Italia vieta ingresso da 13 Paesi/ Coronavirus, la “black list” del ministro Speranza

- Silvana Palazzo

Coronavirus, Italia vieta ingresso e voli da 13 Paesi: la “black list” del ministro Roberto Speranza, che ha firmato ordinanza con cui spiega che non vuole veder vanificati i sacrifici fatti

Roberto Speranza
Ministro della Salute Roberto Speranza (LaPresse, 2020)

Vietato l’ingresso in Italia a chi arriva da 13 Paesi considerati a rischio per quanto riguarda l’emergenza coronavirus. Lo ha deciso il ministro della Salute Roberto Speranza con un’ordinanza nella quale sono indicati i Paesi in questione. L’elenco diffuso dal ministero della Salute riguardo i 13 Paesi a cui l’Italia vieta l’ingresso comprende Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldavia, Oman, Panama, Perù e Repubblica Dominicana. Quindi tutti i voli diretti e indiretti da e per questi Paesi sono sospesi. Dopo aver firmato l’ordinanza il ministro Speranza ha spiegato che è stato deciso di procedere con la linea della massima prudenza. La pandemia nel mondo è infatti nella sua fase più acuta: a livello globale sono stati superati i 12 milioni di casi, mentre le morti legate al Covid sono 550mila. Quindi, per evitare rischi di recrudescenza anche in Italia e per non «vanificare i sacrifici fatti dagli italiani in questi mesi», si è deciso di vietare l’ingresso a coloro che arrivano da questa specie di “black list”.

CORONAVIRUS, ITALIA VIETA INGRESSO DA 13 PAESI

Ieri almeno 152 passeggeri provenienti dal Bangladesh sono stati fermati a Roma Fiumicino e Milano Malpensa, quindi respinti dalle autorità italiane «per motivi sanitari». Il ministro della Salute Roberto Speranza ha poi mandato una lettera al Commissario Ue alla Salute e alla Sicurezza alimentare, Stella Kyriakides, e al ministro della Salute tedesco, Jens Spahn, per chiedere di individuare una strategia univoca, quindi per delineare insieme le nuove misure per gli arrivi dalle aree extra Schengen ed extra Ue. A tal proposito il ministro italiana chiedeva alla Commissione Ue e alla presidenza la promozione di un «maggiore coordinamento tra gli Stati membri» per garantire in questo modo «una maggiore efficacia alla realizzazione dell’obiettivo di contenere la diffusione di contagi causati da focolai di origine esterna» di coronavirus. Invece Andrea Crisanti, virologo dell’Università di Padova, suggeriva di effettuare tamponi in aeroporto: «L’intercettazione dei passeggeri in volo dal Bangladesh conferma che bisogna fare i tamponi in aeroporto, è un passo nella direzione giusta. Questo ci fa capire che occasione abbiamo perso a non testare i cinesi, come avevamo proposto il 3 febbraio».



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