Jury Chechi: “Bronzo Atene vittoria più bella”/ “Ebbi un grave infortunio, ma…”

- Alessandro Nidi

Jury Chechi a “UnoMattina” ricorda i suoi trionfi passati e rivela il suo segreto: “Voglio essere padrone del mio destino e capitano della mia anima”

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Jury Chechi (Unomattina, 2021)

Jury Chechi, il “Signore degli anelli”, è stato intervistato nella mattinata di oggi, lunedì 17 maggio 2021, nello studio televisivo di “Unomattina”, dove ha ripercorso la sua carriera lastricata di successi e rivelato alcuni aneddoti che circondano i suoi trionfi. “Ho iniziato da bambino con il ciclismo – ha esordito –, poi casualmente andai in palestra e mi innamorai della ginnastica, che anche mia sorella praticava. A 14 anni, quindi, mi trasferii da Prato a Varese in un centro di preparazione olimpica, lavorando per vincere una medaglia nel concorso generale, che unisce i sei attrezzi”.

Tuttavia, “poco prima delle Olimpiadi di Barcellona 1992 mi sono rotto il tendine d’Achille nel corpo libero. Ho approfittato di quello stop per lavorare di più e specializzarmi sugli anelli, tanto che nel 1996, ad Atlanta, ho vinto l’oro proprio negli anelli. Cos’ho provato? Si avverte quasi una sorta di liberazione quando si vince. Non ho quasi ricordi del momento dell’esercizio, talmente ero concentrato su ciò che dovevo fare. Ricordo soltanto l’uscita perfetta, il podio, l’inno di Mameli e il tricolore sul pennone più alto”.

JURY CHECHI: “AD ATENE 2004…”

In un tema scritto a nove anni, Jury Chechi confessò di voler vincere le Olimpiadi, “perché ero appassionato di questo sport e avevo le idee chiare. Bisogna sempre vincere nelle competizioni, chiaramente nel rispetto totale delle regole. Vincere barando non ha senso, meglio una sconfitta pulita che una vittoria sporca”. Una speranza divenuta realtà in età adulta grazie al duro lavoro e all’abnegazione dimostrata in palestra, ma il 17 maggio 2000, esattamente 21 anni fa, sui giornali comparì la notizia della fine della sua carriera, a causa di un infortunio al braccio: “Mi ero rotto il tendine del bicipite brachiale e il professore che mi operò mi disse che non avrei più potuto competere. Io però voglio sempre essere il padrone del mio destino e il capitano della mia anima. Ci volevo provare, c’era anche una promessa fatta a mio padre. Andai ad Atene 2004 e vinsi un bronzo che per me vale più dell’oro di Atlanta”. Quando deve smettere un atleta? “Quando è ancora ad alti livelli e quando non ci sono più gli stimoli”. Oggi Chechi pratica il calisthenics, ha un’Academy che si occupa di formazione e sport e possiede una struttura nelle Marche nel settore turistico.



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