“Italia ha contribuito a diffondere Covid in Ue”/ Verbali: niente screening in uscita

- Silvana Palazzo

“Italia ha contribuito a diffondere Covid in Europa” secondo verbali inediti dell’Ecdc: dichiarava di non fare lo screening in uscita dei viaggiatori. Si rischiano ripercussioni legali?

Coronavirus aerei
Aeroporto (LaPresse, 2020)

L’Italia ha fatto davvero il possibile per arginare la diffusione del coronavirus? Il problema non è solo “interno”, ma riguarda anche l’estero. Da alcuni verbali del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive (Ecdc), che sono stati mostrati in esclusiva da Today, emerge che ben 16 nazioni su 27 dell’Unione europea hanno registrato come primi casi ufficiali Covid quelli di persone che provenivano dall’Italia. Quindi, in Europa tra il 22 febbraio 2020 e il 7 marzo 2020, quei 16 Paesi hanno registrato le prime infezioni di coronavirus in persone che erano tornate dall’Italia. In pratica, si tratta del 60% dei Paesi europei. Non è ancora chiaro se quanto documentano tali documenti possa avere delle ripercussioni giuridiche e legali per l’Italia a livello europeo, ma sta di fatto che così l’Italia ha contribuito alla diffusione del coronavirus in Europa.

Dai dati registrati dall’Ecdc è emerso, infatti, che le persone partite dall’Italia hanno rappresentato i primi casi ufficiali di Covid in Austria, Croazia, Svizzera, Grecia, Danimarca, Romania, Lituania, Paesi Bassi, Lussemburgo, Portogallo, Lettonia, Irlanda, Ucraina, Slovenia, Principato di Monaco e Andorra. E hanno rappresentato casi di trasmissione secondaria in Polonia, Norvegia, Finlandia, Spagna, Francia e Svezia.

COVID, LE OMBRE SULLA GESTIONE ITALIANA

Ad essere in possesso di questi documenti è il Comitato dei parenti delle vittime Covid della Val Seriana, in provincia di Bergamo, l’epicentro della prima ondata. Il responsabile della comunicazione del Comitato, Robert Lingard, ha mostrato in esclusiva questi documenti così come il verbale dell’incontro del Comitato della sicurezza sanitaria che fa capo alla Commissione Ue tenutosi il 24 febbraio 2020. A tre giorni dai primi casi Covid in provincia di Lodi e il giorno dopo i primi casi riscontrati nella bergamasca, il rappresentante italiano a quel vertice europeo avrebbe dichiarato che «nessuno screening in uscita è attualmente fatto in Italia». Quindi, mentre l’Italia dichiarava di non fare controlli in uscita dei viaggiatori, il coronavirus si diffondeva nel resto d’Europa anche tramite le persone che lasciavano i nostri confini nazionali.

«Dal 2013 in Europa è in vigore la Decisione Europea 1082, che è legalmente vincolante. La Decisione Europea 1082 prevede che i singoli Stati siano responsabili del contenimento di minacce transfrontaliere e che si attrezzino per farlo. Contrariamente, rappresentano una minaccia per la salute e l’economia dell’Unione Europea. L’Italia era sufficientemente attrezzata? Pare di no», ha commentato Robert Lingard a Today.

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