FINANZA/ Euro e oro, due temi dimenticati dopo 20 anni di Bce

- Gianfranco D'Atri

Una pubblicazione ha recentemente celebrato i 20 anni della Bce. Manca però un’analisi in grado di dare una risposta a un’importante domanda

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La sede della Bce a Francoforte (LaPresse)

“Una storia di venti anni” è il titolo di una pubblicazione degli economisti della Bce apparsa per accompagnare il passaggio di consegne, da parte di Draghi alla Lagarde, del timone dell’euro. Non è solo un’esplicita apologia del ex presidente, descrivendone i benefici effetti delle politiche monetarie adottate, ma anche il viatico scientifico per sostenere o indirizzare le scelte della nuova presidenza.

In effetti, la dimensione dello studio – 370 pagine – e la qualità e ampiezza dei riferimenti, nonché la professionalità degli autori, sono tali da meritare un approfondimento che non è alla portata del singolo studioso. Forse per questo, dovremmo innanzitutto auspicare che la stessa Bce si facesse promotrice di un ampio dibattito scientifico, con convegni, seminari e incontri divulgativi. E, da un punto di vista nazionalistico, dovremmo pretendere che la Banca d’Italia – ormai unicamente apprezzata per il suo ufficio studi – si attivasse per un analoga ricerca in cui, oltre a descrivere come in ogni momento sia stata fatta la cosa migliore, si analizzassero le scelte controfattuali in maniera critica. Forse si riconoscerebbero degli errori e si individuerebbero alternative per il futuro, anche nell’interesse dell’economia italiana.

In mancanza di altri autorevoli riferimenti, proviamo ad interrogarci su questo “bellissimo ventennio” – direbbe il nostro premier- leggendo, e riflettendo sull’intervista e la successiva conferenza di Benoît Cœuré, che ha recentemente terminato l’incarico di membro del comitato esecutivo della Bce, sostituito da Fabio Panetta e battuto dalla Lagarde nella nomina alla presidenza.

Innanzitutto ci viene ricordato che le decisioni di politica monetaria vengono adottate a maggioranza e che sono prese nell’interesse della Comunità europea nel suo insieme e non di specifici Paesi, tant’è che il membro tedesco della commissione a settembre si è dimesso in aperta contestazione della proroga degli acquisti di titoli. Allora, chi interpreta gli interessi generali e favorisce la formazione di una maggioranza decisionale? La Bce è l’organismo al quale avremmo delegato tale compito, in assoluta autonomia, estendendo il principio di indipendenza della banca centrale dal proprio governo a quello di indipendenza dagli Stati che hanno dato vita all’unione monetaria.

Quali interessi sono stati veicolati con maggior forza, attraverso i canali informali del potere, alla Bce in questi anni? È credibile che il comitato sia composto da uomini e donne estremamente saggi che imperscrutabilmente individuano il bene dei popoli d’Europa, bilanciando pro e contro per ognuno di essi e per le varie classi sociali che li compongono?

Secondo Cœuré la politica monetaria della Bce, inizialmente modellata su quella della Bundesbank pre-euro, ha nel tempo assunto a riferimento la Federal Reserve degli Stati Uniti, in particolare con il Quantitative easing. Purtroppo gli strumenti e gli obiettivi delle due istituzioni sono diversi: la Bce ha il solo obiettivo di mantenere la stabilità dei prezzi, mentre la Federal Reserve si muove anche alla ricerca della piena occupazione, inoltre il mercato dei capitali Usa presenta caratteristiche di liquidità incomparabilmente superiori a quello europeo, basato su una moneta unica per una miriade di economie differenti.

Alla fine Cœuré si dichiara ovviamente soddisfatto dei risultati ottenuti durante il periodo in cui anche lui è stato membro del board di Draghi; a noi restano i segnali di una Bce comunque non adatta ad affrontare con serenità i prossimi anni, stante i limiti della sua governance e della funzione a essa assegnata.

Né l’intervistato, né la pubblicazione sui venti anni della Bce ci forniscono elementi di riflessione su quello che è il punto cruciale: l’euro, la valuta unica europea, è stato o meno lo strumento migliore per affrontare gli ultimi venti anni di crisi mondiale? O meglio, quali effetti ha comportato la necessità di gestire l’economia di Stati diversi, per fiscalità e struttura economica, con unico strumento e con una gestione accentrata, slegata dalle dinamiche differenti dei Paesi europei, anche perché privati del potere di decidere direttamente le proprie priorità?

Su questo tema, ormai messo da parte dalla politica, restiamo in attesa di uno studio, di commento e approfondimento, da parte di Banca d’Italia che potrebbe così almeno ricordarci che circa venti anni fa era una Banca centrale per davvero, e non solo nel nome e nei costi.

P.S.: Non avendolo fatto gli autori del lavoro, ricordiamo anche che la Bce in questi 20 anni ha potuto considerare “suo” l’oro degli italiani e, al momento, non intende cambiare atteggiamento, né alcun Governo italico ha assunto iniziative di recupero sovrano.

P.P.S.S.: Attualmente Cœuré lavora presso la Bis, la banca delle banche centrali, per il progetto di digitalizzazione delle valute.

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