INDAGINE/ Perché la generazione Z vuole un’auto ma non la compra?

- Franco Oppedisano

La generazione Z considera importante l’auto, eppure i giovani non l’acquistano. E il problema non sta nei prezzi delle vetture

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Con i numeri si può dire, più o meno, quello che si vuole. Ma se li si guarda con onestà e, soprattutto, senza secondi fini, alla fine, riescono a dire la verità. Ne sono un esempio due ultime indagini: quella elaborata da Autoscout 24 e Quintegia nei giorni scorsi e quella dell’Aci che un anno fa dava per morto il rapporto tra giovani e motori che, data l’età dei protagonisti, sembrava non essere mai nato.

Si suonava la campana a morto per il settore rilevando che solo un “under 25” su otto (il 12,2%) possedeva un’auto, mentre dieci anni prima la quota era di uno a cinque (20,8% con un calo del 41,3%). Tra le cause della disaffezione, i sociologi dell’Aci andavano sul sicuro e, senza sforzarsi troppo, elencavano i costi di gestione (260 euro al mese la spesa media per l’auto nel 2020) e il diffondersi di nuove forme di mobilità, come le minicar o il, sempre più frequente, ricorso ad auto, bici e monopattini in condivisione. Insomma, l’Automobil club d’Italia, mica pizza e fichi, metteva nero su bianco che il mercato dell’auto non è solo maturo, ma sarà in contrazione perenne per qualche decennio per questioni anagrafiche e, poi, sparirà, come quello delle macchine da scrivere o per cucire. 

A rasserenare gli animi del settore automotive è arrivata la settimana scorsa un’altra indagine, elaborata, come dicevamo, da Autoscout 24 e Quintegia, che ha cercato di sondare il rapporto tra l’auto e la generazione Z, quella dei nati tra la fine degli anni Novanta e i primi anni di questo millennio. Non sono pochi: nel mondo i giovani che appartengono alla generazione, chiamata anche Post Millenium, raggiungono i 2 miliardi di persone, mentre in Italia, secondo l’Istat, sono circa 9 milioni quelli che hanno tra i 5 e i 25 anni e più di 1 milione tra loro è entrato o sta entrando nel mondo del lavoro. Per intenderci sono quelli che, secondo chi se ne intende appunto, leggono, giocano, ascoltano musica, comunicano, guardano video quasi esclusivamente sul web. 

Naturalmente quasi otto su dieci (77%) usano abitualmente il trasporto pubblico (contro il 50% di altre generazioni), amano i servizi di micro-mobilità (61% vs 38%) e sono più propensi al car sharing (27% vs 14%). Ancora più naturalmente sono ferratissimi sul tema della sostenibilità, considerato molto importante per due terzi dei giovani (contro il 58% delle altre generazioni) e quando acquisteranno un’auto, il 73% probabilmente (se non sicuramente) prenderà in considerazione un’auto ibrida plug-in e due terzi del campione una elettrica. Ma dall’indagine sui giovani della generazione Z emerge anche che il 72% considera l’auto molto o abbastanza importante, usa l’auto di proprietà o di famiglia tutti i giorni (60%) o almeno 3/4 giorni a settimana (22%), e molti sono interessati al mondo dell’auto. 

Ma allora perché i giovani non comprano l’auto se la considerano importante e usano quella di famiglia più volte alla settimana? Perché, magari, prendono la patente a 18 anni, ma non cercano disperatamente di averne una come accadeva nelle generazioni che li hanno preceduti. Da quello che dice l’indagine i trasporti pubblici e il car sharing sono un ripiego, un utile sostituto specie nelle grandi città. Allora perché non possiedono un’auto? 

La prima cosa che viene in mente è il prezzo di acquisto, certamente non alla portata di tutti, ma questa strada non porta da nessuna parte perché analizzando i dati storici di stipendi e prezzi dell’auto emerge che in passato si pagava l’auto più o meno le stesse cifre o anche di più. Ora per comprare una 500 occorrono una decina di stipendi, negli anni Cinquanta ne servivano 16, nei Sessanta circa nove, all’inizio degli anni Settanta la 126 costava poco più di 8 stipendi e negli anni Ottanta, con l’inflazione alle stelle, per una Panda ne servivano nove. 

Andando più a fondo, si capisce che quello che davvero è cambiato negli ultimi 20/30 anni è la capacità di risparmio. Nel 1990, i primi dati disponibili, la quota del reddito destinata al risparmio in Italia era del 21,67% ed è un dato sicuramente più basso di quello che ha caratterizzato i decenni precedenti. Nel 1997 era già sceso al 15,15%, nel 2001 al 10% e nel 2008 al 6%. Un crollo verticale. Decenni, insomma, fa si comprava l’auto con i soldi che si erano risparmiati o a rate con quelli che sarebbero stati messi da parte in futuro. Questi risparmi ora sono spariti e i giovani si attaccano al tram.

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