Influenza aviaria, crescono i contagi da uccelli a mammiferi/ “Il virus ha trovato altre vie”

- Josephine Carinci

Aumenta il numero di mammiferi infettati da influenza aviaria: passi in avanti nella diffusione del virus da uccelli ad altre specie

aviaria Influenza aviaria, foto Youtube

Il ceppo virale dell’aviaria H5N1 è stato rilevato in concentrazioni molto elevate nel latte crudo di animali infetti, come reso noto dall’Oms, anche se non è noto per quanto tempo il virus possa sopravvivere nel latte. Dal 2020 il numero di focolai tra gli uccelli è cresciuto in modo esponenziale, insieme all’aumento del numero di mammiferi infetti: sono decine, inoltre, i milioni di uccelli e mammiferi morti in tutto il mondo da quando il nuovo ceppo virale si è diffuso tra gli animali. Il mese scorso il virus è stato riscontrato anche in mucche e capre: inoltre una persona che lavorava in un caseificio in Texas ha riportato l’influenza aviaria dopo essere stata esposta al bestiame.

“Quello in Texas è il primo caso di un essere umano infetto da influenza aviaria da parte di una mucca”, ha affermato Wenqing Zhang, capo del programma globale sull’influenza presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’esperto, ancora, ai media ha spiegato: “Durante le attuali epidemie è stata registrata anche la trasmissione da uccello a mucca, da mucca a mucca e da mucca a uccello, il che suggerisce che il virus potrebbe aver trovato altre vie di transizione rispetto a quanto previsto in precedenza”. Quello in Texas è solo il secondo caso di un essere umano risultato positivo all’influenza aviaria negli Stati Uniti.

Influenza aviaria, passi in avanti nella diffusione del virus ai mammiferi

Wenqing Zhang dell’Oms, parlando ancora dell’influenza aviaria, ha sottolineato: “Ora vediamo più mandrie di mucche colpite in un numero crescente di Stati degli Stati Uniti, il che mostra un ulteriore passo avanti nella diffusione del virus ai mammiferi. Il virus è stato rilevato anche nel latte di animali infetti”. Zhang ha affermato che esiste una “concentrazione di virus molto elevata nel latte crudo” ma non è ancora chiaro per quanto tempo il virus sia stato in grado di sopravvivere. Per il dipartimento sanitario del Texas, le infezioni bovine non rappresentano un problema per la fornitura commerciale di latte: il latte delle mucche malate, infatti, viene distrutto e inoltre con la pastorizzazione il virus muore.

“È importante che le persone garantiscano pratiche alimentari sicure, incluso il consumo solo di latte pastorizzato e prodotti lattiero-caseari”, ha affermato Zhang. I casi del virus A(H5N1) identificati nelle mucche e nel caso umano in Texas non hanno mostrato un aumento dell’adattamento ai mammiferi, ha sottolineato l’esperto. Per quanto riguarda invece i vaccini, ce ne sono alcuni in cantiere. “Avere pronti i virus candidati al vaccino ci consente di essere pronti a produrre rapidamente vaccini per gli esseri umani, se ciò si rendesse necessario”, ha concluso l’esperto dell’Oms.





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