DISOCCUPAZIONE/ La sfida al Governo di Istat e Unioncamere

- Giancamillo Palmerini

I dati dell’Istat e quelli di Unioncamere devono essere da stimolo per il Governo per presentare delle serie proposte per il lavoro e il dialogo scuole-imprese

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Si parla, in queste ultime settimane, probabilmente anche giustamente, molto di pensioni (future) e di misure di sostegno per chi, ahimè, perde il lavoro. Ma la situazione del nostro mercato del lavoro, in questo quadro, qual è? Ci aiutano a comprenderlo due pubblicazioni di questi giorni dell’Istat e di Unioncamere. Un primo dato: la stima degli occupati a settembre 2018 torna a calare leggermente (-0,1% su base mensile, pari a -34 mila unità) e il tasso di occupazione scende così al 58,8% (-0,1 punti percentuali). Si registra, in questo quadro, una diminuzione degli occupati tra i 15 e i 49 anni cui si contrappone un aumento tra gli over 50 in attesa della riforma della Legge Fornero.

Dopo due mesi di diminuzione, a settembre torna, inoltre, a crescere la stima delle persone in cerca di occupazione (+3,2%, pari a +81 mila unità). Il tasso di disoccupazione torna così al 10,1% (+0,3 punti percentuali su base mensile), quello giovanile, in particolare, aumenta lievemente e si attesta al 31,6% (+0,2 punti). Nel trimestre, poi, crescono in misura significativa i lavoratori a termine (+3,2%, +98 mila), mentre calano sia i contratti a tempo indeterminato (-85 mila), sia i lavoratori autonomi (-23 mila), segnalando, ancora una volta, il tema della qualità dell’occupazione creata negli ultimi anni.

Si deve sottolineare, allo stesso tempo, come ci segnala Unioncamere, che nel 2018 sono aumentate le imprese che hanno programmato assunzioni, ma che trovano sempre più difficoltà nel far incontrare domanda e offerta di lavoro. Per le imprese, sintetizzando, un profilo professionale su tre è difficile da trovare.

Tra i profili professionali più difficili da reperire abbiamo i tecnici in campo ingegneristico (61,2%), come ad esempio quelli addetti alla programmazione di macchine a controllo numerico e tecnici per la gestione, manutenzione e uso di robot industriali, gli operai specializzati nella lavorazione dei metalli (58%), tra cui fonditori, saldatori, fabbri; gli addetti a macchinari dell’industria tessile (50,3%), gli ingegneri (49,8%), gli operai di macchine automatiche (49,7%) e gli elettromeccanici (47%), quali ad esempio installatori, montatori, manutentori di macchinari per impianti industriali, di apparecchiature elettriche, elettroniche, informatiche.

Possiamo, insomma, concludere che passano gli anni, cambiano i governi e le politiche messe in campo per rilanciare il lavoro, l’occupazione e la crescita del nostro Paese ma alcune, per certi aspetti incomprensibili, storture permangono. Nelle prossime settimane, terminato il difficile percorso della Legge di bilancio, è auspicabile che, finalmente, anche il Governo giallo-verde avanzi in maniera organica, e meno elettoralistica, le proprie proposte al Paese in materia di rilancio dell’occupazione e di promozione del collegamento e cooperazione tra sistema formativo/educativo e mondo del lavoro.



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