Israele +976% casi della Svezia (no mask e no Pass)/ Modelli Covid, il grafico choc

- Niccolò Magnani

Confronto dati Covid tra Israele e Svezia: cosa dice il grafico choc sull’aumento dei contagi, cosa non torna e l’emergenza che resta sul fronte vittime

vaccini Israele terza dose
Emergenza Covid in Israele: i vaccini (LaPresse, 2021)

Sulla rete da alcuni giorni circola un grafico tratto dalle statistiche della John Hopkins University, autorità in materia di dati sul Covid-19 fin dall’inizio della pandemia: in quell’immagine – rilanciata da un account Twitter con l’aggiunta di informazioni sulle regole imposte negli ultimi mesi – si mettono a confronto le situazioni epidemiologiche di Svezia e Israele. Da un lato, lo Stato scandinavo che fin dall’inizio dell’emergenza coronavirus non ha attuato politiche di lockdown, di obbligo mascherine e con il numero di vaccinazioni non tra i più alti in Europa; dall’altro invece Israele che ha fatto da apripista su tanti livelli, tra i primissimi a fare i lockdown e con l’utilizzo del Green Pass tra i più rigidi al mondo per contrastare la variante Delta.

Ebbene, dal confronto emerge un dato piuttosto eclatante: se si confrontano i casi per milione di abitanti si osserva come in Israele, nonostante il reinserimento dell’obbligo di mascherina e il persistere del pass vaccinale, vi sia un +976% di casi dalla data del reinserimento delle mascherine obbligatorie lo scorso 24 giugno. L’account Twitter resta molto polemico nella disamina e sentenzia, «sicuramente gli esperti continueranno a dirci che le mascherine e i passaporti dei vaccini sono la chiave per tenere il COVID “sotto controllo”».

SVEZIA VS ISRAELE, COSA NON TORNA (IN ENTRAMBI I CASI)

Premesso che fin dall’inizio della pandemia di “modelli” della gestione Covid ve ne sono stati diversi, talvolta realistici e talvolta no, la questione sollevata tra Israele e Svezia non è certo da “nascondere”. Stoccolma persegue la linea della massima libertà e responsabilità al tempo stesso, senza obblighi vaccinali (e senza Green Pass) con la percentuale di vaccinazione completata solo fino al 50% della popolazione. Come sempre però occorre osservare i dati nella loro totalità prima di prendere “giudizi” affrettati: ecco allora che, tramite l’utile portale “Statista.com” si può confrontare da vicino i casi di Israele e Svezia (aggiornati al 25 agosto):

– casi totali: 1,011,223 Israele; 1,119,358 Svezia
– casi negli ultimi 7 giorni: 49.030 Israele; 5,080 Svezia
– morti in assoluto: 6,880 Israele; 14,670 Svezia
– morti negli ultimi 7 giorni: 157 Israele; 8 Svezia
– popolazione: 9 milioni Israele; 10,2 milioni Svezia
– morti per milione di abitanti: 759,94 Israele; 1,426 Svezia

Ebbene, dai seguenti dati si possono trarre diversi spunti: in primis, l’evoluzione in queste ultime settimane della pandemia nei due Paesi rileva che il mantra “solo mascherine e vaccino controllano l’evoluzione del Covid” non si rileva del tutto esatta. Significa forse che non serve vaccinarsi e non serve prendere precauzioni? Tutt’altro, come stanno a dimostrare i dati italiani e mondiali sulla percentuale di morti e ricoveri tra i non vaccinati rispetto ai protetti, una forbice infinitamente a favore del vaccino anti-Covid. Ma questo non toglie che un modello basato sulla fiducia tra istituzioni, cittadini e scienza come avvenuto in Svezia fin dall’inizio della pandemia, ha giovato in termini sia sociali che economici. Certo, il nodo delle vittime rimane: il confronto qui è tutto a “favore” di Israele, che ha avuto molti meno morti in assoluto e anche per milione di abitanti.

Conclusioni? Serve qui la scienza, noi evidentemente non possiamo dare giudizi epidemiologici: di certo, se è vero che il modello israeliano ha evitato le tanti vittime svedesi, è altrettanto vero che il livello di morti per milione di abitanti – ad esempio – consiglia maggior prudenza nei giudizi anche da parte dei nostri esperti italiani. 1,426 Svezia, 2,136 Italia. Il vaccino scherma la gravità della pandemia, così come le mascherine negli assembramenti aiutano a minimizzare i rischi: ma un modello a tutto tondo che da ormai un anno e mezzo procede passo dopo passo in accordo tra società, politica e scienza – senza “sparare” dell’uno o dell’altro – forse sarebbe comunque più consigliabile per tutti, riconoscendo allo stesso tempo la completa difficoltà di trovare un criterio “unico” per difendersi dal maledetto Covid-19.



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