LAVORO/ C’è un nuovo “posto fisso” da costruire per i giovani

In Italia, come nel resto d’Europa, è alta la disoccupazione giovanile. LUCA VALSECCHI ci spiega cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione

17.02.2011 - Luca Valsecchi
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Come si è giunti in Italia a un livello di disoccupazione giovanile pari al 28,9% (tra i 15 e i 24 anni) e a un tasso di Neet (Not in Education, Employment or Training) pari al 21,2% se consideriamo i giovani tra i 15 e i 29 anni? Molte e interessanti sono le analisi sviluppate di recente su questo tema e tra le più convincenti figurano certamente quelle che indicano nel disallineamento tra scelte scolastiche, sistema formativo e mondo del lavoro le cause principali; così come molto pertinenti risultano le considerazioni di chi attribuisce al “baco” educativo derivante dal ‘68 il prezzo che molti ragazzi devono oggi scontare sulla loro pelle e sulle loro concrete aspirazioni.

Mancanza di stima per la conoscenza pratica, così importante nella formazione della persona, disprezzo per il lavoro manuale e concezione del posto fisso come unica possibilità valida da perseguire contribuiscono talvolta a depotenziare gli entusiasmi e le energie che dovrebbero caratterizzare, insieme all’impeto costruttivo, l’età giovanile.

La piaga della disoccupazione giovanile non è però tipica solo dell’Italia. Come ampiamente documentato dal professor Marco Fortis, economista e vicepresidente della fondazione Edison, la situazione è grave non solo, prevedibilmente, in paesi come la Spagna, l’Irlanda e il Portogallo, dove i tassi sono rispettivamente del 41,6%, 27,3% e 22,3%, ma anche in paesi come la Svezia (25,2%) e l’Inghilterra (20%), con punte del 25% nella inner London, l’area economicamente più avanzata del Paese. E non va molto meglio nell’Ile de France (19,5%), per non parlare dell’area di Bruxelles (32%). Va inoltre osservato che nel nostro Paese esistono situazioni estremamente diverse: il Nord-est ha una disoccupazione giovanile pari al 15,7% e il Nord-ovest del 20,1%, mentre il Sud è mediamente al 36%.

Per chi, come la fondazione Gi Group Academy, opera in questo contesto, credo sia necessario porre l’accento su percorsi e opportunità che si possono sviluppare in risposta a questo bisogno. Va detto che se da un lato spesso i giovani hanno scarsa capacità di lettura del mercato e scelgono percorsi formativi che non rispecchiano i fabbisogni delle imprese, incontrando così crescenti difficoltà quando si tratta di entrare nel mercato del lavoro, parte della causa risiede nella mancanza di un interlocutore adeguato. Dall’altro, non bisogna nemmeno dimenticare quella che è una stortura generale del nostro mercato del lavoro, ovvero l’eccessiva rigidità in uscita che, unita al fatto che oggi in Italia ci sono milioni di posti di lavoro improduttivi, diventa un amaro calice che facciamo bere ogni giorno, prima di tutto, a chi preme per entrare, ovvero ai nostri giovani.

Inoltre, è ampiamente condivisibile quanto sostiene il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ovvero che è venuto a mancare il patto tra generazioni che è stato la caratteristica fondante del nostro Paese: i nostri genitori lavoravano per loro stessi, ma soprattutto per i figli e per garantire loro un futuro e uno stile di vita migliori. L’Italia di oggi produce per se stessa e consuma molto più di quel che produce, con un debito pubblico enorme che va aumentando e il cui peso, per l’appunto, viene scaricato sulle generazioni future. È una situazione allarmante, per uscire dalla quale sono necessarie serie politiche di orientamento e formazione che siano in grado di rilevare i veri fabbisogni del nostro mercato, associate a una diminuzione della rigidità in uscita.

