Riforma pensioni e Quota 100/ Giusy Versace contro il Governo

- Lorenzo Torrisi

Giusy Versace critica il Governo per non aver inserito, dopo le promesse, un vero intervento a favore dei disabili nella riforma delle pensioni con Quota 100

luigi_dimaio_8_lapresse_2018
Luigi Di Maio (Lapresse)

GIUSY VERSACE CONTRO IL GOVERNO

Giusy Versace critica il Governo per non aver inserito, dopo le promesse, un vero intervento a favore dei disabili nella riforma delle pensioni. La parlamentare di Forza Italia, dalle pagine di Visto Tv, spiega che “il Governo sta imbrogliando le famiglie italiane con un disabile in casa. Avevano promesso di aumentare le pensioni di invalidità. Ora invece hanno inserito paletti nel testo delle legge sul reddito di cittadinanza che svantaggiano proprio chi è portatore di disabilità tra i più poveri. Hanno giocato con le parole e con i numeri confondendo la gente, ma, tranne qualche marginale eccezione, sono stati applicati criteri di selezione che non considerano che chi vive con una disabilità ha qualche svantaggio in più e che spesso proprio la disabilità è causa di impoverimento”. In particolare la Versace se la prende con la norma che somma la pensione di invalidità ai redditi familiari da considerare ai fini dell’accesso al reddito di cittadinanza. E spiega anche di aver presentato emendamenti per aumentare gli assegni di invalidità, che spesso sono di 280 euro al mese, ma senza alcun esito.

CODS CONTRO LO SPOT SU OPZIONE DONNA

La riforma delle pensioni, oltre a introdurre Quota 100, ha prorogato Opzione donna. Una misura che viene anche pubblicizzata nello spot istituzionale che da diversi giorni viene mandato in onda sulle reti Rai. Orietta Armilato, sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna, ritiene che lo spot in questione sia “ingannevole e, se lo sia volutamente o incidentalmente, lo lascio naturalmente decidere al singolo spettatore, ma quel che è certo però è che tutte le donne che lo vedono/ascoltano credono di avere l’opportunità di accedere a questa misura fatti salvi i due requisiti citati, ed invece così non è. Ditemi: da cosa si evince che si tratta di una norma temporanea e che quindi se ne consente l’utilizzo solo ad una ristretta platea? Dove è scritto o citato che la misura è accessibile solo a chi i due requisiti necessari (età e contributi) li ha maturati entro il 31 dicembre 2018 come sancito dal l’art. 16 del DL 4/2019 già in GU ed ora al Senato per la conversione?”. Armiliato sottolinea poi che lo spot rappresenta una presa in giro soprattutto per le donne”.

DEPOSITATA INTERROGAZIONE PER DI MAIO

I lavori della commissione Lavoro del Senato sul decreto relativo alla riforma delle pensioni con Quota 100 procedono a rilento a causa anche, come spiega Askanews, dei ritardi della commissione Bilancio nel fornire i propri pareri su alcuni emendamenti, essenziali per il prosieguo del dibattito. Probabile che la commissione Lavoro riesca a riunirsi solo stasera. Intanto arriva un’interrogazione riguardante gli italiani che hanno vissuto all’estero e Quota 100. Secondo quanto riporta l’Agenzia internazionale stampa estero, Fucsia Nissoli, deputata eletta in Centro e Nord America ha dichiarato: “Quota 100 anche per chi ha versato parte dei contributi previdenziali all’estero? Questa è la domanda che si pongono molti italiani che, dopo aver lavorato per un periodo della loro vita all’estero, sono tornati a vivere in Italia. Per dare una risposta certa a questa domanda, in un contesto sociale caratterizzato sempre più da una crescente mobilità internazionale, oltre che dalla classica emigrazione, oggi, ho depositato una interrogazione al Ministro del Lavoro, Di Maio”.

