LA PATATA BOLLENTE/ Pregiudizi e politica nel film di Steno con Pozzetto

- Bruno Zampetti

Nel 1979 Pozzetto e Fenech hanno recitato insieme in un film di Steno, da ricordare anche per l’interpretazione di Ranieri

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Una scena del film

Un altro film, oltre a Sono fotogenico, in cui Renato Pozzetto ed Edwige Fenech hanno recitato insieme è La patata bollente, per la regia di Steno. Un film, datato 1979, da ricordare anche per una grande interpretazione di Massimo Ranieri.

Bernardo Mambelli (Pozzetto), detto il Gandi, è caporeparto all’Enicem, azienda che produce vernici. Sarebbe potuto diventare un pugile professionista, ma il suo problema è che riesce a prendere a pugni solo chi odia davvero, nel caso specifico i suoi avversari politici, visto che è un convinto comunista che sogna di andare in Russia e in camera da letto tiene appesi dei quadri raffiguranti Lenin e Marx, oltre che una falce e un martello sulla porta del bagno. Una sera, dopo aver litigato con Maria (Fenech), la sua fidanzata che lavora alla mensa dell’Enicem, nota dei fascisti che pestano un uomo. Così interviene salvando Claudio (Ranieri) e offrendosi di ospitarlo in casa.

Poco dopo, tuttavia, realizza che si tratta di un omosessuale e si adopera per fare in modo che nessuno scopra che si trova a casa sua: ne andrebbe della sua reputazione. Mentre il Gandi, grazie alle sue azioni in favore dei colleghi, si guadagna la candidatura a delegato di fabbrica, Claudio, rimessosi in forma, può lasciare casa sua e, avendo litigato con il suo uomo ed essendo stato “ripudiato” dalla sua famiglia, sistemarsi nel retrobottega della libreria alternativa dove lavora. Tuttavia questa verrà bruciata dai fascisti e il Gandi si offrirà di ospitare di nuovo il suo nuovo amico. Maria, però, notando di nascosto i due insieme, comincia a pensare che il fidanzato sia diventato omosessuale. Avvisa così Walter, collega e migliore amico di Bernardo, che fa in modo che il Gandi possa partire per la Russia in viaggio premio, nella speranza che possa “guarire”.

Non tutto però andrà come previsto, non perché, nonostante qualche dubbio fugato con un “test”, Mambelli sia diventato omosessuale, ma perché finisce per accettare di fatto una “sfida” che gli pone Claudio. Quando infatti lo accompagna alla biblioteca, il Gandi gli chiede se abbia mai pensato di farsi “curare”. Claudio gli risponde: “E tu? Essere ciechi e sordi davanti a qualsiasi cosa di diverso non è forse una malattia?”. Bernardo col tempo capisce che avere un amico come Claudio non rappresenta una vergogna e arriva anche a mettere a rischio non solo la sua immagine, ma anche la sua carriera sindacale per dimostrarlo.

In questo film, sceneggiato, oltre che da Steno, anche da suo figlio Enrico Vanzina e da Giorgio Arlorio, appare geniale la scelta di non rendere riconoscibile l’ambientazione (non viene mai citata una città e le targhe delle auto hanno un’immaginaria sigla VS), anche se i romani più attenti avranno notato scorci della Capitale, quasi a significare che i pregiudizi e l’intolleranza non sono specifici di una città o di una regione, ma possono trovarsi ovunque. Nella pellicola c’è poi una scena nella vasca da bagno di cui Pozzetto ha più volte raccontato un aneddoto piuttosto hot.

Profetico quanto Claudio, sempre nella scena in libreria, dice al Gandi quando lo mette a conoscenza del fatto che il locale è di proprietà della Lega degli omosessuali: “Piano piano vinceremo delle grosse battaglie, come voi con il sindacato”. In effetti, con i cosiddetti “nuovi diritti” non si può dire che le battaglie del mondo Lgbt non si siano trasformate in vittorie. Fa certo pensare il fatto che quella sinistra descritta ne La patata bollente attenta ai diritti degli operai, ma pronta a discriminare gli omosessuali, si trova oggi in una situazione diametralmente opposta, appoggiando le battaglie sui “nuovi diritti” e avendo sostanzialmente perso il bacino elettorale degli operai. “Porcaccia la vaccaccia!”, direbbe il Gandi.



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