 

Molto possono inoltre fare le agenzie per il lavoro: oltre che mettere in contatto domanda e offerta e fornire al giovane un servizio per entrare nel mercato del lavoro, lo possono assistere lungo tutto il suo percorso professionale. E questo è tanto più importante oggi, dove “stabilità” non vuol dire posto fisso a vita, ma piuttosto una perenne condizione di occupabilità (employability). Desideriamo essere un punto di riferimento per l’orientamento dei giovani, per aiutarli a trovare le chiavi d’accesso al mondo del lavoro e vogliamo collaborare con le istituzioni assumendoci la responsabilità sociale di contribuire alla diminuzione della disoccupazione giovanile. Desiderio di stabilità ed esigenza di flessibilità possono coesistere grazie al sistema degli intermediari, ma bisogna tenere compresenti i due dati ineliminabili che caratterizzano la nostra situazione attuale.

 

Da una parte, infatti, le aziende necessitano sempre più di flessibilità e produttività per competere a livello globale, dall’altra non si può fingere che non vi siano le legittime aspirazioni delle persone, che non possono prescindere da una stabilità di medio-lungo periodo per impostare un serio progetto di vita. Per questo è sempre più indispensabile puntare sulla continuità nell’impiegabilità.

 

Vi sono poi alcuni strumenti contrattuali che, se opportunamente rivisti, sarebbero in grado di favorire una maggiore occupazione giovanile: ad esempio, l’apprendistato professionalizzante, che oggi non funziona bene, ma che potrebbe diventare un formidabile strumento di occupazione giovanile se gestito, ad esempio, dalle agenzie; oppure lo staff leasing, uno strumento ancora poco conosciuto e sottoposto a limitazioni di utilizzo, e che invece ha un potenziale enorme che consentirebbe al giovane di entrare nel mercato del lavoro godendo di una stabilità che gli permetta anche di impostare un progetto di vita. Probabilmente, è necessario che una parte “terza”, attraverso un più ampio ruolo – ad esempio, delle agenzie per il lavoro -, si assuma il compito di prendersi cura del percorso formativo e dell’impiegabilità delle persone e non solo dell’efficacia e dell’efficienza del loro utilizzo in azienda.

 

È anche sempre più indispensabile cercare strumenti innovativi e prendere nuove iniziative. Tra le più importanti che Gi Group Academy ha in calendario per il 2011 figurano un convegno a metà marzo sulle strategie e gli strumenti disponibili per ridurre il disallineamento tra le scelte effettuate dai giovani, il sistema dell’istruzione e formazione e il mondo del lavoro. A inizio primavera realizzeremo, inoltre, il primo Gi Day, evento rivolto a giovani che sono stati selezionati dalle nostre filiali e che potranno partecipare a una giornata nel nostro Palazzo del Lavoro di Milano: avranno così la possibilità di svolgere colloqui con aziende “top employer” con interesse all’inserimento lavorativo, partecipare a momenti formativi e seminari su temi cruciali come le diverse forme contrattuali o il corretto utilizzo dei social network per trovare lavoro.

Intendiamo, inoltre, partecipare anche quest’anno a Campus Mentis, promosso dal ministero della Gioventù con l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica, che nel 2010 ci ha visti job partner dell’iniziativa consentendoci di prendere in carico 150 talenti allo scopo di accompagnarli al placement attraverso un percorso di orientamento e inserimento mediante le nostre 200 filiali sul territorio nazionale. Gi Group Academy ha potuto premiare in varie occasioni i migliori talenti nel corso di varie tappe quali, ad esempio, Catania, Pomezia, Abano Terme, promuovendo numerosi seminari all’interno del Campus, ospitando direttori del personale di numerose aziende, personaggi di spicco delle istituzioni e del mondo sindacale, creando momenti in cui parlare non dei giovani, ma con i giovani.

 

Ci sembra inoltre essenziale non lasciar cadere l’appello più volte rivolto a tutti dal ministro Sacconi a contribuire all’integrazione tra apprendimento e lavoro: cerchiamo di farlo capillarmente a ogni livello, da quello più iniziale ma decisivo di orientare i giovani nelle scuole, nelle università, nei momenti associativi e istituzionali in cui è possibile incontrarli, per giungere a iniziative che stiamo realizzando, ad esempio, con la Business School de Il Sole 24 Ore. Forti della conoscenza acquisita circa le figure professionali più richieste dal mercato, stiamo lavorando a vari Master di Specializzazione rivolti a neodiplomati o neolaureati, brevi (due o tre settimane) e rivolti all’inserimento in azienda.

 

Gi Group Academy e Il Sole 24 Ore, attraverso una collaborazione scientifica, si occupano della progettazione e realizzazione dei Master, garantendo poi, attraverso le competenze di Gi Group, colloqui di orientamento e la promozione dei profili presso le aziende. La formazione verrà svolta anche attraverso case study e project work inizialmente per ruoli professionali quali quello del payroll specialist, dello store e retail manager, per proseguire con l’area del turismo e altre ancora che attiveremo a seconda delle evoluzioni di mercato. Agiamo, però, anche in stretta sinergia con piccole realtà del mondo no profit capaci di costruire insieme a noi delle opportunità per quei giovani che hanno spiccate abilità manuali e, più in generale, puntiamo a sviluppare quelle conoscenze pratiche che costituiscono il necessario completamento della formazione della persona.

 

Sintetizzando, potremmo dire che puntiamo a contribuire a un buon accesso al mondo del lavoro e a una continuità nell’impiegabilità, prendendo in carico la persona affinché siano presenti nel percorso formativo gli elementi utili perché avvenga un adeguato sviluppo del soggetto. Persona che, a sua volta, potrà contribuire allo sviluppo delle aziende per le quali lavorerà. Tutto questo, a mio avviso, per le Agenzie per il lavoro significa certamente leggere una necessità, ma anche rispondere a una vocazione. Già oggi cerchiamo di svolgere bene il nostro ruolo di intermediario e puntiamo per primi sui giovani. Nel 2010, il 47% dei lavoratori inseriti da Gi Group nel mercato del lavoro attraverso un contratto di somministrazione aveva meno di 30 anni. Di questi, il 25% aveva meno di 25 anni e il 22% era nella fascia compresa tra i 25 e i 29 anni.

Tra i dipendenti di Gi Group, il numero di giovani è elevatissimo: persone che hanno tutte le carte in regola per fare molto bene, che s’impegnano, apprendono, crescono di responsabilità e contribuiscono al successo di Gi Group. Basti pensare che uno su quattro ha meno di 30 anni e se estendiamo l’analisi scopriamo che il 62% dei nostri collaboratori non raggiunge i 35 anni di età.

 

Tra le numerose iniziative che le aziende del Gruppo e Gi Group Academy stanno realizzando col mondo accademico, delle istituzioni e degli operatori di settore credo sia interessante citarne in conclusione ancora due. Innanzitutto, nel secondo semestre dell’anno vi sarà la pubblicazione del Rapporto 2011 che OD&M realizza periodicamente con Unioncamere e che quest’anno avrà un particolare focus sui giovani. Ma a ulteriore riprova dell’attenzione che abbiamo sviluppato capillarmente sul territorio, attraverso le nostre agenzie, voglio citare la prima “Filiale First” che abbiamo attivato da settembre a Milano proprio per l’inserimento dei giovani talenti nel mondo del lavoro.

 

Gli ottimi risultati ottenuti ci stanno conducendo a organizzare a breve nuove aperture a Roma, Torino, Padova, Bologna, Bari. La forte specializzazione che abbiamo maturato nel servizio ai giovani in cerca di primo inserimento ci sta consentendo, infatti, di offrire ai candidati orientamento, accesso veloce al mercato del lavoro, valutazione di più proposte qualitative, anche dal punto di vista delle opportunità formative.

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