GIOVANI E LAVORO/ I dubbi sulla Garanzia 2.0

Garanzia Giovani in Italia ha compiuto 4 anni e i dati sul suo utilizzo non riportano risultati che si possono definire soddisfacenti. GIANCAMILLO PALMERINI

04.05.2018 - Giancamillo Palmerini
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Serve ancora ricordare, a 5 anni dalla sua definizione a livello comunitario, cos’è la “Garanzia per i Giovani”? Visto che repetita iuvant, perché no? La Garanzia Giovani (Youth Guarantee) è il Piano europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile. Con questo obiettivo sono stati previsti dei finanziamenti per i Paesi Membri con tassi di disoccupazione superiori al 25%, che sono stati investiti in politiche attive di orientamento, istruzione e formazione e inserimento al lavoro, a sostegno dei giovani che non sono impegnati in un’attività lavorativa, né inseriti in un percorso scolastico o formativo (gli ormai arcinoti Neet, i giovani Not in Education, Employment or Training).

Nei giorni scorsi, più precisamente il primo maggio, Garanzia Giovani ha festeggiato, in Italia, i suoi primi quattro anni di vita. Il “lieto” evento è certamente l’occasione per fare il punto su come questa giovane politica attiva è cresciuta e se non necessita (molto probabilmente) qualche dritta per continuare il suo percorso. Al 31 dicembre del 2017, a questa data si ferma il recente rapporto di Anpal sullo stato dell’arte, oltre 1 milione e 295 mila Neet tra i 15-29 anni che non lavorano, non studiano e non si formano, si sono registrati al programma. Solo però il 53,5% dei giovani presi in carico dai servizi è stato avviato a una misura di politica attiva.

Sono stati, quindi, 624.854 gli interventi di politica attiva complessivamente erogati dal nostro sistema di servizi per il lavoro ai ragazzi che si sono resi disponibili a farsi attivare. Di questi, tuttavia, solo il 47,9% di coloro che hanno portato a conclusione un percorso risulta ancora occupato, mentre il 69,2% degli iscritti ha comunque avuto un’esperienza lavorativa a conclusione dello stesso.

I risultati, insomma, non possono essere certamente soddisfacenti, molto è ancora da fare per sconfiggere la piaga della disoccupazione e, soprattutto, dell’inattività giovanile. Si prevedono così alcuni correttivi con particolare riferimento ai tirocini allo scopo di incentivare le assunzioni alla fine del percorso in azienda.

Nella versione 2.0 nel caso in cui, entro i 30 giorni successivi alla sua conclusione, lo “stage” si trasformi in un contratto di lavoro con durata superiore a 6 mesi, il soggetto promotore potrà beneficiare di una “remunerazione a risultato” di un importo fino a 3.000 euro.

Basterà questo per far cambiare il giudizio, anche di molti ragazzi, sull’efficacia e utilità della Garanzia per i giovani? I segnali che registriamo certo non aiutano. Nello scorso mese, infatti, pur senza iniziative a sostegno dell’occupazione giovanile come, appunto, la Garanzia e, addirittura, senza un governo pienamente operativo il tasso di occupazione tra i 25 e i 34 anni è cresciuto di quasi un punto con la disoccupazione che è diminuita della stessa misura.

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