18% DONNE ANZIANE SENZA PENSIONE

Con un approfondimento su Infodata, sezione del sito del Sole 24 Ore dedicata alle notizie “raccontate dai numeri”, Cristina Da Rold ha analizzato i dati sulle pensioni divisi per genere dei percettori. Oltre a emergere le ben note differenze sugli importi degli assegni erogati a uomini e donne, “si aggiunge il fatto che il 18% delle donne anziane non riceve alcuna forma di pensione, contro il 3% degli uomini. In altri termini, in assenza di trattamenti pensionistici indiretti (prestazioni erogate in favore dei familiari di un lavoratore non pensionato che aveva maturato un certo numero di contributi) circa una donna su quattro di 65-79 anni rimarrebbe priva di copertura pensionistica previdenziale e, in presenza dei requisiti reddituali previsti dalla normativa vigente, subentrerebbe una copertura pensionistica assistenziale (pensioni sociali)”. Un dato certamente allarmante e che deve far riflettere, soprattutto ora che è stata approvata una riforma delle pensioni che con Quota 100 non viene incontro principalmente alla situazione delle donne, che faticano ad arrivare ai 38 anni di contribuzione richiesta.

M5S RILANCIA QUOTA 41

Il Movimento 5 Stelle conferma l’intenzione di arrivare a una riforma delle pensioni con Quota 41. “Già 50mila domande per andare in pensione con Quota 100, uno dei punti più importanti del nostro programma che ci permetterà di liberare posti di lavoro e dare il via a nuove assunzioni. Quota 100 e Opzione Donna sono un buon primo passo per superare la legge Fornero. Il prossimo sarà Quota 41. Passo dopo passo. #SeLoDiciamoLoFacciamo”, si legge su un post pubblicato sulla pagina Facebook di M5s. Intanto Annamaria Parente, vicepresidente della commissione Lavoro del Senato evidenzia che “la maggioranza M5S-Lega ha evitato il colpo di mano. La dura reazione del Pd e delle altre opposizioni ha impedito un nuovo gravissimo strappo istituzionale. Volevano farci votare il decretone, saltando i primi articoli che sono quelli politicamente più significativi. Sono stati costretti ad aspettare i pareri della commissione Bilancio, che arriveranno nei prossimi giorni”. Intanto i sindacati ritengono che la proposta di intervento sulle pensioni dei sindacalisti presenti problemi di legittimità costituzionale e cerchi di comprimere la libertà di esercizio dell’azione sindacale”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI PETTENI E BANI

Come noto, sono tante le domande per accedere a Quota 100 che sono state presentate all’Inps, grazie anche all’attività dei patronati come l’Inas-Cisl. I sindacati avrebbero voluto una riforma delle pensioni diversa e più condivisa, ma “noi come patronato assistiamo in tutto e per tutto, un servizio di accoglienza, ascolto, accompagnamento e informazione svolto a tutto tondo. D’altra parte il tema previdenziale è delicatissimo, un’importante scelta della vita che deve essere tradotta nella pratica. Le norme aprono ventagli di possibilità, noi ci impegniamo ogni giorno per cogliere le migliori a seconda della specifica, personale situazione lavorativa”, spiega il Presidente nazionale dell’Inas Gigi Petteni, che è stato nella sede di Lucca. Lagazzetta.it riporta alcune sue dichiarazioni, nelle quali ricorda per esempio che “fummo noi di Cisl che in qualche modo varammo il termine quota cento, anni fa, nella ricerca di un equilibrio tra età anagrafica e anni di lavoro”.

Il Segretario generale della Cisl Toscana Nord, Massimo Bani, evidenzia invece che la riforma delle pensioni “avrebbe dato i suoi massimi frutti se il Governo avesse interpellato e ascoltato i sindacati in modo da metterla a sistema con le ‘porte’ di uscita che erano state frutto di nostre contrattazioni precedenti, che sono ancora in essere e che talvolta possono risultare tempisticamente anche più convenienti del Quota 100. Mi riferisco all’Opzione Donna, che può anticipare l’uscita fino a 9 anni rispetto alla pensione di anzianità, isopensione, lavori usuranti, Ape volontario, Ape sociale e lavoratori precoci”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA