IL CASO/ Ecco come l’intelligenza artificiale cambia la selezione del personale

- Luigi Degan

L’intelligenza artificiale impatta sul lavoro e sta cominciando a cambiare anche le attività di ricerca e selezione del personale

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Il futuro del lavoro sarà caratterizzato da un’importante presenza di intelligenza artificiale (IA) e il settore delle HR dovrebbe equipaggiarsi per farvi fronte, anche nell’ambito delle attività tipiche di questa quale il recruitment, ossia la ricerca e selezione di personale. Fino a oggi l’introduzione di novità tecnologiche nel settore del recruitment è stata scarsa, tanto che i selezionatori non hanno ancora adeguato i loro processi di selezione. Tuttavia molti sono gli strumenti offerti, si va dalle analisi predittive, alle interviste video, dall’uso della rete dei social media, ai chatbots automatizzati, tutti mezzi che possono aiutare le aziende ad accelerare il processo di valutazione e assumere meglio.

Innanzitutto ci sono strumenti che aiutano nella ricerca, come i sistemi di tracciamento dei canditati (ATS) che fanno ricerche semantiche, ossia cercano determinate parole chiave all’interno dei cv per individuare i candidati da selezionare per una particolare posizione lavorativa. Questo determinerebbe un’enorme riduzione dei tempi. Ma ci sono soluzioni che possono venire incontro alle caratteristiche tipiche del processo di selezione che fino a oggi hanno visto l’intervento umano come essenziale: il tempo dedicato al contatto telefonico è una delle attività maggiormente “time consuming”. L’IA può notevolmente semplificare questa fase, ad esempio personalizzando e progettando un’intervista tipica con messaggi pre-registrati, voce autentica del consulente e domande di screening opportune. Questo permette di individuare i migliori candidati in modo rapido e semplice, prima dell’intervista col selezionatore. Uno di questi strumenti è HarQen, ma ve ne sono altri come Easyrecrue, Breezy HR, Sparkhire e molti altri.

Si possono anche utilizzare i chatbot per filtrare i candidati che siano inadatti, o che probabilmente non siano interessati o non disponibili prima di parlare con un essere umano. Filtri che funzionano anche in relazione a quel che oggi le aziende cercano: lavoratori adatti al contesto aziendale, ai valori dell’impresa, non semplicemente adatti al ruolo richiesto.

Con l’utilizzo di questo tipo di strumenti cambierà l’intero ambiente HR, in quanto i cercatori di talenti dedicheranno meno tempo alle attività tipiche del reclutamento e dedicheranno più tempo ad affiancare i selezionati per un inserimento in azienda più efficace, all’inizio, e per supportare gli obiettivi di gestione del talento in azienda, nel corso del rapporto con l’impresa.

Tuttavia secondo gli esiti di una recente ricerca sull’impatto dell’IA nelle HR, e a cui hanno partecipato anche IBM e PWC, le imprese bramano IA, ma non hanno un team HR adatto ad accogliere questo cambiamento. E il cambiamento delle imprese non può che partire dalle HR che diventano ancora più centrali nel business e, di conseguenza, il direttore HR un partner fondamentale per il perseguimento delle strategie aziendali.

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