La pandemia e il “senno del prima”: traccia svolta Maturità 2022/ Ferrajoli e il Covid (Tipologia C1)

- Matteo Jarno Santoni

Esami di Stato 2022, Prima prova Maturità: traccia svolta della Tipologia C1, tema Ferrajoli e futuro Covid. “La pandemia e il senno del prima”: svolgimento

seconda prova maturità scientifico Esame Maturità 2023, la Prima prova: tema d'italiano (LaPresse)

TIPOLOGIA C1, PRIMA PROVA MATURITÀ 2022: TRACCIA SVOLTA, RIFLESSIONE CRITICA DI CARATTERE ESPOSITIVO-ARGOMENTATIVO SU TEMATICHE DI ATTUALITÀ

Testo tratto da Luigi Ferrajoli, Perché una Costituzione della Terra?, G. Giappichelli, Torino, 2021, pp. 11-12. Rifletti sulle questioni poste nel brano e confrontati anche in maniera critica e facendo riferimento alle tue conoscenze, alle tue esperienze personali e alla tua sensibilità, con la tesi espressa dall’autore, secondo il quale occorre ripensare la politica e l’economia a partire dalla consapevolezza, generata dalla pandemia, della nostra comune fragilità e del nostro comune destino. Puoi articolare il tuo elaborato in paragrafi opportunamente titolati e presentarlo con un titolo complessivo che ne esprima sinteticamente il contenuto. QUI IL BRANO IN TRACCIA C1

TUTTE LE PROVE SVOLTE E GLI APPROFONDIMENTI SU TESTI E AUTORI DELLA PRIMA PROVA DEGLI ESAMI DI MATURITA 2022

 

MATURITÀ 2022, TRACCIA SVOLTA C1: FERRAJOLI E IL FUTURO DOPO IL COVID

Perfino la mattina del 4 marzo 2020 quello che accadeva in Cina sembrava ancora tremendamente lontano. Si lodava la reazione della popolazione – con la costruzione di ospedali a tempo di record – alla crisi che il paese attraversava a causa di una influenza che mai avremmo pensato che potesse cambiare le nostre vite. È bastato probabilmente qualche viaggio in aereo perché il Coronavirus – come lo chiamavamo allora, per esteso – arrivasse anche in Europa e, soprattutto, in Italia. Noi, umani del mondo del tutto e subito, rimanevamo interdetti e irritati dal ritardo nel trovare soluzioni al problema; e un iniziale risentimento si tramutava pian piano in consapevolezza di essere inermi, davanti ai cupi bollettini ministeriali, che tiravano le somme dell’andamento falcidiante del contagio, partito da un remoto e per molti sconosciuto mercato di Wuhan.

Integrazione e interdipendenza, come scrive Ferrajoli, sono i caratteri del nostro mondo complesso che più di tutti, col dilagare della pandemia, sono risaltati. Sono frutti della globalizzazione – ammirata e vituperata – e del progresso nelle comunicazioni, sempre salutato con successo. Proprio perché il Covid non si arresta ai confini degli Stati è quantomeno doveroso accantonare la presunzione che catastrofi della portata di una pandemia si possano gestire solo entro le nazioni. Una considerazione del genere non vuole caldeggiare semplicemente il superamento a piedi pari delle istituzioni nazionali, come nessun altro vicine ai problemi e alle esigenze dei territori, ma invece ribadire l’esigenza di una più forte riposta delle organizzazioni internazionali.

Il Covid-19 ha sì colpito tutti, ma non tutti allo stesso modo: c’è chi ha potuto difendersi con un sistema sanitario e chi non si è potuto nemmeno permettere l’uso dei più banali strumenti di protezione, come le mascherine. L’accesso ai preziosi vaccini ha rischiato di essere influenzato dalle contingenze del potere politico e economico. Uno scenario, questo, che fa comprendere quanto sia urgente un ripensamento della politica internazionale convintamente ispirato dal principio di sussidiarietà. Questo anche, e soprattutto, attraverso le organizzazioni internazionali nate dai trattati, come l’OMS.

Ferrajoli propone una costituzione: uno strumento potente che evoca una guida, ma che per essere attuato a livello planetario richiederebbe uno sforzo mediatore di portata straordinaria. Penso che un risultato altrettanto auspicabile e prezioso possa intanto raggiungersi col sincero recupero dello spirito di molti trattati sorti sugli ideali della solidarietà la cui attuazione è stata tutt’altro che spontanea.

Credo che il vecchio adagio «siamo tutti sulla stessa barca», che sintetizza il «comune destino» di cui parla l’Autore, valga fino a un certo punto. Pur condividendo il medesimo pianeta, molti elementi incidono sulla sorte degli uomini e hanno determinato il modo di vivere la pandemia, presentandosi come impedimenti al superamento degli ostacoli di ordine economico e sociale di cui la nostra Costituzione repubblicana parla.

Ho ragione di credere che molti aderirebbero all’invito che l’Autore fa al termine dell’estratto: la pandemia ci ha reso consapevoli della necessità di «ripensare la politica e l’economia». Ferrajoli invita a pensare al futuro, ma prudentemente consiglia di partire dal passato. Tuttavia l’umanità spesso dimentica. L’auspicio è di giudicare, in un futuro, non solo col senno di poi, ma, si spera, con un accorto senno di prima





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