MADE IN ITALY / Il design di Nico e le 101 a trazione mondiale

Il Made in Italy è vivo e traina l’Azienda-Paese fuori dalla crisi: in un nuovo volume 101 avventure imprenditoriali di successo, soprattutto piccole medie. di ADRIANO MORAGLIO  

17.09.2015 - Adriano Moraglio
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"La carica dei 101", di Adriano Moraglio

Il volume “La carica dei 101 – Diario di viaggio tra le aziende italiane che vanno a trazione mondiale” (Edizioni Il Sole 24 Ore) viene presentato venerdì 18 settembre alle 20 presso il Caffè Letterario “Umberto Palermo” di Moncalieri (Torino), in Via Savona 60. Sarà presente l’autore, Adriano Moraglio, giornalista del Sole 24 Ore.

Pubblichiamo di seguito un capitolo del volume

Si può essere una piccola impresa, dare lavoro a un gruppetto di una quindicina di persone (compreso il presidente), fatturare 5 milioni nel 2012 ed essere, al tempo stesso, così fortemente internazionalizzati da realizzare e vendere occhiali, tramite distributori e agenti diretti, in quaranta Paesi al mondo, soprattutto in Francia, Canada e Usa, in Australia, Giappone e Turchia (con crescita particolarmente significativa in quest’ultimo). Così legati al traino dell’estero da conseguire ormai, oltre confine, il 75 per cento del proprio fatturato. Il tutto, con una meta dichiarata per i prossimi anni: tenere caldi i mercati già raggiunti e tentare di sfondare in Germania, mettendo in campo una forza vendita diretta. Come già sta avvenendo con buoni risultati in svizzera. Ecco l’identikit di Nico-design, azienda attiva in centro a Torino, tra palazzoni d’epoca, condomini più recenti e il Tribunale.

In questo scenario urbano ci si sorprende a trovare la casa di progettazione-laboratorio, con bel giardino e area pic-nic, dell’azienda fondata 26 anni fa dal presidente Giovanni Vitaloni. Qui vengono concepite e disegnate le colleni, per poi essere realizzate in tre unità produttive, nel cuore del distretto dell’occhialeria italiana, tra Treviso e il basso Bellunese e in una quarta, in Cina (ma con materia prima italiana). In tutto, 150mila paia di occhiali l’anno (il 90 per cento realizzate in Italia), con l’obiettivo di aumentare del 20 per cento la capacità produttiva complessiva.

Nico-design è un caso isolato a Torino, come lo è oggi il settore dell’occhialeria in terra subalpina, territorio eppure cosi` ferti le per questo comparto nel secolo scorso, se si pensa che dal 1919 al 1995 ha operato qui la prestigiosa Persol, marchio poi acqui- sito da Luxottica, insediatasi a Lauriano, a pochi chilometri da Torino. L’idea di lavorare nell’ambito dell’occhialeria nasce nel 1986 dal padre di Giovanni Vitaloni, Alberto, imprenditore nel settore dell’automotive, che accetta di fornire occhiali da sole come accessorio a un cliente statunitense. Ceduta la sua azienda, di lì a poco Alberto e il figlio decidono di imboccare decisamente la strada dell’occhialeria e di fondare Nico-design (la “ni” è il finale di Vitaloni, e “co” sta per “company”) depositando prima il marchio Derapage (chiara allusione alla tecnica di guida automobilistica) con target elevato di clientela, poi il brand Vanni, per una fascia di clientela medio-alta. La vocazione estera è nel dna dell’azienda torinese, come spiega il presidente Vitaloni: “Noi non abbiamo alcun preconcetto. C’è chi considera mercati di terza fascia aree come Nord Africa o Sud America. Non è il caso nostro. Se li visiti e li frequenti capisci che è auspicabile andare a investire in quei Paesi.

Bisogna saperci fare con i clienti esteri, conoscere la loro mentalità. Sin dall’inizio l’abbiamo imparato: all’epoca del nostro avvio come società, un dealer giapponese ci diede subito il ritmo su come gestire le relazioni commerciali. Ci disse: voi dovete pensare che siamo dall’altra parte del mondo. Ciò voleva dire che do- vevamo dimostrare di farci carico in tempo reale del problema che il partner estero ci avrebbe segnalato”.

Risale a 15 anni fa l’avventura di Nico-design in Francia, il principale mercato di export dell’azienda (il 35 per cento del totale dei ricavi dall’estero), dove opera uno “storico” distributore che vende soltanto i prodotti Vanni e Derapage. Un altro 35 per cento lo si deve a Canada e Usa. Paesi che hanno apprezzato, nel tempo, l’offerta dell’azienda torinese sempre più caratterizzatasi come occhialeria creativa. “Siamo una piccola alternativa all’occhialeria industriale dei giganti del set- tore (Luxottica, Safilo, Derigo, Marcolin e Marchon, ndr) – sottolinea Giovanni Vitaloni – e una ricerca di Kpmg al recente Mido di Milano dice che c’è un forte sviluppo di marchi di fabbrica come il nostro, ma bisogna avere dei contenuti. E` su questo tema che noi ci applichiamo maggiormente». I big, spiega Vitaloni, “hanno linee di prodotto abbastanza standardizzate, ma in Italia esistono piccole aziende come la nostra che fanno di prodotto e ricerca i propri punti qualificanti». «La nostra ragione di esistere – conclude Giovanni Vitaloni – sono ricerca, forma, stile, colore; non possiamo non met-terci in evidenza. Per noi sono importanti ricerca e brevetti, cercare contaminazioni da altri settori diversi dall’ottica, per esempio dall’automotive o dal modellismo. È dal modellismo che abbiamo tratto il sistema del taglio chimico”. Vitaloni è impegnato da tempo nell’associazione di categoria, l’Anfao, e ha la delega all’internazionalizzazione. Leggendo la storia della sua Nico-design si capisce perché.

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