ESODATI E INSTALLATORI/ Del Conte (Bocconi): così lo Stato crea i “disoccupati per legge”

Secondo MAURIZIO DEL CONTE, il legislatore, negli ultimi tempi, ha agito ignorando non solo la necessità di individuare coperture finanziarie adeguate ma anche lo Stato di diritto

18.04.2013 - int. Maurizio Del Conte
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La scena politica è stata rubata, di recente, dalle convulse trattative per l’elezione del Capo dello Stato e dai tentativi, sin qui falliti, di dar vita a un nuovo governo. Ma gli esodati non sono affatto scomparsi e la loro vicenda è stata tutt’altro che risolta. Come se non bastasse, se ne potrebbe ben presto aggiungere un’altra analogamente drammatica. Secondo l’articolo 15 Dl n. 28/2011, dal primo agosto 2013 la qualifica di responsabile tecnico per l’attività di installatore di impianti da fonti rinnovabili è conseguita col possesso di uno dei seguenti requisiti: Laurea in materia tecnica specifica; Diploma di scuola secondaria e almeno 2 anni di inserimento in azienda; Titolo di formazione professionale e almeno 4 anni di inserimento in azienda. Tradotto: migliaia – si calcola 57mila – di installatori che svolgono da anni questa attività non potranno più esercitarla se non saranno in possesso di una laurea o di un diploma. Si dà il caso, tuttavia, che la maggior parte di essi abbia imparato il mestiere in bottega o in famiglia e siano privi, di conseguenza, del pezzo di carta richiesto, ora, per legge. Come andrà a finire? Lo abbiamo chiesto a Maurizio Del Conte, docente di Diritto dellavoro presso la Bocconi di Milano.

Partiamo dagli esodati. Il Parlamento dovrebbe ritenere la loro vicenda prioritaria?

Indubbiamente: alla base vi è una questione di principio fondamentale. Lo Stato, un giorno promette un trattamento previdenziale in virtù di determinate leggi e, il giorno dopo, non solo rimuove il trattamento previdenziale promesso, ma rende il lavoratore disoccupato e lo carica pure dell’onere contributivo. Siamo di fronte a una grave violazione dello Stato di diritto che va sanata. Contemporaneamente è necessario tornare a una legislazione che programmi le spese in funzione dei diritti che vengono riconosciuti. Non è più possibile andare avanti in questa maniera, con il legislatore che fa promesse senza copertura finanziaria. Siamo di fronte, in sostanza, alla legislazione del diritto salvo esaurimento scorte.

In questo caso, dove crede che si potranno reperire le risorse necessarie per tutelare i restanti 150mila esodati?

Il legislatore dovrà assumersi le sue responsabilità, spostando le poste attive e passive in base a ciò che ritiene siano esigenze fondamentali. Occorre capire, in particolare, quanti di quei 20 miliardi di risparmio previsto dalla riforma delle pensioni siano già stati impegnati. Teoricamente, se c’è una voce dalla quale attingere è proprio questa.

Come giudica, invece, la vicenda degli installatori?

Ancora una volta, dimostriamo di essere il “Paese dei pezzi di carta”. Siccome non abbiamo un sistema ispettivo efficiente, riversiamo sull’operatore – che, magari, ha anni di esperienza alle spalle – l’onere di certificare una professionalità adeguata.

 

Tutto ciò cosa comporterà?

Evidentemente, sarà colpito il lavoro di persone che la loro attività la sanno svolgere, eccome. Si ridurrà, di conseguenza, il mercato e si alzeranno i prezzi di installazione degli impianti perché ci sarà meno concorrenza. E, come se non bastasse, al diploma conseguito potrebbe non corrispondere una reale capacità.

 

Queste persone rischiano di ingrossare le fila degli esodati?

Più che esodati, li definirei nuovi disoccupati. Anzi: “disoccupati per legge”.

 

Verosimilmente, fatto il danno, ci sarà una sanatoria?

Il legislatore ci ha abituato alle soluzioni più imprevedibili. La più ragionevole consisterebbe nel predisporre corsi di formazione e test di abilitazione pratica per consentire un’autorizzazione provvisoria a operare.

 

Perché il legislatore si ostina a produrre leggi che poi devono essere corrette e, di fatto, invalidate?

Dietro queste normative percepisco più che l’esigenza di elevare la qualità delle prestazioni, quella di consentire la proliferazione di istituzioni di formazione (che fanno gli interessi di chi forma in termini di disponibilità finanziarie ed erogazione di occupazione) che spesso, nel nostro Paese, sfuggono alla verifica di risultato. Va da sé che se l’obiettivo fosse quello della verifica della suddetta qualità basterebbe, infatti, fare più controlli. 

 

(Paolo Nessi)

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