LA BORSA TORNA AL 2008/ L’occasione per l’Italia che fa ancora gola agli investitori

- Ugo Bertone

Nella settimana appena trascorsa l’indice principale della Borsa italiana è risalito ai livelli del 2008. Ora tocca al traguardo di inizio millennio

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Piazza Affari (Lapresse)

L’ultimo allarme della settimana finanziaria arriva dagli Usa. Dai conti di Snap, proprietaria di Snapchat, una tra le App più diffuse, emerge una brusca caduta delle entrate pubblicitarie dovuta anche al rallentamento dell’economia reale: i ritardi nella produzione e nelle consegne delle merci, sia per mancanza di componenti che per problemi di trasporto, si stanno riflettendo anche sulle campagne pubblicitarie con grave danno per i Big di Internet, Facebook in testa. E così svanisce in parte l’effetto positivo di Evergrande, il colosso immobiliare cinese che ha evitato per ora il default. 

Ma, una volta tanto, tra le notizie in arrivo dal mondo dei mercati spicca una nota di casa nostra: l’indice principale della Borsa italiana è risalito… al 2008. Ci sono voluti 13 anni per ritrovare i prezzi registrati prima delle tante crisi, da Lehman Brothers al dramma greco fino alla pandemia. E nello stesso periodo il reddito reale del Paese, non solo dei miliardari, ha subito una costante erosione dovuta alla mancata crescita dell’economia. Per questo il rialzo costante della Borsa sembra un passaggio normale ma non lo è. Semmai è il segnale di una tendenza virtuosa, di voglia di recuperare il tempo perduto. 

È un sentimento diffuso nel Paese, ben interpretato dal Governo Draghi in cui coesistono però altre correnti, sempre in agguato. Ma speriamo che, una volta tanto, la logica dei numeri prevalga. A vantaggio di tutti, non solo di chi ha quote di fondi di investimento od obbligazioni che tornano a rendere qualcosa. Il rendimento del Btp decennale, infatti, è risalito sopra il punto percentuale. Una buona notizia: un po’ perché la richiesta di capitali accompagna la ripresa dell’economia, più vivace del previsto, un po’ perché il recupero dei prezzi è una manna per le banche, le assicurazioni e per Poste Italiane, cioè i grandi depositi del debito pubblico, ma, soprattutto, è la conferma dell’efficacia della politica dell’Europa: il piccolo miracolo è reso possibile dal fatto che quasi tutti i titoli di nuova emissione sono stati acquistati dalla Bce.

È in questa cornice che s’innescano le note positive: il ministro del Tesoro Daniele Franco ha potuto aspettare con serenità il verdetto di Standard & Poor’s sul rating italiano. Solo pochi anni fa un appuntamento ad alta tensione, oggi occasione per celebrare la ripresa di interesse per il Bel Paese. Anche ad agosto il fatturato dell’industria italiana è aumentato dello 0,8% mese su mese, incremento registrato sia sul mercato estero che su quello interno. Nella media del trimestre giugno-agosto l’indice è cresciuto del 4,5% rispetto ai tre mesi precedenti. Nel confronto anno su anno la crescita è del 13,8% (mercato interno +13,0% e mercato estero +15,2%). Si conferma anche ad agosto la tendenza positiva del fatturato delle imprese, con la componente estera che mostra un andamento più vivace di quella interna.

E così, quando venerdì l’Istat pubblicherà la stima preliminare del Prodotto interno lordo del terzo trimestre 2021, dovrebbe essere confermata una crescita annua del 6% o anche più. Certo, non è ancora completato il recupero post-pandemia, ma per la prima volta da tempi immemorabili la ricchezza cresce più dei debiti. E non è poco. Gli investitori internazionali si stanno intanto rendendo conto delle potenzialità di crescita di un listino finora inadeguato che rappresenta solo in minima parte la realtà del “quarto capitalismo”, quello delle medie imprese che si stanno facendo largo sui mercati. Basti dire che la Borsa italiana vale il 37% del Pil, quella tedesca il 73%, quella francese addirittura il 112%. E, secondo la Banca d’Italia, ci sono almeno 2.200 imprese che potrebbero ben figurare in Borsa, offrendo un’alternativa valida ai risparmi posteggiati sui conti correnti. 

Insomma, l’occasione è ghiotta: una volta ritrovati i livelli del 2008 tocca ora al traguardo di inizio millennio. Sì, l’Italia, unico Paese del mondo avanzato, è ancora in ritardo sui numeri di vent’anni fa. Un record mondiale negativo perché gli altri, tutti gli altri, sono andati avanti. Ma guardiamo al bicchiere mezzo pieno: c’è un lungo cammino da percorrere di fronte a noi. Basta non sbagliare strada, come spesso ha fatto il Bel Paese, abilissimo nel farsi del male.

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