Rider, Di Maio studia decreto tutele/ Tfr, rimborso bici e stop cottimo: ipotesi Governo dopo sentenza Torino

- Niccolò Magnani

Rider, Di Maio studia il decreto tutele: dopo la sentenza di Torino, le prime ipotesi del Governo “stop cottimo, tfr, rimborso bici e salario minimo”

Un gruppo di rider
Lapresse

Lo dicevamo già venerdì scorso: la sentenza di Torino che ha sancito una “mezza vittoria” ai 5 ex rider di Foodora poteva essere di fatto una “decisione pilota” per il futuro dei regolamenti e contratti nel settore sempre più in aumento del food delivery. E così pare dalle prime anticipazioni legate al decreto sulle tutele dei rider in studio dal Ministro Di Maio dopo la clamorosa sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Torino che riconosciuto ai fattorini pari diritti come i dipendenti delle multinazionali del settore come Glovo, Just Eat e per l’appunto Foodora (dallo scorso autunno passata sotto Glovo nella sua sezione italiana). Secondo quanto riporta Repubblica, il documento inviato dal Ministero del Lavoro alle varie parti coinvolte prevede maggiori diritti per i lavoratori delle consegne a domicilio tra cui «divieto di pagamento a cottimo, massimo tre consegne l’ora, paga oraria minima, massimo 35 ore a settimana, un forfait come indennità di fine rapporto, rimborso spese per la manutenzione dei mezzi utilizzati – in genere bici o scooter». Nel documento messo a punto dal Ministero, in attesa di una versione definitiva che potrebbe giungere nelle prossime settimane, si elencano tutti i punti principali per delle valutazioni elaborate a “tutele minime” per tutti i rider: si citano, tra le altri, coperture Inps e Inail, divieto di utilizzare meccanismi di ranking reputazionale e diritto alla disconnessione.

DOPO SENTENZA DI TORINO, STRETTA SUI DIRITTI PER I RIDER

In sostanza, l’insieme di norme messe a punto e studiate dal consigliere economico di Di Maio – Pasquale Tridico – si fondano esattamente su quanto emerso dalla sentenza di Torino cha ha riconosciuto il pagamento a cinque ex fattorini – licenziati da Foodora dopo un sit-in in piazza proprio per richiedere diritti come dipendenti – anche se non ha riconsegnato loro il reintegro in società: «vi è l’intenzione di riconoscere i rider come collaboratori e di equiparare le tutele a quelle del lavoro subordinato», si legge nel documento anticipato dall’Ansa. Non si parla di quadro normativo bensì di punti che potrebbero essere contenuti in un accordo collettivo futuro: il Ministero ci lavoro ma di certo, dopo la sentenza su Foodora, il tempo si è fatto più stringente e molti altri rider potrebbero richiedere le medesime stime eseguite dai giudici di Torino. Tra le ipotesi di lavoro del Ministro Di Maio, pare vi sia anche un impegno delle piattaforme di food delivery a garantire una soglia minima di attività lavorativa con il suggerimento di 10 ore settimanali e un massimo di 35 ore settimanali. A molti sembra un “Jobs Act” sul fronte Rider, anche se il M5s lo esclude nella maniera più categoria: saranno i prossimi mesi a dire chi aveva “ragione” e chi no..



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