Riforma pensioni/ Ultime notizie. Il messaggio dei sindacati al Governo

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni e Quota 100. I sindacati in una nota spiegano le ragioni che li portano a scendere in piazza il 1° giugno contro gli interventi del Governo

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Image by Steve Buissinne from Pixabay

LA NOTA DEI SINDACATI

Dopo la manifestazione dei sindacati, con cui hanno espresso contrarietà ai provvedimenti del Governo tra cui la riforma pensioni con Quota 100, Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil sono pronte a tornare in piazza il prossimo 1° giugno. “Nonostante i molteplici appelli rivolti alle forze politiche che governano il Paese con l’obiettivo di trovare insieme delle misure che potessero andare incontro alle esigenze dei pensionati, l’unica decisione adottata dal governo è stata quella del taglio della rivalutazione, alla quale si aggiungerà un corposo conguaglio che i pensionati dovranno restituire nei prossimi mesi”, segnalano in una nota i tre sindacati, spiegando che “il governo non ci ha voluti ascoltare, rimanendo indifferente di fronte a temi di straordinaria rilevanza per la vita delle persone anziane e delle loro famiglie. Di fronte a tale silenzio è necessario avviare una grande mobilitazione unitaria per impedire che si continui con politiche sbagliate che danneggiano ulteriormente la condizione di vita già difficile dei nostri pensionati”.

ATTESA PER LE MOSSE DELL’UE

Domani la Commissione europea diffonderà le previsioni economiche di primavera e saranno con tutta probabilità spese delle parole anche sull’Italia, in particolare sul livello del suo debito, visto che il nostro Paese resta sotto osservazione dopo il rischio di una procedura d’infrazione occorso alla fine dell’anno scorso. Non è da escludere che Bruxelles parli anche della riforma pensioni con Quota 100. Il Messaggero ricorda infatti che due mesi fa la Commissione aveva segnalato che i progressi compiuti sull’indebitamento negli ultimi anni “erano oscurati dal peggioramento delle prospettive in gran parte a causa del deterioramento del bilancio e del sostanziale stop dell’agenda di riforme e della marcia indietro su alcune di queste (leggi pensioni con Quota 100)”. Al di là di quelli che potranno essere le analisi, è difficile immaginare che Bruxelles, a meno di un mese dalle elezioni europee, voglia ritornare a parlare della possibile apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, lasciando magari che sia la prossima Commissione a fare valutazioni in merito.

RIFORMA PENSIONI, IL POSSIBILE CONFRONTO GOVERNO-SINDACATI

Oggi pomeriggio il Governo incontrerà i sindacati. Sul tavolo il salario minimo, tema che sembra essere molto caro a Luigi Di Maio, ma non è da escludere che si faccia qualche cenno alla riforma pensioni. Dopo le critiche mosse a Quota 100, infatti, Cgil, Cisl e Uil si preparano a una manifestazione unitaria per il 1° giugno contro i provvedimenti riguardanti il taglio delle pensioni più alte e il blocco parziale delle indicizzazioni. Giovedì si terranno delle assemblee, in tre diverse località di Italia (Padova, Roma e Napoli) che saranno propedeutiche all’appuntamento di piazza San Giovanni. Dunque nell’incontro odierno i sindacati potrebbero anche risegnalare all’esecutivo le criticità dei provvedimenti che li hanno portati alla scelta di scendere in piazza tra meno di un mese e comunque dopo le elezioni europee. Periodo in cui tra l’altro i pensionati dovrebbero vedere una diminuzione più marcata del loro assegno a causa del recupero delle trattenute relative ai primi tre mesi dell’anno, visto che il blocco delle indicizzazioni è partito ad aprile.

