Insulti razzisti a Maignan, tifoso identificato/ Il portiere: “Io nero e orgoglioso”

- Claudio Franceschini

Mike Maignan, dopo gli insulti razzisti ricevuti in Juventus Milan, ha scritto una lettera aperta a chi governa il calcio chiedendo un cambiamento; intanto, il tifoso è stato identificato.

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Mike Maignan, portiere del Milan (Foto LaPresse)

INSULTI RAZZISTI, LA LETTERA DI MAIGNAN

Domenica scorsa, in occasione di Juventus Milan, Mike Maignan è stato vittima di insulti razzisti: dall’Allianz Stadium si erano levate alcune offese a indirizzo del portiere rossonero, a chiaro sfondo di discriminazione razziale. La prima notizia è che il responsabile è stato identificato, grazie alle telecamere dell’Allianz Stadium: si tratta, così riportano i media, di un operaio e sindacalista di Rovigo. Era iscritto allo Juventus Club Gaetano Scirea di Castagnaro, in provincia di Verona: usiamo il verbo al passato perchè il soggetto in questione è stato prontamente espulso.

La seconda notizia è che Mike Maignan ha voluto scrivere una sorta di “lettera aperta” al mondo del calcio: utilizzando il profilo Instagram, il portiere del Milan ha sottolineato il problema affermando di non sentirsi vittima di razzismo, ma di essere “Mike, in piedi, nero e orgoglioso. E ancora, sostiene come le persone di colore continueranno a utilizzare la propria voce per cambiare le cose, fino a quando potranno farlo.

LE PAROLE DI MAIGNAN SUL RAZZISMO

Non sono nè il primo nè l’ultimo cui questo succederà” ha scritto Maignan, riferendosi agli insulti razzisti rivoltigli all’Allianz Stadium. Sembra quasi una frase rassegnata, invece il portiere del Milan va oltre: sostiene che non si tratti di bollare i tifosi come “stupidi” o di dire che il razzismo è sbagliato, si tratta di evitare di declinare questi fatti come incidenti isolati. Bisogna, secondo lui, intraprendere un’azione globale senza cui la storia è destinata a ripetersi. Maignan si chiede cosa si faccia davvero per combattere il razzismo negli stadi, se le azioni intraprese siano efficaci; e parla di unità nella battaglia, di “un problema sociale che è più grande del calcio stesso”. Poi l’attacco, o comunque le parole forti nei confronti delle persone che governano il calcio: “Quelli che decidono sanno cosa si prova a sentire insulti e urla che ci relegano al rango di animali? Sanno cosa fa alle nostre famiglie?” Ecco: questo non è certo il primo appello da parte di chi subisce direttamente insulti razzisti, la speranza è che ce ne debbano essere sempre meno, o meglio nessun altro, il che vorrebbe dire che qualcosa sarebbe davvero cambiata.



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