RIFORMA PENSIONI E QUOTA 100/ Rinviato taglio assegni d’oro

- Lorenzo Torrisi

La riforma delle pensioni, oltre a Quota 100, prevede un taglio degli assegni più elevati, sopra i 100.000 euro lordi l’anno. Questo taglio scatterà però solo da maggio

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RINVIATO TAGLIO PENSIONI D’ORO

La riforma delle pensioni, oltre a Quota 100, prevede un taglio degli assegni più elevati, sopra i 100.000 euro lordi l’anno. Questo taglio scatterà però solo da maggio. Lo spiega Il Sole 24 Ore, evidenziando che “il direttore generale dell’Inps, Gabriella Di Michele, in audizione alla Camera ha spiegato che l’Istituto è pronto a garantire con le pensioni di aprile la nuova perequazione all’inflazione, misura che a regime farà risparmiare circa 2,2 miliardi tagliando nella gran parte dei casi gli assegni per non più di 70 centesimi. Solo il mese successivo potrebbe quindi scattare il prelievo sulla parte retributiva degli assegni cosiddetti d’oro”. L’entrata in vigore della misura è stata rimandata “anche per il gran lavoro che Inps ha dovuto affrontare per l’implementazione del decretone con il reddito di cittadinanza e quota 100”. Il quotidiano di Confindustria si chiede però se il Governo non farà slittare il taglio delle pensioni più elevate a dopo le elezioni europee. Non resta che aspettare e vedere cosa accadrà.

LE PAROLE DI BERTINOTTI

Intervistato da Radio Cusano Campus, Fausto Bertinottti ha parlato del decreto riguardante la riforma delle pensioni con Quota 100 e il reddito di cittadinanza, evidenziando che “sulle pensioni non si è mai fatto un ragionamento sulle differenze dei vari mestieri, ragioniamo ancora con la data di nascita. Bisognerebbe fare delle quote che riguardano le diverse attività lavorative, un professore universitario ha un’aspettativa di vita diversa rispetto ad un operaio edile. Come si fa a pensare che il lavoratore Amazon non andrà mai in pensione. Pensate alla coppia reddito di cittadinanza-modifica agli orari di lavoro quanti problemi potrebbe risolvere”. Intanto da ieri è possibile presentare domanda per ricevere non solo il reddito, ma anche la pensione di cittadinanza. Secondo quanto riporta L’Amico del Popolo, lo Spi-Cgil ha già intenzione di contattare i propri associati che potrebbero essere beneficiari della misura. La segretaria provinciale Maria Rita Gentilini ha comunque invitato i pensionati interessati a rivolgersi agli sportelli del sindacato per controllare se si ha diritto alla pensione di cittadinanza o a qualche altra integrazione all’assegno.

IL RISCHIO PER I LAVORATORI DELLA SCUOLA

C’è un po’ di agitazione nel mondo della scuola, dopo che è emerso il rischio che l’Inps ci metta troppo tempo a elaborare le richieste di accesso a Quota 100 facendo così saltare l’unica finestra di uscita dal lavoro prevista dalla riforma delle pensioni per chi lavora nella scuola.“I dubbi che stanno emergendo sulla possibilità per gli uffici scolastici di esaminare per bene in una sola settimana le 17.000 domande di quota 100, sono leciti e la dicono lunga sulla disorganizzazione della procedura, che andrà a pregiudicare il servizio formativo prodotto dalle scuole”, evidenzia Marcello Pacifico, Presidente nazionale dell’Anief, secondo cui “l’incertezza sul futuro di molti di questi lavoratori che hanno chiesto di andare in pensione andrà a determinare l’impossibilità per l’amministrazione di permettere assunzioni sui quei posti solo potenzialmente liberi”. Oltretutto, “se poi le domande dovessero essere respinte, come accaduto lo scorso anno, per questi docenti, Ata e presidi, la pensione slitterebbe al 2020: così, per loro la beffa sarebbe completa”.

IL CORRETTO CONTEGGIO DEI CONTRIBUTI

Nonostante gli interventi di riforma delle pensioni che vengono varati, capita ancora che ci siano persone che non ricevono una pensione di importo corretto. Ildesk.it riporta il caso di un agricoltore di Vallo della Lucania che, grazie all’intervento del patronato Epaca-Coldiretti, ha visto aumentare da 600 a 950 euro al mese la sua pensione. Questo perché, ha spiegato il Responsabile Provinciale Epaca di Salerno Antonino Vescio, “in prima liquidazione non erano stati considerati correttamente tutti i contributi versati”. Dalle stime della direzione provinciale di Epaca si presume che ci siano altri pensionati in questa situazione. “Stiamo già portando avanti controlli minuziosi a favore di tutti i nostri associati, ma i nostri operatori sono a disposizione di chiunque volesse effettuare una verifica della propria posizione. Oggi siamo alle prese anche con le pensioni Quota 100 per coloro che hanno 62 anni di età e 38 anni di contributi, con l’Opzione Donna che consente alle lavoratrici di andare in pensione a 58 anni di età (se autonome a 59 anni) e con 35 anni di contributi e con l’Ape sociale”, ha detto  il direttore provinciale di Coldiretti Salerno, Enzo Tropiano.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI GNECCHI

La Legge Fornero ha penalizzato molto le donne, per le quali sostanzialmente il canale di pensionamento principale resta la pensione di vecchiaia, il cui requisito però continua ad alzarsi e da quest’anno è arrivato a 67 anni. Maria Luisa Gnecchi, in un articolo pubblicato sul nuovo numero di Lavoro & Welfare dedicato a Quota 100 e al reddito di cittadinanza, mette in evidenzia come la riforma delle pensioni varata dal Governo ha bloccato “l’aspettativa di vita per le pensioni anticipate, canale di uscita dal lavoro maschile e non sulla pensione di vecchiaia”. Dal suo punto di vista, per aiutare le donne bisogna “agire sull’età per la pensione di vecchiaia: almeno sull’Ape sociale si sono pensati 2 anni di riduzione dei contributi necessari per tener conto dei figli, ma i lavori di cura vanno valorizzati in modo significativo”.

Dunque, “l’obiettivo da raggiungere sarebbe la pari responsabilità professionale e familiare tra uomini e donne, come già prevista teoricamente dalla legge 125 del 1991, ma ancora lontana dalla realizzazione, fino a quando questo obiettivo non sarà raggiunto bisogna compensare le donne di tutto il lavoro gratuito che svolgono per la società e la famiglia”. Per l’ex deputata occorre quindi che siano “studiate misure a favore delle donne che vadano ad incidere sull’età per la pensione di vecchiaia che è il canale di uscita delle donne e che permettano di aumentare la misura della pensione con il riconoscimento di contribuzione figurativa per i lavori di cura”. Un’istanza chiara e che viene condivisa da tempo dal Comitato Opzione donna social.

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