LAVORO/ Treu (Pd): caro Tremonti, senza sviluppo a che serve il rigore sui conti?

L’Italia, spiega TIZIANO TREU, ha bisogno di misure coraggiose per lo sviluppo se vuole uscire in fretta dal guado della crisi

08.11.2010 - Tiziano Treu
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Ancora una volta il governatore Draghi ammonisce che il nostro paese è a un momento critico, al bivio fra stagnazione e crescita. E aggiunge chel’inazione sulla crescitarischia digenerare un declino protrattoche peserà soprattutto sui giovani. Il richiamo vale per tutti, per le parti sociali, per i partiti e per le istituzioni.

Le parti sociali hanno avanzato propostesu alcune priorità per la crescita e per l’occupazione. È un’iniziativa importante sia per il contenuto delle proposte, sia per il fatto che sono state avanzate in modo unitario, non solo dalla varie associazioni imprenditoriali, ma anche dai sindacati ,compresa la Cgil.

Nelmerito alcune priorità riguardano le emergenze, a cominciare dalla tutela del reddito dei lavoratori colpiti dalla crisi economica:rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga, Casse integrazioni e contratti di solidarietà per le imprese che nonpossono ancora riprendere l’attività ed estensione di queste tutele ai collaboratori, che finora non hanno avuto effettiva protezione, pur essendo i più precari.

Il rafforzamento di queste tutele è importante sia per sostenere questi lavoratori e le loro famiglie, quindi i consumi, sia per salvaguardare il più possibile il capitale umano delle aziende e garantire la continuità dell’attività economica, in particolare delle piccole imprese. Ma le parti riconoscono l’insufficienza di queste misure di emergenzae l’opportunità di una riforma dell’attuale modello di ammortizzatori sociali. È da molto tempo che se ne riconosce l’urgenza

Esistono proposte, anche parlamentari, volte a garantire a tutti i lavoratori una rete di protezione dai rischi delle crisi che superi la logica estemporanea delle deroghe e che sia insieme universale e attiva, cioè accompagnata da sostegni al reimpiego e dall’ obbligo di attivarsi degli stessi lavoratori. È questa la logica europea della flexicurity.

Il governo ha una delega aperta per fare questa riforma; si attivi per darvi seguito coinvolgendo le parti sociali. L’attuazione può essere graduale, date le ristrettezze economiche attuali, ma avere un obiettivo di riforma a regime serve a dare sicurezza e fiducia nel futuro: cosa di cui oggi c’è tanto bisogno. E non è detto che costi molto dipiù delle casse in deroga.

Altre proposte delle parti sociali contengono misure riguardanti le prospettive della crescita e dell’occupazione. Le priorità sono quelle richiamate anche da Draghi: investimenti in ricerca e innovazione come leve prioritarie per la crescita, anche con un migliore utilizzo delle risorse nazionali edeuropee; rilancio (selettivo) delle infrastrutture; semplificazione delle procedure e degli oneri amministrativi; sostegno dell’occupazionecon politiche attive del lavoro, concentrate sui punti critici dell’occupazione femminile e giovanile; Mezzogiorno.

Va rilevato che le parti si domandano anzitutto cosa possono fare loro per questi obiettivi. Anche questa è una novità positiva. Per la crescitasindacati e imprese indicano diverse iniziative, dalla creazione di una rete dell’innovazione come partner del sistema pubblico di ricerca, a progetti innovativi congiunti fra pubblico e privato, a programmi di finanza privata per la R&S. Per stimolare la produttività e per sostenere le retribuzioni dei lavoratori sottolineano l’importanzadi una contrattazione checolleghidi più gli aumenti retributivi ai risultati aziendali. Per quanto riguarda l’occupazione ribadiscono l’impegno congiunto per il potenziamento della formazione professionale, dei contratti di inserimento e di apprendistato.

 

Tutti questi impegni, per non rimanere sulla carta (come è stato altre volte) presuppongono coerenza e collaborazione fra leparti. Non è banale ricordarlo, perché si richiede un cambio di passo e di clima rispetto a quanto è prevalso finora. Ma la gravità della crisi imponela volontà di abbandonare spiriti partigiani, di superare pregiudiziali divisive e di saper cambiare insieme. Questo è lo spirito iniziale scritto nel patto; ora deve tradursi nella pratica, che sarà difficile e non breve, perché così è la crisi.

 

Se questo vale per le parti sociali non riguarda solo loro, perché gli obiettivi del patto e la ripresa del paese coinvolgono direttamente la responsabilità del governo e della politica. La sussidiarietà integra ma non sostituisce il ruolo delleistituzioni. Anche qui occorre un cambio di passo. Il governo deve uscire dall’inerzia su questi temi: l’economia non può rimanere incustodita come denuncia anche Bonanni. Tanto meno nel mezzo della crisi.

 

Il programma nazionale di riforma approvato dal consiglio dei ministri, come richiesto dall’Europa, richiama gli obiettivi dei documenti europei, ambiziosi e lontani dalle nostre attuali situazioni: siamo indietro nella lotta agli abbandoni scolastici, nell’ incremento degli investimenti in ricerca e in istruzione superiore, nella crescita dell’occupazione (qui l’obiettivo europeo è il 75%di tasso di occupazione, mentre noi siamo al 56%). Pur se generica, la bozza di programma presupporrebbe misure coraggiose.

 

Il primo pacchetto proposto dal Ministro dell’economia è minimalista eal disotto delle aspettative, come mostrano i contrasti fra gli stessi ministri. Senza un più deciso sostegno allo sviluppo non può reggere neppure l’equilibrio dei conti: e i rischi paventati da Draghi si aggravano. Per questo l’appello delle parti sociali va raccolto con più coraggio dal governo, se vuol dimostrare di essere utile. E va sostenuto da tutte le forze politiche, anche dell’opposizione.

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