GIOVANI E LAVORO/ Del Conte (Anpal): la nostra “rete” aiuterà gli italiani (e le imprese)

Oggi al Meeting di Rimini si parla dell’introduzione dei giovani nel mondo del lavoro insieme a MAURIZIO DEL CONTE, Presidente di Anpal, che ci ha concesso questa intervista

Lavoro_Giovani_ScaffaleR439
Lapresse

L’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, è pronta a erogare i suoi servizi agli italiani entro la fine dell’anno. Ce lo conferma il suo Presidente, Maurizio Del Conte, che oggi sarà ospite del Meeting di Rimini: «Abbiamo fatto un cronoprogramma e abbiamo traguardato per l’autunno la messa in opera dell’assegno di ricollocazione, che sarà una delle misure più innovative del nuovo sistema di servizi per il lavoro e di politiche attive. Stiamo lavorando quindi per questo obiettivo».

Intanto i dati sul mercato del lavoro segnalano un aumento degli italiani in cerca di occupazione, con una diminuzione di inattivi e scoraggiati. L’Anpal potrà aiutarli?

Uno dei nostri compiti fondamentali sarà proprio questo. Il lavoro dell’Anpal è creare un mercato trasparente ed efficiente, favorendo un incontro tra domanda e offerta che funzioni e che non lasci chi cerca lavoro alla mercé di intermediari informali o peggio illegali. Questa esigenza di servizio dovrà essere soddisfatta grazie alla partecipazione di tutti i soggetti della rete dei servizi per il lavoro, con il coordinamento dell’Agenzia, la quale sarà tanto più utile, quanta più dinamicità del mercato ci sarà.

Nell’incontro di oggi a Rimini si parlerà in particolare dei giovani e della loro introduzione nel mondo del lavoro. Cosa si può fare per loro in questo campo?

Per chi si affaccia per la prima volta sul mercato del lavoro c’è innanzitutto lo strumento di Garanzia Giovani, che non deve essere più vissuto come una sorta di “ultima ciambella di salvataggio” per giovani “naufraghi”, ma deve essere invece considerato un trampolino di lancio verso il mondo del lavoro. Poi c’è tutta la partita dell’alternanza scuola-lavoro, con il cosiddetto sistema duale, declinato però all’italiana, quindi secondo quelle che sono le caratteristiche del nostro mercato, ma con un fortissimo coinvolgimento delle scuole e delle imprese, in modo che il passaggio dalla scuola al lavoro non sia più quel “salto nel buio” che purtroppo in Italia è sempre stato.

L’attività dell’Anpal come si coordinerà con Garanzia Giovani?

Garanzia Giovani passerà attraverso il portale di Anpal e quindi diventerà un pezzo integrante dei servizi che verranno offerti dall’Agenzia, ovviamente in collaborazione con le Regioni e gli enti pubblici e privati accreditati.

Un altro strumento che dovrebbe aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro è l’apprendistato, che ancora però stenta a decollare…

Credo che con il diminuire prevedibile della decontribuzione dei contratti a tempo indeterminato, l’apprendistato tornerà a essere appetibile come primo contratto di inserimento completato da una parte formativa. È vero che negli ultimi due anni abbiamo assistito a un forte ridimensionamento del già debole apprendistato, ma penso che aver continuato a lavorare nella direzione della sua semplificazione e della sua incentivazione porterà frutti proprio quando si andrà a un regime ordinario degli incentivi.

Un numero crescente di giovani sta però continuando a lasciare il nostro Paese. Secondo lei quali sono le cause di questo fenomeno? E come si può evitare questa perdita di capitale umano per l’Italia?  

La mobilità è un fattore fondamentale di accrescimento anche del patrimonio nazionale, l’aspetto negativo della fuga di lavoratori italiani all’estero sta nel fatto che non trovino opportunità nel nostro Paese, non tanto che ne abbiano all’estero. Cioè, il problema vero è che noi dobbiamo far scoprire ai nostri ragazzi tutte le opportunità di lavoro che possono trovare qui. Se poi cercano qualcosa di diverso, cioè un’esperienza all’estero perché questa può arricchire il loro curriculum, la loro occupabilità, ciò deve essere favorito, per esempio attraverso la rete Eures, che è stata creata a livello comunitario proprio per incrementare e incentivare la mobilità intraeuropea.

Dunque le opportunità di lavoro in Italia ci sono, ma non riescono a “emergere”?

È evidente che con un tasso di occupazione ancora basso come quello che abbiamo, nel nostro Paese c’è un differenziale negativo tra domanda e offerta di lavoro. Ma è anche vero – sembra un paradosso, ma è assolutamente così – che ci sono decine di migliaia di richieste di specifiche professionalità nel nostro Paese che non vengono colmate dai nostri ragazzi. 

 

Come mai secondo lei?

Perché evidentemente c’è una scarsa capacità di andare a intercettare le professionalità presenti. Anche per un’opacità del mercato del lavoro e una difficoltà di allineare la domanda e l’offerta di professionalità. Non si può poi dimenticare l’importante tema dell’orientamento, dove qualcosa è stato fatto con la Buona scuola e con l’alternanza scuola-lavoro, in modo da far capire ai ragazzi quali sono le professioni che vengono maggiormente richieste in un determinato momento, in un determinato territorio, così da indirizzare anche i propri studi verso quel tipo di professionalità.

 

Tornando alla futura attività dell’Anpal, riuscirà a coordinare al meglio l’attività di mondi così diversi come quelli dei Centri pubblici per l’impiego e delle Agenzie per il lavoro?

Alla luce di come ci si sta muovendo e dei passi che sono stati fin qui intrapresi si può dire che il coordinamento tra pubblico e privato può essere una chiave di successo del nuovo sistema. In Italia non abbiamo un sistema come quello della Germania, dove c’è un’importante presenza di uffici e sportelli pubblici sul territorio. Quindi il privato è un elemento fondamentale per la riuscita del sistema complessivo. Credo che questo i privati lo abbiano ormai compreso e che si stiano attrezzando per far fronte alla richiesta di servizi che indubbiamente sarà straordinariamente maggiore rispetto al passato.

 

Sono emerse alcune perplessità sul fatto che l’attività centralizzata dell’Anpal possa far venir meno esperienze positive regionali e best practices come quella lombarda. Si tratta di timori infondati?

Le migliori pratiche avranno solo da essere valorizzate. Non esiste nel disegno legislativo e nelle intenzioni dell’Agenzia altra volontà se non quella di replicare le migliori pratiche già sperimentate anche in quei territori dove invece purtroppo per varie ragioni non c’è stato un intervento di successo delle politiche attive. Io credo che i territori che hanno saputo già interpretare al meglio la missione delle politiche attive diventeranno esempi come lo sono già oggi e avranno soltanto da trarre ulteriore slancio grazie alla possibilità, che ci sarà, di avere un’informazione sul mercato del lavoro che oggi purtroppo non c’è.

 

Quali sono le potenzialità di questa futura informazione sul mercato del lavoro?

Sappiamo benissimo che gli stessi operatori privati lamentano la scarsità di informazioni sull’offerta di lavoro, che è esattamente ciò che l’Anpal dovrà mettere a disposizione di tutti, andando a mappare con precisione l’offerta di lavoro, quindi le professionalità che ci sono e che molto spesso rimangono opache rispetto alla domanda, cioè alla richiesta delle imprese. Se noi metteremo, come dovremo fare, a disposizione degli operatori queste informazioni, verranno moltiplicati gli effetti positivi delle migliori pratiche.

 

(Lorenzo Torrisi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori