ITA/ La chance offerta dai ritardi della Commissione europea

- Alessandro Giustolisi

L'operazione ITA-Lufthansa resta ancora in sospeso. Bisognerebbe anche pensare a un'alternativa, prima che sia troppo tardi, guardando a TAP

Ita e Lufthansa Aerei Ita e Lufthansa (Ansa)

L’Ue ha deciso ultimamente di far penare ITA ulteriormente e attendere fino a giugno per una decisione sull’ingresso di Lufthansa, sapendo che lo Stato italiano in teoria non può più versare somme nella compagnia e che ha deciso di venderla e non mantenerla. Pur essendo contrario a questa vendita, capisco che se il Governo impone questa strada sarebbe utile che ITA passasse al più presto a Lufthansa per evitare eventuali problemi finanziari ulteriori.

Secondo le ultime versioni da fonti ufficiali di ITA, la compagnia pare stia andando bene in quasi tutti gli indicatori (spero sia vero, visto che tanti esperti dicono il contrario) e ciò dovrebbe renderci felici momentaneamente nella triste consapevolezza che tra qualche mese saremo solo una compagnia sottomessa a un colosso e che, per ragioni ovvie, non sarà più possibile per ITA e Alitalia essere grandi nuovamente un giorno.

L’Ue, oltre alla trattativa ITA-Lufthansa, deve occuparsi anche del caso di Air Europa, compagnia spagnola molto presente in Sudamerica, Europa e sui voli domestici, che unendosi a IAG creerebbe un quasi monopolio tra Madrid e Sudamerica insieme a Iberia. Il caso ITA non crea un pericolo di monopolio cosi vasto, tutt’al più l’unico quasi monopolio sarebbe per Linate e le rotte di voli regolari non low cost tra Italia e Austria, Belgio, Germania e Svizzera, ma più che altro in pericolo è la nostra sovranità sul trasporto aereo italiano. In quanto terzo Paese dell’Ue e tra i primi in Europa, con entrate turistiche superiori a quelle della Germania, non dovremmo avere una compagnia aerea di bandiera parte di un colosso europeo, ma indipendente.

Purtroppo ribadisco che il passaggio di ITA a Lufthansa o a qualsiasi colosso europeo, come Air France-KLM o IAG, sarà un regalo soprattutto a Ryanair, Wizz Air, EasyJet, Volotea e qualche altra linea aerea minore. Come ribadito in altri articoli, Lufthansa farà di ITA un feeder per i suoi hub di Francoforte, Monaco di Baviera, Zurigo, Vienna e Bruxelles e al massimo svilupperà da Roma una rete intercontinentale per voli selezionati con un potenziale di riempimento ad alta percentuale, ma non creerà mai un network dall’Italia verso il mondo intero e non farà sicuramente trasformare l’Italia in un centro di snodo mondiale a scapito dei suoi hub esistenti. Lufthansa riuscirà a portare via agli altri gruppi più che altro i passeggeri intercontinentali attraverso i suoi hub, ma l’Italia resterà invasa da linee straniere e ITA avrà una presenza minima, addirittura inferiore alla vecchia Alitalia, senza essere una linea molto rilevante.

L’Italia ha tutto il potenziale per essere sede di una compagnia al livello di Lufthansa, potremmo portare nel nostro Paese tante rotte che oggi passano da hub esteri e avere un vettore con oltre 180/200 destinazioni intercontinentali in almeno 10 anni, cosa impossibile se diventiamo parte di un grosso gruppo. L’Italia grazie alla sua posizione al centro-sud Europa ha vantaggi geografici maggiori di altri Paesi europei.

Che l’Ue ancora non abbia risposto forse è un bene, perché siamo ancora a tempo per cambiare rotta e qui faccio un appello al Governo e ai vertici ITA perché analizzino le varie proposte presentate in articoli precedenti. Vorrei ricordare che anche Air Europa e TAP potrebbero tra poco entrare in un gruppo più grande e se ciò accadesse potrebbe venir limitato anche il raggio di azione per le Americhe di ITA, visto che TAP già opera con gli A321LR verso Usa e Brasile con costi molto bassi e appena arriveranno gli A321XLR potrà estendersi sempre di più, cosa che noi dall’Italia potremmo fare molto meno avendo almeno due ore in più di volo verso le Americhe rispetto alla Penisola Iberica. Se TAP entrasse in Lufthansa, per ITA sarebbe un disastro ancora peggiore.

Spero che i vertici ITA e il Governo mantengano per il 51% l’azienda pubblica iniziando, per esempio, a pensare a essere leader o cofondatori di un nuovo gruppo, cominciando con TAP prima che sia inglobata da qualche colosso europeo. Il Portogallo, a mio avviso, sarebbe disponibile a un’opzione del genere, che potrebbe portare alla costruzione di un gruppo dove potrebbero entrare altre 4-5 compagnie europee ancora non facenti parte di un colosso.

Se vogliamo credere alle favole continuiamo con Lufthansa, ma se vogliamo che Alitalia sia una realtà, questa è l’unica strada ormai percorribile per non dire addio al trasporto aereo italiano.

antilleanatlantic@outlook.com<

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