INFRASTRUTTURE/ Il caso virtuoso del Corridoio Adriatico rimasto fuori dal Pnrr

- Massimo Valentini

Nel Pnrr non ha trovato spazio il Corridoio Adriatico. Ma le Regioni si sono mosse per cercare di portare un’infrastruttura importante sul territorio

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Il tema delle infrastrutture fisiche è ritornato prepotentemente alla ribalta in occasione del Pnrr, ma il ritardo infrastrutturale accumulato in molte regioni non ha trovato un punto di sbocco in questa opportunità. Questi storici e rari appuntamenti in cui molte opere possono essere attivate sono anche l’occasione per verificare le politiche portate avanti negli anni precedenti.

Per quanto riguarda le infrastrutture materiali, il Pnrr ha definitivamente svelato l’assoluta inadeguatezza di politiche regionali che hanno spinto sulle micro progettualità non correlate tra di loro, senza costruire alleanze strategiche con altri territori nella realizzazione di progettualità più complesse e integrate. Politiche regionali tese ad acquisire consensi di breve periodo hanno fatto leva su esigenze locali per proporre micro interventi che nella stragrande maggioranza sono rimaste sulla carta, inasprendo così la protesta delle comunità locali e addossando ai decisori nazionali responsabilità che invece sono tutte della politica locale. Soprattutto quello che ha evidenziato questa fase è la mancanza di una visione strategica dello sviluppo regionale che è intimamente connessa con l’implementazione infrastrutturale dei territori e quindi l’accettazione della dimensione del lungo periodo come condizione fondamentale per la preparazione di opere infrastrutturali complesse, ma decisive per il futuro.

Un esempio calzante è il tema della realizzazione del Corridoio Adriatico che sconta una gravissima carenza in ordine al completamento dell’Alta Velocità da Bologna a Bari e quindi all’arretramento della ferrovia nel tratto della ferrovia da Pesaro a Termoli che praticamente passa in riva al mare creando gravissimi problemi ambientali che implicano costosissimi interventi non risolutivi per ridurre l’inquinamento acustico. Arretramento che consentirebbe la realizzazione nel vecchio tracciato di una metropolitana di superficie e di una pista ciclopedonale che sono opere fondamentali per andare a sviluppare l’industria turistica delle regioni interessate.

Il Corridoio Adriatico non ha potuto trovare alcun posto nel Pnrr in quanto si era praticamente all’anno zero in ordine a studi di fattibilità e progettazioni. Sul tema si osserva ora un’azione che invece ha le caratteristiche di un’azione politica che pare avere le necessarie condizioni per andare a elaborare una progettazione complessa e integrata che si fonda su alleanze territoriali e su interlocuzioni che oltre a Governo e RFI ha anche l’Europa come interlocutore primario.

Lo scorso mese di ottobre le Regioni Marche, Abruzzo, Molise e Puglia hanno sottoscritto un protocollo di intesa per richiedere congiuntamente all’Europa l’inserimento del Corridoio Adriatico sino a Bari nella nuova programmazione delle Reti Europee TN-T per favorire il miglioramento di tutto il sistema dei trasporti sulla dorsale adriatico-ionica, compresa la realizzazione dell’Alta Velocità. Parallelamente alcune Regioni hanno già chiesto a Governo e RFI lo studio di fattibilità per la realizzazione dell’Alta Velocità sulla dorsale adriatica con contestuale arretramento del tracciato ferroviario che consentirebbe la riconversione del vecchio tracciato a metropolitana di superficie di servizio regionale con attigua pista ciclopedonale. Uno studio di fattibilità che dovrà essere basato sui moderni criteri dell’impact investing, ovvero sul calcolo non solo dei costi diretti dell’opera, ma anche dei ritorni reddituali nei Pil regionali, dei risparmi di costi ambientali che la realizzazione permetterebbe, nonché delle catture di valore che potrebbero esserci andando a recuperare spazi per uno sviluppo turistico-commerciale in parte dei sedimi delle stazioni ferroviarie, tutte situate nei centri cittadini della costa a breve distanza dal mare.

È questa una strategia che trova ampio sostegno delle comunità territoriali che non accettano più chiacchiere, ma vogliono azioni concrete che adottino il metodo necessario per raggiungere i risultati. La responsabilità della politica e delle comunità territoriali è per la generazione presente, ma anche per le generazioni future. Lo sviluppo territoriale ha bisogno di una visione strategica di lungo periodo e le infrastrutture sono parte essenziale di questa visione. Chi lascerà una traccia non saranno coloro che inseguendo un consenso di breve periodo sono destinati all’irrilevanza, ma coloro che lavorano da oggi per il futuro.

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