LAUREA INVENTATA, SI UCCIDE/ Senza un amico, i “debiti” con la realtà ci fanno morire

- Mauro Leonardi

Aveva dato solo pochi esami. Ha finto di essere arrivato alla laurea ma poi non ha retto. Un giovane abruzzese di 29 anni si è suicidato a Bologna

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(LaPresse)

Tragica fine di uno studente abruzzese di 29 anni, iscritto alla facoltà di Economia. Il giorno in cui secondo quanto aveva annunciato alla famiglia avrebbe dovuto discutere la tesi della triennale, si è lanciato da un ponte sulla ferrovia. I genitori, arrivati a Bologna da Pescara, erano venuti per festeggiare la sua laurea. Il giovane però ha scelto di morire perché non voleva rivelare loro che gli esami sul libretto erano solo uno o due e che da anni aveva abbandonato gli studi.

Lorenzo viveva da solo in un appartamento che pagavano i genitori provvedendo anche alle tasse universitarie. L’altro giorno, quando papà e mamma avevano cercato, senza risultato, di mettersi in contatto con lui, telefonando prima al cellulare e poi suonando al citofono, si sono insospettiti e hanno chiamato i carabinieri che subito hanno avviato le ricerche: venerdì hanno trovato il corpo senza vita in via Zago, dopo un volo dal ponte sulla ferrovia di quindici metri.

Lorenzo non aveva rivelato a nessuno il suo segreto. Anche agli amici più intimi raccontava di essere sul punto di concludere gli studi. Simpatico, di bell’aspetto, gradevole nella conversazione, quest’estate aveva perfino lavorato come stagionale in un bar di Manoppello.

A volte è come se la realtà presentasse il conto di un credito contratto nei nostri confronti: capita nella vita di tutti, ma non tutti riescono a reggere il colpo di doverle restituire quanto dovuto. Come si fa a “reggere” quando la vita bussa con tutta la sua insistenza? Razionalmente sappiamo che fingere di vivere una vita non nostra è comunque, anche se si sopravvive, sostanzialmente morire. Esiste però anche tantissima fragilità. Purtroppo non tutti sono abbastanza forti per riuscire a vivere la vita sul serio. Diventare quel che si è, conoscersi, è il lavoro più duro dell’intera esistenza e forse, umanamente, è il senso più profondo e appagante dell’intero vivere. Ma non tutti ce la fanno. A volte, il rimedio che viene consigliato è quello medico, della psicoterapia. Ma anche quella ha i suoi limiti. La preghiera, il senso religioso, possono aiutare moltissimo, ma che risorse ha una persona che, in pratica, non crede e pensa di non avere nessun bisogno di un aiuto terapeutico?

Tutti dobbiamo avere il coraggio di farci ferire da queste domande. La prima risposta è che non bisogna giudicare. Mai puntare il dito. E poi possiamo provare ad educarci – e ad educare – alla vita, ai suoi scogli, alle sue asprezze. Ad avere il coraggio di dire la verità per non rimanere rinchiusi in una morte prima apparente, poi definitiva.

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