantaggioso per tutti, anche per coloro che hanno goduto negli anni passati di preferenze, non è complicato, ma richiede una “passione per i volti” delle persone coinvolte nelle imprese come ci ricordava papa Francesco nel recente messaggio all’apertura di Expo.

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