RIFORMA PA/ Il “muro” pubblico-privato che il ddl Madia ancora non elimina

- Gabriele Fava

Ieri è stata definitivamente approvata dal Senato la legge delega sulla riforma della Pubblica amministrazione. Il commento di GABRIELE FAVA al provvedimento

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Marianna Madia (Infophoto)

È stata definitivamente approvata dal Senato la legge delega sulla riforma della Pubblica amministrazione. L’impianto generale, oltre agli interventi volti allo snellimento e alla semplificazione dell’apparato pubblico, per quel che riguarda in particolare il rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti prevede le seguenti misure.

Per i dirigenti si punta a un sistema maggiormente meritocratico: vengono superati gli automatismi di carriera e tutti i dirigenti confluiranno in un ruolo unico da cui lo Stato attingerà per ricoprire i posti vacanti nei ministeri, nell’amministrazione fiscale, all’Inps e negli enti di ricerca. Fino all’entrata a regime del ruolo unico, potrà essere prevista “ove necessario” la graduale riduzione del numero dei dirigenti.

Sempre per i dirigenti, la delega prevede la “definizione dei requisiti e criteri per il conferimento degli incarichi”, che dovranno essere comunque a termine (4 anni rinnovabili solo una volta per altri 2). Inoltre, chi resterà senza poltrona e avrà ricevuto una valutazione negativa sull’ultimo incarico ricoperto potrà essere licenziato o, in alternativa, ricollocato in deroga all’art. 2103 cod. civ. in qualità di funzionario. Non meno importante, poi, la possibilità di revocare il dirigente condannato dalla Corte dei Conti anche in via non definitiva per danno erariale. 

Gli avanzamenti di carriera e gli aumenti di stipendio saranno legati a una valutazione positiva, su cui inciderà anche l’impegno e l’accuratezza con cui misureranno le performance dei lavoratori che coordinano. A vigilare sulla selezione e sull’assegnazione degli incarichi saranno tre commissioni (una per lo Stato, una per le Regioni e una per i Comuni). 

Per tutti i dipendenti si punta poi a un maggiore rigore dei procedimenti disciplinari, attraverso l’introduzione di norme “finalizzate ad accelerare, rendere concreto e certo nei tempi di espletamento e di conclusione l’esercizio dell’azione disciplinare”. E in tema di controlli, la competenza e le risorse relative alle visite fiscali per accertare la malattia del dipendente passerà dalle Asl all’Inps. 

Vengono introdotti infine meccanismi di flessibilità lavorativa e di promozione della conciliazione vita-lavoro. Si prevede l’introduzione del telelavoro e la sperimentazione di forme di co-working e smart-working. In particolare, il telelavoro dovrà servire anche a creare maggiori condizioni per il “congedo parentale” e dovranno essere disciplinate forme per la conciliazione dei tempi di vita e lavoro attraverso voucher per baby-sitter, puericultrici, badanti specializzate e convenzioni con asili nido e scuole materne. 

Viene inoltre ipotizzata la staffetta generazionale. La norma prevede la possibilità per chi èvicino alla pensione di optare per il part-time, mantenendo i contributi pensionistici per il tempo pieno solamente con versamenti volontari. Con le risorse che si renderanno disponibili in conseguenza della minore spesa per i dipendenti part-time, potranno scattare assunzioni di nuovo personale, certo nel rispetto delle norme sui vincoli per le assunzioni pubbliche.

Per un giudizio più puntuale sull’attuanda riforma occorrerà, chiaramente, attendere la fase attuativa delle deleghe e ci si aspetta già un consistente numero di decreti legislativi – il Ministro Madia ha parlato di due pacchetti di decreti. Quello che appare certo, però, è che per l’organica riforma del pubblico impiego bisognerà aspettare la realizzazione di un testo unico, come annunciato nel ddl.

Da una prima analisi del testo si evince, in ogni caso, come l’esecutivo eluda ancora la questione sollevata da tempo a proposito dell’estensione nei confronti dei dipendenti pubblici della nuova tutela dei licenziamenti prevista dal Jobs Act. Il legislatore non potrà continuare a ignorare la portata delle disposizioni contenute negli articoli 2, comma 2, e 51, comma 2, del d.lgs. 165/2001 che estendono automaticamente al lavoro pubblico le regole non derogate del lavoro privato, ivi compreso lo Statuto dei lavoratori. A meno di modificarle espressamente.

Non rimane che stare a vedere cosa succederà in sede di formulazione dell’annunciato Testo Unico.

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