RIFORMA PENSIONI/ Le parole di Durigon e Salvini su Quota 100 (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

La riforma delle pensioni con Quota 100 continua a riscuotere un certo successo tra gli italiani. Le parole di Claudio Durigon e Matteo Salvini

Quota 100
Quota 100, la riforma delle pensioni

LE PAROLE DI DURIGON E SALVINI

La riforma delle pensioni con Quota 100 continua a riscuotere un certo successo tra gli italiani, visto che sono state presentate oltre 60.000 domande all’Inps. Claudio Durigon, intervenendo alla trasmissione Un giorno da pecora, in onda su Radio Rai 1, ha ribadito che “le persone che ne hanno fatto richiesta potranno andare in pensione colle finestre che abbiamo previsto”. Intanto il leader del suo partito, Matteo Salvini, intervistato da Grazia, ha detto: “L’Europa che voglio per i miei figli deve occuparsi della difesa dei confini esterni, di anti-terrorismo, soprattutto deve lasciare ai singoli Paesi spazio su temi come scuola, famiglia, pensioni. Nei trattati questa era l’Europa. La stessa che Papa Giovanni Paolo II voleva rispettosa delle identità diverse”. Ma che le mosse che il Governo fa sulle pensioni vengano guardate con estrema attenzione all’estero l’ha ribadito venerdì Fitch, secondo cui le ultime misure approvate in materia, insieme al Decreto dignità, avranno “un impatto moderatamente negativo sulla crescita di medio-termine dell’Italia”.

DI MAIO, “NON SERVE LA MANOVRA BIS”

Una manovra correttiva non serve, ma per la prima volta il Governo tiene “distanza” dalle due misure bandiera con il pieno superamento della crisi economica: il vicepremier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio intervenendo all’evento ‘Etichetta day’ di Coldiretti ha spiegato come «non voglio raccontare il reddito di cittadinanza e quota 100 come la panacea di tutti i mali per uscire dalla crisi. Per uscire dalla crisi ci sono 5 miliardi di investimenti che abbiamo messo nella legge di bilancio e ci consentiranno di aprire nuovi cantieri, di dare nuovo lavoro alle persone, c’è il miliardo di euro per le start up italiane e c’e la semplificazione. Il modo per far uscire l’Italia dalla crisi è attuare prima possibile i decreti approvati in Cdm». Sempre il leader grillino aveva spiegato poco prima come la fiducia nell’economia deve andare di pari passo con maggiori investimenti, anche ben oltre il “Decretone”: «il reddito di cittadinanza e quota 100 siano state introdotte per affrontare gli effetti della crisi di tutti questi anni. La domanda interna che cala in Italia – ha affermato – è legata proprio a questo, che le fasce della popolazione a volte non riescono più a comprare da mangiare e questo colpisce anche le filiere». (agg. di Niccolò Magnani)

TIMORI UE SU QUOTA 100

Stando ad un documento in mano a Repubblica e proveniente dalla Commissione Ue, la Quota 100 del Governo gialloverde non solo non avrebbe grandi possibilità di rilanciare l’economia nazionale ma ne frenerebbe addirittura la crescita: in base alle conclusioni tratte dalla Commissione sul Rapporto Italia vi sarebbe addirittura la possibilità di uno “choc” per l’uscita anticipata di un milione di lavoratori tra il 2019 e il 2021 (come ipotizzato dal Governo). In pratica il Pil andrebbe giù dello 0,2% causando una occupazione in ribasso dello 0,3% cifre tutt’altro che positive in uno scenario già di per sé complesso dal punto di vista economico-finanziario del Sistema Paese. Il documento è ancora riservato e lo scoop è in mano a Repubblica ma di certo nelle prossime ore qualcosa di più chiaro verrà rilanciato da Bruxelles con nel mirino sempre la tenuta dell’economia italiana dopo le riforme pensioni e Reddito di Cittadinanza. «La possibilità per un milione di lavoratori di andare anticipatamente in pensione tra il 2019 e il 2021 provocherà una riduzione del Pil dello 0,2% e un taglio dell’occupazione dello 0,3 nei due anni successivi alla riforma», riporta ancora Rep rispetto al documento in arrivo dalla Commissione Ue. (agg. di Niccolò Magnani)

ALLARME SCUOLA: CON QUOTA 100 60MILA IN USCITA?

Sarebbero circa 60mila le possibili uscite verso le pensioni nel solo mondo scuola a partire dal prossimo settembre: secondo i calcoli della Cisl Scuola, assieme anche ad altri sindacati che in questi giorni lavorano sulle conseguenze della riforma di Quota 100: a settembre infatti potrebbero esserci tra le 50 e le 60 mila cattedre vacanti, conseguenza di Quota 100 ma anche del normale turnover. Non solo, il pericolo di troppi posti vacanti resta anche per le annose difficoltà di assegnazione dei posti che si presentano ogni anno per le graduatorie che si svuotano: nel solo 2018 sono rimasti vacanti 32mila posti. «A settembre avremo molte cattedre che si libereranno, ma sarà impossibile fare assunzioni per mancanza di candidati vincitori di concorso o inseriti nella graduatorie con l’abilitazione», spiega Maddalena Gissi, segretaria nazionale Cisl Scuola che riporta i numeri allarmanti frutto degli ultimi report. Con le nuove regole del Decretone, nel mondo della scuola sono arrivate per ora 12mila domande di pensionamento da parte di insegnanti e personale Ata: a questi si aggiungeranno i circa 20mila che usciranno al primo settembre per effetto della legge Fornero, più altri che potrebbero far richiesta di pensione per motivi economici. (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, IL PUNTO DI GAZZOLI

I dati sulle domande inviate per accedere a Quota 100 sono stati analizzati dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. Giovanni Gazzoli, su ilpuntopensionielavoro.it, in particolare rileva che, a differenza di quanto ci si poteva aspettare, il maggior numero di richieste sono state inviate dal Sud. Probabile che giungano da lavoratori stagionali o autonomi. “Tutte categorie professionali per le quali – dati i modesti importi delle pensioni a calcolo (per via dei modesti contributi versati) – si corre dunque anche il rischio di dover ‘integrare al minimo’ le pensioni, con un ulteriore aggravio per la finanza pubblica”, scrive Gazzoli. Che resta anche sorpreso dal numero di domande arrivate da dipendenti pubblici, anche se “in questo caso sarà più facile attuare una sostituzione elevata tra pensionati e giovani, come auspicato dal Governo, cui – in ultimo – spetta l’effettiva assunzione dei dipendenti pubblici”.

Complessivamente, solo il 26% delle domande proviene da donne, fatto spiegabile con il fatto che “fanno più fatica a maturare i requisiti di anzianità rispetto agli uomini, a causa – per vari ordini di ragioni – di una carriera lavorativa spesso più discontinua. E in effetti, il dato di Quota 100 sembra confermare ancora una volta di più questo assunto”. Secondo Gazzoli, poi, il fatto che due terzi dei richiedenti abbia più di 63 anni “mette nuovamente in allarme circa l’opportunità dell’introduzione del divieto di cumulo”, che “spinge gli anziani che non intendono ritirarsi a vita privata a due opzioni: la frustrazione dell’impeto lavorativo o, più semplicemente, la propensione ad accettare lavoro irregolare”.

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