RIFORMA PENSIONI, QUOTA 41 SI ALLONTANA

Nei piani del Governo, almeno secondo quanto dichiarato nei mesi scorsi da alcuni suoi esponenti, la riforma pensioni dovrebbe prevedere il varo di Quota 41 alla fine del triennio di sperimentazione di Quota 100, quindi alla fine del 2021. Secondo quanto riporta tpi.it, tuttavia, “Quota 41 è una speranza sempre più lontana”. Ciò per una questione principalmente di risorse. “Secondo i calcoli de Il Sole 24 Ore, d’altronde, Quota 41 costerebbe 12 miliardi in più di quanto si spende oggi per le pensioni e tale spesa non è sostenibile per i conti pubblici”, viene scritto. Certo, “una volta terminato il periodo di sperimentazione di Quota 100, quindi nel 2021, forse sarà possibile riparlarne, anche se i numeri contenuti nel Def – come riportato da Il Corriere della Sera – parlano chiaro: le coperture per Quota 100 e il reddito di cittadinanza porteranno ‘maggiori spese complessive per circa 133 miliardi’”. Si comprende bene allora il perché di un certo pessimismo sulla possibilità che Quota 41 veda effettivamente la luce.

RIFORMA PENSIONI, LA CRITICA DAL MONDO DELLE IMPRESE

In un’intervista al Corriere della Sera, Sergio Dompé, Presidente dell’omonima azienda farmaceutica, affronta anche un tema che è emerso già nei mesi scorsi a proposito della riforma pensioni varata dal Governo: il livello raggiunto dalla spesa pensionistica nel nostro Paese. Dal suo punto di vista, in Italia ci sarebbe bisogno “di non essere percepiti come un freno. Di non dover attendere procedimenti autorizzatori lunghissimi. Il disegno complessivo del governo è assolutamente insoddisfacente. Abbiamo un debito pubblico corposo, molte delle scelte sono state già fatte negli anni precedenti, non ha senso tornare indietro. Se si guarda a quanto spendiamo per le pensioni, per il nostro sistema di ammortizzatori, non comprendiamo che dovremmo anche trovare un modo per renderlo compatibile con altro. Non possiamo scaricare il debito sulle generazioni future. Ci si accontenta di dare qualcosa un po’ a tutti, a pioggia, perché nessuno sia insoddisfatto in modo da mantenere il consenso, ma il Paese resta privo di una strategia adeguata e alla lunga si paga”.

RIFORMA PENSIONI, LA MISURA NELLA MANOVRA

Si è parlato e si parla molto della riforma pensioni con Quota 100. Meno ci si ricorda che la Legge di bilancio prevede che, come ricorda il patronato Epaca-Coldiretti di Campobasso, “i titolari di pensioni erogate da enti esteri che fisseranno la loro residenza in un comune del Mezzogiorno con meno di 20mila abitanti avranno la possibilità di godere di un regime fiscale opzionale che consente di tassare con imposta sostitutiva del solo 7%, per ciascun periodo di imposta di validità della scelta, i redditi di qualunque categoria percepiti da fonte estera o prodotti all’estero”. Ecoaltomolise.net riporta le dichiarazioni di Giuseppe Colantuoni, Responsabile del Patronato Epaca, che ricorda come questa misura sia utilizzabile da “tutte le persone fisiche, a prescindere dalla cittadinanza italiana o meno”.

I BENEFICI FISCALI PREVISTI DAL GOVERNO

Tuttavia Colantuoni specifica che le persone fisiche possono accedere a questo beneficio fiscale “a condizione che: non siano state fiscalmente residenti in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti a quello in cui l’opzione diviene efficace; trasferiscono la residenza da Paesi con i quali sono in vigore accordi di cooperazione amministrativa; siano titolari di redditi da pensione erogata da soggetti esteri”. Inoltre, “l’opzione può essere esercitata nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui viene trasferita la residenza in Italia ed è efficace da tale periodo, rimanendo valida per i primi cinque periodi di imposta successivi”. I molisani che si sono trasferiti all’estero possono quindi tornare per avere questo beneficio fiscale se fisseranno la loro residenza nei comuni con meno di 20.000 abitanti.

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