CONTRATTI E LAVORO/ I numeri dell’Europa che possono spronare l’Italia

I dati della Commissione europea sull’occupazione nei paesi membri può essere d’aiuto per l’Italia, che può trarre utili indicazioni

19.12.2018 - Giancamillo Palmerini
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Alcuni recenti dati pubblicati dalla Commissione europea sull’occupazione e lo sviluppo sociale sembrano confermare sviluppi positivi sul mercato del lavoro continentale. L’occupazione totale ha, infatti, raggiunto un nuovo record di 239,3 milioni di persone nel terzo trimestre del 2018. Lo studio sottolinea, inoltre, come la maggior parte dei nuovi posti di lavoro sia stabile e a tempo pieno. Nel secondo trimestre del 2018, nello specifico, i posti di lavoro a tempo indeterminato sono aumentati di ben 2,7 milioni rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

Il tasso di occupazione ha continuato a muoversi verso il raggiungimento dell’ambizioso obiettivo di Europa 2020 ed è arrivato, addirittura, al 73,2% nel secondo trimestre del 2018. Nello stesso periodo, l’aumento del numero di dipendenti a tempo indeterminato rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente (+2,7 milioni) è stato, è forse opportuno evidenziarlo, tra i più significativi nel recente passato.

In questo quadro il numero di lavoratori “temporanei” è aumentato di 150 mila unità, mentre il numero di lavoratori autonomi, in costante calo dal 2015, è diminuito di 500 mila. Nel secondo trimestre del 2018, poi, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, l’occupazione a tempo pieno è aumentata di 2,3 milioni, mentre l’occupazione a tempo parziale è rimasta stabile. Ci sono così ora in Europa, almeno secondo i dati della Commissione, circa 181 milioni di persone occupate a tempo pieno e 43 milioni occupate part-time.

Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, nel secondo trimestre del 2018 l’occupazione tra i 20 e i 64 anni è aumentata in tutti gli Stati membri tranne uno. I maggiori aumenti annuali sono stati registrati a Cipro (3,7%), Lettonia (2,5%) e Portogallo (2,4%), mentre la crescita più bassa è stata osservata per la Romania (0,2%) e il Regno Unito (0,3%). Il tasso di occupazione è diminuito di 0,1% solamente in Lussemburgo.

Ciò nonostante esiste ancora un’importante variabilità tra i dati osservabili nei diversi Stati membri. Nel secondo trimestre del 2018, ad esempio, vi è una differenza di circa 23 punti tra il più alto tasso di occupazione, l’82,5% della Svezia, e il più basso, il 59,3% della Grecia. Rispetto, quindi, allo stesso trimestre di dodici mesi fa, nel secondo trimestre del 2018 il tasso di occupazione è aumentato, in Europa, per tutte le fasce d’età, in particolare in quella tra i 60 ed i 64 anni: +1,8%. L’occupazione, inoltre, è aumentata con riferimento a tutti i livelli d’istruzione, ma specialmente per i lavoratori meno qualificati

In questo contesto nella nostra Italia nel terzo trimestre del 2018, il numero di persone occupate diminuisce rispetto al trimestre precedente (-52 mila, -0,2%), a seguito del calo dei lavoratori “con il posto fisso” e degli autonomi non compensato da un ulteriore aumento dei lavoratori a termine e il tasso di occupazione rimane stabile al 58,7%. Anche analizzando l’andamento tendenziale, sebbene si registri una crescita di 147 mila occupati (+0,6% in un anno), emerge come questo incremento sia dovuto ai contratti a termine e agli autonomi (+316 mila e +53 mila, rispettivamente) a fronte del calo dei dipendenti a tempo indeterminato, sebbene “a tutele crescenti” (-222 mila).

Guardando, insomma, all’Europa si evince come un mercato del lavoro diverso è, forse, possibile anche nel nostro Paese, probabilmente anche al netto delle scelte, che, peraltro, non sempre hanno raggiunto gli ambiziosi obiettivi che si ponevano all’inizio, dei diversi esecutivi che si sono susseguiti negli anni.

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