Israele nega green pass a chi non ha terza dose/ “Vaccino scade, serve richiamo”

- Luca Bucceri

Israele nega green pass a chi non ha terza dose: via alla campagna per l’ennesimo richiamo del vaccino

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Green pass, il controllo nei ristoranti (Foto: LaPresse)

Israele presto negherà il green pass a tutti coloro i quali non potranno certificare di aver ricevuto la terza dose del vaccino anti-Covid- A svelarlo è il ministero della Sanità Nitzan Horowitz, deciso a rendere obbligatorio un nuovo richiamo del siero poiché “in termini di efficacia il vaccino è valido solo per un periodo di cinque o sei mesi”. Dopo tale periodo, secondo il ministro, servirà un’altra dose e darà una certificazione momentanea non avrebbe senso perché documenterebbe uno stato vaccinale falso.

“Il Green Pass certifica che una persona è immunizzata in un certo modo. Quindi, dal momento che sappiamo che il vaccino perde la sua efficacia dopo un certo periodo, non c’è giustificazione per dare un Green Pass a qualcuno che non ha ricevuto un’altra dose” ha spiegato il ministro alla televisione Channel 13. Da Israele dunque è partita la campagna alla terza dose che, al momento è aperta agli over 30. Horowitz ha affermato che il pass con terza dose arriverà quando sarà disponibile anche dai 12 anni in su.

Israele nega green pass a chi non ha terza dose: presto l’obbligo

La decisione di Horowitz, che di certo non può far felici i milioni di israeliani che hanno due dosi di vaccino somministrate, arriva la settimana successiva all’approvazione della terza dose di vaccino agli over 30 che possono dimostrare di aver ricevuto la seconda dose almeno cinque mesi fa. Prima dell’approvazione di martedì scorso il richiamo era possibile per gli over 40 e ad oggi sono 1.575.898 gli israeliani immunizzati con terza dose.

“I medici ci consigliano così, il comitato per i vaccini sta seguendo un metodo delle fasi graduali per rendere la terza dose sicura al 100% per tutti” ha proseguito Horowitz. Il richiamo con terza dose per i più piccoli è dunque atteso dalle prossime settimane, ma i dati che provengono dalle somministrazioni ai più anziani sembrano dare ragione al ministro: il tasso di infezione si abbassa sempre più.



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