LAVORO E POLITICA/ La “gara al ribasso” che l’Italia deve evitare

- Giancamillo Palmerini

La sfida per il nostro Paese nell’immediato futuro sarà sempre più creare sì occupazione, ma, necessariamente, anche di qualità

Operaio_Strumento_Lapresse
Lapresse

Si avvicinano le feste natalizie e per l’anno nuovo. Questo è, certamente, per tutti un momento di riposo, condivisione ma anche di riflessione e di bilancio dell’anno che sta finendo e di analisi della propria situazione personale e familiare. Lo stesso per la politica nel suo senso più alto e più ampio. Un tema su cui sicuramente confrontarsi è lo stato di salute del nostro mercato del lavoro che sembra vivere una crisi profonda e senza fine. Aiutano, tuttavia, almeno in questo contesto i dati e le elaborazioni prodotti da enti, istituzioni di ricerca e Ministeri.

Oggi saranno pubblicati, ad esempio, i dati periodicamente analizzati dall’Istat, ma già la Nota trimestrale (relativa al III trimestre 2019) delle Comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali può aiutarci, pur con alcuni limiti dello strumento, a riflettere. Le Comunicazioni obbligatorie, è opportuno ricordarlo per aiutare una lettura dei dati certamente parziali, sono quei documenti, appunto, obbligatori inviati dai datori di lavoro (o loro intermediari) ai fini dell’adempimento di tutti gli obblighi prima previsti nei casi di instaurazione, trasformazione, proroga e cessazione del rapporto di lavoro, a vari soggetti, su differenti modulistiche cartacee.

Ciò premesso, nello scorso trimestre del 2019, sono state registrate ben 2 milioni e 987mila attivazioni, a cui si aggiungono circa 207 mila trasformazioni a tempo indeterminato, per un totale di 3 milioni e 194mila attivazioni. Il volume dei contratti attivati, comprensivi delle trasformazioni, è aumentato, quindi, del 4,3%, in misura superiore per la componente femminile, con una variazione del 6,0%, a fronte di solamente un +2,8% registrato per quella maschile. Nel dettaglio, poi, la crescita è da attribuire quasi esclusivamente ai rapporti di lavoro attivati nel comparto Servizi (+6,7%). Buono anche l’andamento nel settore delle Costruzioni, che fa registrare un aumento dell’1,2%. I lavoratori, quindi, interessati da nuove attivazioni sono stati circa 2 milioni e 292mila: in percentuale +2,8 punti, pari a un incremento di 62mila unità rispetto allo stesso trimestre del 2018.

I numeri, insomma, delle Comunicazioni obbligatorie sembrano raccontare di un Paese che, nonostante tutto, sta piano piano ripartendo o, perlomeno, ci sta provando. Dietro le mere analisi quantitative, però, sarebbe opportuno capire meglio che contratti sono stati attivati, con quali livelli retributivi e con quanta stabilità “reale” per i lavoratori. La sfida, infatti, per il nostro Paese sarà sempre più creare sì occupazione, ma, necessariamente, anche di qualità. Un moderno Paese occidentale, plausibilmente, non può e non potrà vincere la partita del costo del lavoro al ribasso se non accettando, tacitamente, di cambiare, in peggio, i nostri standard e stili di vita.

Le scelte, in questo quadro, del Governo giallo-rosso su dossier centrali come Ilva e Alitalia vanno nella giusta direzione? I numeri, ma anche gli elettori (ad esempio di Emilia e Calabria a gennaio) ci daranno, a breve, la risposta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA