Italo Pompei pusher caso Cerciello?/ “Non c’entro niente con questa storia!”

- Davide Giancristofaro Alberti

Italo Pompei è il pusher del caso Cerciello? L’accusato non ci sta: “Io non c’entro nulla”.

Carabiniere ucciso
Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma (LaPresse, 2019)

In queste ultime ore è salito alla ribalta delle cronache il nome di Italo Pompei. Chi è costui, vi starete domandano voi, secondo quanto sottolineato dai colleghi del Corriere della Sera sarebbe un pusher di Roma nonché referente dei carabinieri. Il nome di Pompei sarebbe in particolare associato al caso riguardante l’omicidio di Mario Cerciello Rega, il vice brigadiere dei carabinieri assassinato nella notte fra il 25 e il 26 luglio scorso da parte del 19enne americano Lee Finnegan Elder e il suo amico Gabriel Natale Hjorth (entrambi in carcere con l’accusa di omicidio). Secondo Corriere.it, gli uomini del Nucleo investigativo dell’Arma avrebbero scoperto che Cerciello e Pompei avrebbero avuto più di duemila contatti negli ultimi anni, ed ora toccherà agli stessi verificare la natura di questi contatti. Si tratta dell’ennesimo punto oscuro di una vicenda intricata, in cui l’unica certezza, al momento, sembrerebbero i due assassini, anche se dire come sono andate realmente le cose appare molto complesso.

ITALO POMPEI PUSHER CASO CERCIELLO? “NON C’ENTRO”

Ma lo stesso Italo Pompei rimanda al mittente ogni accusa, e in una recente intervista con i colleghi di RomaFanpage, aveva confessato: “non centro niente con loro eppure non hanno fatto nulla”, aggiungendo poi in via confidenziale di essere pronto a querelare e denunciare chiunque tirasse in ballo il suo nome nel caso dell’omicidio di Mario Cerciello Rega. Pompei era realmente in giro la notte del 26 luglio, ma dopo che era stato avvicinato dai carabinieri era stato lasciato andare: “Non ci hanno perquisito – ha spiegato lo stesso – io gli ho anche detto controllatemi non ho nulla addosso, non centro niente con loro eppure non hanno fatto nulla. Anzi, ci hanno risposto state tranquilli non cerchiamo voi. Se fosse stata un’operazione antidroga mi avrebbero spogliato giusto?”. I militari dell’Arma erano già alla ricerca del famoso borsello rubato dai due ragazzi americani come vendetta nei confronti di uno spacciatore che gli aveva rifilato aspirina anziché cocaina.



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