LANDINI VS CAMUSSO/ La “rottamazione” dei sindacati può partire dalla Fiom

- Giuseppe Sabella

Susanna Camusso pare in difficoltà nel tenere a bada Maurizio Landini, che da parte sua sembra lanciare una sfida a tutto il mondo sindacale. Il commento di GIUSEPPE SABELLA

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Susanna Camusso e Maurizio Landini (Infophoto)

“Non ne sapevo nulla”. Con queste parole il Segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha scoperto le carte e ha ammesso apertamente la sua difficoltà nel tenere a bada il rampante Maurizio Landini, Segretario generale della Federazione dei metalmeccanici della Cgil. Il leader delle tute blu ha capito che ha davanti a sé un grande spazio e ha deciso di fare un passo importante all’interno di un mondo, quello sindacale, in cui a livello “politico” si sta totalmente perdendo la sfida col Governo Renzi. 

Landini dice che la politica non è solo dei partiti. Aggiunge, tuttavia, che il sindacato non deve essere un partito; e che lui non vuole né fare un partito, né uscire dal sindacato, “ma il sindacato per esistere deve essere un soggetto politico”. Ha ragione, anche se Susanna Camusso lo richiama all’ordine: “Noi non facciamo politica”. Perché ha ragione Landini? Perché il sindacato, in quanto soggetto organizzato che associa persone, inevitabilmente finisce con essere portatore di interesse e, quindi, col fare politica. È cosa giusta che, proprio in funzione di quell’interesse, il sindacato faccia sentire la sua voce. In questo senso, tutte le sigle e i loro leader ci hanno abituato a linee politiche diverse. 

È capitato più volte però che la voce del sindacato non sia sempre stata espressione dell’interesse che rappresenta, ma che arbitrariamente si sia presa delle licenze di interpretare il mandato di rappresentanza che ha dai suoi associati. In questo senso si dice che il sindacato non deve fare politica: ma in questo senso si intende “fare politica” in un modo deteriore.

Tornando agli affari di casa Cgil – e che evidentemente finiscono col riguardare l’intero mondo sindacale – Landini afferma che vuole estendere la rappresentanza della sua federazione e che oggi le confederazioni non hanno più senso. Sul primo punto abbiamo già detto abbastanza in un recente articolo. Ma la Cgil sconfessa la Fiom: al termine di una lunga riunione della segreteria nazionale, il sindacato guidato da Susanna Camusso ha preso le distanze dalla “coalizione sociale” lanciata da Maurizio Landini. La strada della coalizione, si legge in una nota, “così come viene proposta non rientra e non può rientrare tra le iniziative che la Cgil e le proprie strutture possono a qualsiasi titolo promuovere, fatte salve le scelte individuali”. E questo perché il bisogno di politica “non può portare né la Cgil, né alcuna sua struttura a sostituirsi alla stessa politica o alla promozione di formazioni politiche”. Landini, però, le replica: “Ho proposto che la Cgil sia parte di quel percorso di coalizione sociale perché c’è bisogno di riformare tutto il sindacato confederale”.

La verità è che Camusso lo teme. Anche perché vale la pena di fare una riflessione sul secondo punto cui si faceva cenno prima: quale valore aggiunto possono dare oggi le confederazioni? In Europa, salvo rari casi, non esiste il sindacato confederale. Sono, infatti, le federazioni a fare i contratti, e la contrattazione oggi – settore per settore – chiede sempre più flessibilità e sempre meno modelli.

Resta tuttavia aperto il problema di mandare a regime l’intesa sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014: le confederazioni qui possono avere un ruolo chiave. A tal proposito, proprio lunedì, Confindustria, Cgil, Cisl, Uil e Inps hanno siglato una convenzione per l’attività di raccolta, elaborazione e comunicazione dei dati sulla rappresentanza delle organizzazioni sindacali per la contrattazione collettiva nazionale di categoria. Questo in attuazione del Testo unico sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014. L’intesa “è un passo molto importante per assicurare stabilità al sistema delle relazioni industriali”, ha detto il presidente dell’Inps Tito Boeri. In attesa di capire il ruolo del Cnel – in funzione del mix iscritti-eletti – i primi dati cominceranno ad affluire a maggio.

Si tratta di verificare la rappresentatività di circa 400 Ccnl: in molti casi, il 5% previsto dal Testo unico, non viene raggiunto. Le federazioni dovranno per forza di cose accorpare settori e contratti, diversamente non avranno possibilità di rappresentanza. Se il governo non entra a gamba tesa con una legge, questo è il compito che spetta alle confederazioni, ovvero quello di guidare questo processo regolatorio.

 

In collaborazione con www.think-in.it



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